Paolo Privileggio: il futuro del petrolio

L’energia è uno dei fattori fondamentali per assicurare la crescita dell’economia. Il petrolio continua a confermarsi la principale fonte di energia a livello mondiale, ma le sue riserve saranno in grado di soddisfare la domanda nel medio lungo periodo? Quale futuro per il petrolio?

Lo abbiamo chiesto a un interlocutore autorevole e conoscitore del settore petrolifero, il dott. Paolo Privileggio, CFO del Gruppo TALIl Gruppo TAL svolge un ruolo strategico in ambito energetico in quanto gestisce da 50 anni l’Oleodotto Transalpino, il più importante oleodotto europeo, un’infrastruttura energetica di primaria importanza che collega il porto di Trieste con il centro Europa, trasportando il petrolio greggio alle raffinerie di Austria, Germania e Repubblica Ceca.

L’approvvigionamento di greggio è un elemento centrale per la politica energetica europea: il petrolio trasportato da TAL copre il 100% del fabbisogno energetico della Germania meridionale (Baviera e Baden Württemberg), il 90% dell’Austria e il 50% della Repubblica Ceca.

I suoi azionisti sono alcune delle majors del settore petrolifero a livello mondiale: OMV, Shell, Ruhr Oel, ENI, C-Blue Limited (GUNVOR), BP, Exxon Mobil, Mero, Phillips 66/Jet Tankstellen  e Total.

I risultati economici e di performance attestano la qualità del lavoro svolto dal Gruppo TAL: nel 2014 sono stati incrementati i volumi di greggio trasportato, sbarcando 41,5 milioni di tonnellate da 521 navi, il che ha confermato Trieste come primo porto petrolifero del Mediterraneo. Tale crescita è dovuta ad una maggiore domanda di approvvigionamento energetico delle raffinerie collegate al sistema TAL, che il gruppo ha potuto soddisfare grazie alla sua efficienza e affidabilità. Il Gruppo TAL, e il suo braccio operativo SIOT in Italia, mantengono un’elevata qualità del servizio svolto investendo costantemente nell’innovazione e nelle tecnologie più avanzate per garantire la massima sicurezza degli impianti.

Lo sviluppo delle energie rinnovabili e l’introduzione di nuove tecnologie che ne facilitano l’utilizzo sembrano mettere in discussione il ruolo predominante del petrolio nel panorama energetico mondiale. Arriveremo ad un futuro senza petrolio?

Il petrolio, pur perdendo incidenza sul totale dei consumi globali di energia per il quindicesimo anno consecutivo, rimane saldamente la principale fonte energetica e oggi soddisfa un terzo della domanda mondiale di energia. In futuro, aI miglioramento dell’efficienza energetica che modererà la crescita dei consumi petroliferi, si contrapporrà l’incremento della domanda petrolifera alimentata dall’aumento della popolazione che raggiungerà quasi 9 miliardi di persone nel 2040 e del prodotto interno lordo che in tale data dovrebbe praticamente raddoppiare, portando complessivamente ad un aumento della domanda di prodotti petroliferi. Nel 2040 il petrolio continuerà ad essere la principale fonte di energia a livello mondiale e seppur in diminuzione rispetto alle percentuali attuali rappresenterà pur sempre il 28% del fabbisogno energetico globale. Il grande salto delle fonti di energia rinnovabili, da tutti auspicato, che nel 2010 coprivano l’11% della domanda di energia, si tramuterà nel 2040 in quota del 15% del fabbisogno mondiale nonostante gli ingenti investimenti nel settore e le politiche di incentivi attuate in molti paesi. Il declino energetico del petrolio è ancora lontano.

Alla fine degli anni ’70 vari esperti davano per imminente l’esaurimento dei giacimenti petroliferi collocandolo nel primo decennio del nuovo secolo e invece oggi, con la domanda di petrolio ancora inferiore all’offerta, lo scenario sembra cambiato

Sono molteplici e complessi i parametri che determinano la quantità e la durata delle riserve di petrolio ma una cosa è certa, oggi tutte le stime sono state riviste al rialzo. C’è più petrolio di quanto si fosse ipotizzato, pertanto i giacimenti petroliferi sono sufficienti, sulla base del previsto trend dei consumi globali, a soddisfare la domanda per ancora qualche decennio. Le conclusioni di vari studi su questo tema non sono univoche ma tutte concordano che il petrolio per un bel po’ non mancherà e questo grazie alle recenti scoperte di nuovi giacimenti in nuove aree geografiche (Brasile, Indocina, Africa subsahariana, area artica) e al boom del petrolio “non convenzionale”. Negli ultimi anni tecnologie all’avanguardia stanno sviluppando nuove opportunità nel settore, come ad esempio l’estrazione di greggi “unconventionals”, come il fracking, o fratturazione idraulica tecnica, che sfruttando la pressione di un fluido per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso permette l’estrazione di petrolio da formazioni rocciose, o lo shale oil, un greggio ottenuto da olio di scisti bituminosi  mediante riscaldamento e distillazione e il tight oil, presente a grandi profondità allo stato liquido e “intrappolato” in rocce impermeabili che ne impediscono la fuoriuscita con una normale estrazione. Contrariamente a molte previsioni secondo le quali la produzione mondiale di petrolio avrebbe già raggiunto il suo picco massimo, questa crescerà dagli attuali 90 milioni di barili al giorno fino a 110 milioni di barili al giorno entro il 2020: un aumento di circa il 20%, un salto che dagli anni ’80 non si era mai registrato.

Alla luce di tutte queste considerazioni come si muoverà il prezzo del petrolio?

I segnali attuali indicano che i prezzi del petrolio a breve termine non si discosteranno molto dai livelli attuali, oscillando tra i 40 e i 70 dollari al barile. C’è oggi un eccesso di produzione e una domanda che sicuramente non è in condizione di assorbire tutta la produzione a causa del rallentamento economico della Cina e della riduzione della dipendenza energetica degli Usa dalle importazioni. I paesi che aderiscono all’Opec hanno poi privilegiato il mantenimento delle loro quote di mercato piuttosto che ridurre la produzione e pertanto questo eccesso di produzione è destinato a perdurare. E’ evidente che c’è anche un interesse dei paesi Opec a mantenere un prezzo del barile calmierato per mettere in sofferenza la produzione statunitense di “unconventional oil”. Tuttavia il quadro nel medio termine potrebbe cambiare: con l’attuale andamento del prezzo del petrolio si sta già registrando un sensibile rallentamento degli investimenti nel settore, soprattutto nella ricerca e nella produzione, e con il tempo questo fenomeno potrebbe portare ad una riduzione dell’offerta e al conseguente aumento del prezzo del barile. Un prezzo basso del petrolio rappresenta però oggi un fattore positivo e auspicabile per i consumi e per il rilancio dell’economia mondiale, che si trova ancora in una fase di perdurante debolezza. È ben noto che il prezzo del petrolio influenza pesantemente l’economia di molti i paesi e conseguentemente le loro scelte nello scenario geopolitico. La Russia è sicuramente uno dei paesi  che oggi soffre maggiormente di questa situazione. Prima dell’attuale crisi i tre quarti delle entrate provenienti dall’export energetico proveniva dal petrolio. Dal dimezzamento del prezzo del petrolio si stima per la Russia una perdita economica intorno ai 100-150 miliardi di dollari l’anno, con un impatto notevole sulla crescita del paese e indirettamente sulla sua politica estera. Il crollo del prezzo del petrolio impone una pressione considerevole anche su paesi come l’Iran ed il Venezuela, le cui economie sono direttamente legate alle esportazioni del petrolio.

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