Papaveri a Londra contro la guerra

888.246 papaveri di ceramica. 4 milioni di visitatori. 11 milioni e 200mila sterline raccolti dalle vendite. Due artisti di fama internazionale. Questi i numeri dell’installazione artistica “Blood Swept Lands and Seas Of Red”, posta ai piedi della Tower of London, che ricorda i caduti dell’Impero Britannico della prima guerra mondiale. Ammettiamo, non vi stiamo raccontando niente di nuovo rispetto a quello che già è stato riportato dai maggiori media britannici. Quello che vi raccontiamo oggi è un punto di vista leggermente spostato, la voglia di comprendere a fondo il presente attraverso la lettura di una necessità si, di ricordare il passato, ma che tuttavia potrebbe rappresentare solamente “the tip of the iceberg”.

Partiamo dagli artisti. Paul Cummins è colui che ha avuto l’idea.  Ha voluto piantare nel fossato della Torre di Londra lo stesso numero di papaveri in ceramica, di quanti furono i caduti dell’Impero di sua Maestà Giorgio V. L’installazione è stata resa possibile da un team di 8000 volontari che da ogni parte del Regno Unito si sono resi disponibili alla realizzazione dell’opera. Aperto il 5 agosto di quest’anno, questo mare di papaveri si chiuderà l’11 novembre prossimo, data che segna la firma dell’armistizio ed il conseguente cessate il fuoco della Grande Guerra. Tom Piper è il designer che ha aiutato Simmons a dar forma all’installazione. Entrambi hanno voluto rispondere ad una necessità collettiva di comprendere “l’effimera natura della vita durante il conflitto”. Un messaggio verso tutti, verso tutte le guerre che ancora oggi l’umanità combatte. E, come succede spesso, proprio nel giorno in cui l’enorme successo dell’opera di Simmons ha raggiunto il suo apice, da Baghdad il segretario della Difesa britannico Michael Fallon ha confermato l’invio di nuove truppe inglesi sul suolo iracheno a supporto delle forze di polizia locali, impegnate contro il Califfato Islamico. Ad Agosto il primo ministro David Cameron aveva detto che “we are not going to put boots on the ground” rassicurando gli inglesi che l’aiuto fornito agli americani sarebbe arrivato “solamente” dalla RAF.

“Blood Swept Lands” è quindi una mera rappresentazione di cosa si vorrebbe trasmettere e che concretamente non raggiunge il cambiamento? È il passato così importante per portare migliorie al presente in cui viviamo? Si può slegare il messaggio che Simmons e Piper hanno voluto dare dalle azioni del governo? Perché i governi  si ostinano a far credere alla gente il contrario di quello che poi accade veramente?  Il secondo punto tocca direttamente gli obiettivi concreti che i diversi soggetti coinvolti hanno voluto conferire all’opera. Lasciando per un attimo da parte l’idea, ciò che si è voluto raggiungere riguarda molto da vicino il mondo delle charities inglesi. I ricavi dalla vendita dei papaveri di ceramica – 25 sterline l’uno – sono andati direttamente nelle casse di associazioni di beneficenza britanniche. In totale sono, come riportato all’inizio, 11 milioni e 200mila sterline. Vediamo chi sono: Cobseo, Combat Stress, Coming Home, Help for Heroes, Royal British e Legion SSAFA.

Tutte queste charities sono impegnate a favore dei soldati, dei veterani e, più in generale, nei confronti dell’esercito britannico. Cosa c’entra? La SSAFA alla presa di posizione dell’agenzia Historical Royal Places nel voler confermare la fine dell’installazione nel giorno dell’armistizio, ha risposto duramente bacchettandola. Vogliono insomma tenerla aperta. Per quale motive? Proviamo a fare due conti. Se ogni papavero viene venduto a 25 sterline e ce ne sono 888.246 il ricavo totale dovrebbe essere pari a 22 milioni 206 mila e 150 pounds. Ed invece il ricavato al momento è più o meno la metà. Un’altra delle sei charities, la Royal British Legion ha detto che sarebbe auspicabile arrivare a 15 milioni di sterline. Dicendo così, mancherebbero all’appello circa 192 mila papaveri. Il ricavato viene diviso egualmente tra le sei associazioni.

Tutti allora a schierarsi per il mantenimento dell’opera. Il sindaco di Londra Boris Johnson ha espresso la sua opinione dicendo che “si adopererà per riuscire a tenere aperta l’opera d’arte proprio perché è diventata un’attrazione decisamente popolare”. David Cameron ha fatto sapere che “l’installazione è stato qualcosa di veramente straordinario”. Se l’opera non verrà rimossa l’11 novembre i media britannici pensano che ci potrebbero essere dei ritardi nella consegna dei papaveri agli acquirenti. Tuttavia nei termini e condizioni di vendita si legge chiaramente che “il papavero verrà consegnato solamente dopo che l’installazione verrà chiusa a Novembre 2014” ed ancora nelle FAQ (Frequent asked questions) si può leggere che “la consegna verrà effettuata, a causa dell’elevato numero, tra gennaio e febbraio 2015”.

Che sia stato un successo, quantomeno di pubblico, non c’è alcun dubbio. Che poi si cerchi di fare fronte comune per portare avanti l’installazione a causa di previsioni sbagliate sui fondi raccolti, è una domanda che noi ci poniamo. Niente di male, intendiamoci. Solo che se così fosse, mostrare al mondo la contrarietà alla guerra  chiedendo l’estensione di “Blood Swept Lands and Seas Of Red” non sarebbe altro che il mascheramento di un obiettivo che non ha mai smesso di chiamarsi lucro. Con buona pace di quelli che verranno mandati nuovamente in Iraq.