Palazzo Zeno, a tu per tu con il conte Nicolò

Da 700 anni la famiglia Zeno vive nell’omonimo palazzo nel cuore di Venezia. Oggi Palazzo Zeno ospita importanti eventi mondani di altissimo livello. Noi abbiamo incontrato il conte Nicolò e gli abbiamo chiesto cosa significa vivere in una dimora del genere e abbiamo scoperto che non è come qualcuno se lo potrebbe immaginare. Le molte difficoltà sommate alla totale mancanza di aiuti rendono la gestione di una dimora del genere una lotta contro il tempo, l’acqua alta e un turismo che spesso non ha la consapevolezza di vivere Venezia come meriterebbe.

Oggi siamo ospiti in questa location che rappresenta un fattore molto importante per la cultura di Venezia, che non è solo per lo spazio all’aperto o la vista su contesti stupendi ma è anche un qualcosa da vivere all’interno.

Perché oggi questo edificio può rappresentare una parte della cultura di Venezia molto importante?
Molto semplice: perché bisogna lavorare per mantenere la cultura e tramandarla anche ai posteri come ci è arrivata dagli antenati. E come gli antenati ce l’hanno fatta avere in perfette condizioni. La nostra famiglia vive qui da 700 anni, e per 700 anni questo palazzo è rimasto della famiglia, passando di generazione in generazione, subendo alcune modifiche strutturali, ma portando ad oggi quello che era la loro vita. Oggi vediamo tante parti di Venezia come i palazzi sono stati smembrati, trasformati, e non hanno più la loro identità di palazzo come casa veneziana di una famiglia.
Mantenerli ha un grandissimo costo, non siamo aiutati da nessuno, l’unico aiuto è la nostra capacità nel cercare in qualche modo di pagarci le manutenzioni che sono assai elevate e con uno Stato che ha cambiato prospettiva della salvaguardia del bene storico, caricando di tasse specialmente questi palazzi veneziani, sarà molto dura nei prossimi anni riuscire a mantenere un’integrità strutturale e degli affreschi.

Quindi anche un palazzo come questo apre all’organizzazione di eventi. Gli eventi sono caratterizzati da una filosofia e vincolati ad uno spessore culturale? O basta il budget?
Assolutamente sì: cerchiamo di mantenere un decoro, non tutti possono né si può fare tutto qua dentro, sempre cercando si rispettare al massimo i vicini e quindi nel non generare disagio a coloro che abitano qua accanto.

Prima parlava di generazioni, ma non sempre il figlio d’arte può proseguire il percorso del padre; nel caso della vostra famiglia che cosa è successo? Siete stati contagiati da qualcosa che vi spinge a portare avanti con sacrificio anche questa situazione o avete un obbligo morale?
Io l’ho sentito come obbligo morale, per il fatto che qualcuno ci ha lasciato, così noi abbiamo proseguito. È anche un grandissimo onore poter disporre di un bene del genere e farlo visitare e raccontare la sua storia, perché ogni mattone di questa casa ha una storia.

Che rapporto avete invece con l’esterno? Venezia sta diventando una città dentro il mondo, ospita tantissima gente, ma gli stessi veneziani rappresentano una parte molto importante. La cronaca rappresenta Venezia come una città sempre più in difficoltà ad accogliere gente: questo quanto compromette il turismo culturale? Perché c’è dunque questa difficoltà a mantenere una struttura simile?
Io ci riesco perché organizzo anche concerti. Avendo una sala che ha un’ottima acustica, possiamo organizzare o vengono organizzati dei concerti proprio per i turisti o per chi desidera. Questo rapporto verso l’esterno quindi c’è durante la Biennale e molte manifestazioni. È un modo per far vivere un palazzo veneziano nella sua interezza, come veniva usato una volta.

Ma forse non siete supportati dall’amministrazione pubblica, siete completamente a carico vostro.
Assolutamente no, anzi: è tutto a carico nostro, non c’è nessun aiuto e nessuna indicazione, niente.  Anzi, paghiamo solo le tasse.

Facciamo un passo indietro. Ci racconta il suo profilo da un punto di vista anche di origini familiari e discendenza, un percorso storico non indifferente?
Specialmente proprio questa casa è stata costruita da Carlo Zeno, il capitano de mar che ha salvato Venezia l’unica volta che venne attaccata dai genovesi direttamente in laguna, infatti sconfisse nella battaglia di Chioggia la flotta genovese, cacciò i genovesi dalla laguna e li inseguì poi per tutto l’Adriatico prima e poi per tutto il Tirreno per affondare infine tutta la flotta di fronte a Sestri e battere definitivamente Genova. Era un grande condottiero cui però, come tutte le persone che diventavano importanti a Venezia, fu fatto un grosso sgarbo e venne incarcerato. Dopodiché fu liberato il giorno stesso dal suo stesso esercito e, stufo della situazione che aveva trovato, se ne andò a Gerusalemme dove visse in esilio volontario per un periodo e dove divenne molto amico del re di Scozia. Questo si ricollega al fratello Nicolò che, armata una flotta per una spedizione commerciale, si diresse verso nord superando il nord della Scozia, e lì fu colto da una tempesta molto violenta che lo fece affondare alle Orcadi. Riparato su una spiaggia e assalito dagli abitanti, al tempo vichinghi e quindi non molto inclini all’ospitalità ma piuttosto a portarsi via tutti i loro averi, fu salvato da un certo Henry Sinclair, vichingo e signore delle Orcadi in quel periodo, che alla richiesta di chi fosse, Nicolò svelò il suo nome e Henry Sinclair, dall’altra parte del mondo, disse di conoscere la sua famiglia. Infatti il re di Scozia era amico di Carlo e aveva comunicato di aver conosciuto questo grande condottiero veneziano, e la voce arrivò fino a lassù. Nicolò con Sinclair partì e nel 1390 arrivarono in Canada e da li ritornarono indietro e Nicolò chiamò suo fratello Antonio che partì da Venezia e raggiunse per un’altra spedizione il nord America. Quindi in quelperiodo il costruttore di questa casa aveva un capacità commerciale, militaresca e anche economica assolutamente di proporzioni enormi, anche perché la famiglia era fatta di molte persone, ognuna con il suo palazzo perché man mano che raggiungevano una sicurezza economica, costruivano il proprio patrimonio perché tutto finiva sempre al primogenito, il quale riceveva tutti i beni. Il secondo intraprendeva la carriera militare e il terzo militare o ecclesiatico, e in quel periodo la famiglia aveva delle possibilità molto elevate, perché Nicolò si armò una nave con i suoi soldi e non come faceva Venezia che le noleggiava per i commerci. Questa casa è quindi l’emblema di quello che è rimasto della famiglia.

La storia ci spiega il presente ma se il presente è rappresentato da una città sempre più metropolitana, globalizzata, anche il vostro linguaggio sta cambiando?
Certo, anche sul sito è cambiato tutto, con google view è possibile far vedere il palazzo direttamente tramite internet. Certo, ha una visione completamente diversa da quello che è vedendolo da dentro, però in alcune cose aiuta a far piacere il palazzo, è il primo approccio che magari influisce sulla curiosità di venirlo a vedere dal vivo.

Qual è il suo rapporto personale con l’esterno? Lei vive immagino molte ore in questo palazzo.
No, sono perennemente in movimento, dovunque. Qui bisogna essere carichi, non puoi mollare. La mattina qui uno si alza e fa la conta di quello che viene giù, questa è la verità. Ogni giorno faccio il giro e controllo tutti gli elementi strutturali in decadimento e i pezzi di muro che vengono giù per l’inquinamento. Ad ogni acqua alta il pavimento in androna, visto che il palazzo è del Trecento ed è stato costruito più basso, si alza e noi perdiamo parte della sabbia che sta sotto, il palazzo si abbassa e continuerà a scendere sempre di più. Con il Mose io finirò sempre sotto. È un cane che si mangia la coda perché comunque l’unica cosa che il Comune ha fatto per noi è lo scavo del rio. Hanno scavato il rio ed è crollata la corte e il portinaio è caduto dentro il pozzo.

E la politica territoriale?
Quale politica? A me non sembra politica, ma un assembramento di ladri. È un problema di mentalità prima che di politica. Prendiamo ad esempio la Repubblica di Venezia: a chi toccava la res publica tagliavano la testa. Qua sembra che a chi tocca la roba pubblica danno anche un premio, e allora è quella la differenza. Non c’è una legalità, non c’è rispetto, non c’è nulla.

Ma esisterà una commissione che tuteli il patrimonio culturale e turistico e credo che voi abbiate tutte le carte in regola per avere voce in capitolo. No, assolutamente no, non abbiamo nessuna voce in capitolo. Altri ce l’hanno.

Come vivete la presenza di un Patriarca genovese?
Mia madre è genovese, e io sono nato a La Spezia, ma credo che le persone debbano  essere valutate per quello che sono e non per la provenienza.

Cosa si aspetta da suo figlio?
Che faccia meglio di me. I miei figli devono fare meglio di me.

Con quali mezzi si immagina di poter mandare avanti questa cosa?
Non si può fare nulla, dobbiamo mantenere e quella è la cosa più difficile da fare.

E candidarsi in politica, no? Se un partito, un gruppo di imprenditori e visionari si proponesse per sistemare la questione di Venezia. 
Lo farei subito, l’importante è che le persone che ho al mi fianco siano persone che abbiano un’integrità morale e che lavorino per il bene della città .

Euro si o euro no?
Euro si se le regole e le leggi come anche l’imposizione fiscale sono uguali per tutti .

Ultima domanda: confronto tra il mondo che respira lei, fatto di cultura e di storia, con quello che poi è Venezia all’esterno. Qualcuno dice di dover bloccare l’acceso di masse di gente senza logica: lei cosa ne pensa?
Assolutamente d’accordo. Venezia non è per tutti perché deve essere rispettata per quello che è; allora le persone che arrivano devono essere ospitate nella maniera migliore, garantendo i servizi veri e non assembramenti di masse, dando servizi igienici e un numero di cestini adeguati.
L’amministrazione è riuscita a fare solo le cose più brutte, se invece iniziamo a fare le cose più belle, la città sarà ancora più bella. Deve essere un salotto e non si deve permettere che la gente bivacchi in piazza san Marco, questo non è possibile. Chi viene a Venezia deve sapere che ci sono delle regole, e le regole devono essere rispettate come devono essere fatte rispettare le velocità di barche e taxi. È una cosa molto delicata e se la vogliamo tenere per il futuro penso che bisogna farlo.