Omissis: “Se ci credi fino in fondo ci arrivi”.

Fatti, parole, azioni, evidenze. Più che omissioni si dovrebbe poter parlare di “omersioni” ossia mancanze causate dall’omertà delle persone, peccato tra i più gravi e, destino crudele, tra i più taciuti e sotterrati.

Tra sordida viltà e ipocrita quiescenza le persone trascorrono le loro giornate tra casa, bottega, bollette, facebook e divertissement di massa imposti dalla società. Lasciando che il panta-rei non sia una spinta vitale ma un’annoiata inerzia. Non si fa nulla perché ci piace, ci emoziona, ci soddisfa veramente. Si fa tutto per rappresentazione, per costruire la fasulla scenografia della nostra vita che chiamano identità. Le passioni sono collezionismo feticista di oggetti esperienziali, gli hobbies sono scacciapensieri e le vacanze sono vissute dalla nostra fotocamera digitale.
Wow. Che evoluzione della specie accelerata.

Il problema è che il nostro Bel Paese ci esorta con un sorriso ad accostarci prudentemente e saggiamente alla mediocrità. Si parla ancora molto delle dittature passate scuotendo la testa da bravi pedagoghi dei nostri avi senza renderci conto della prigione cerebrale che ci hanno costruito attorno i nostri contemporanei. Talmente aderente al nostro cranio da essere fusa con esso. Talmente sottile e mimetica da essere confusa con l’etica e la morale, virtù totalmente estinte in verità. Ebbene in tutto questo c’è ancora qualche indisciplinato. Qualcuno che ha voglia di svegliarci dal torpore mediatico cui siamo (forse) vittime. Qualcuno che ci richiama alla vita. Quella vita che ogni essere umano dovrebbe conoscere, prima o poi.
La nostra ribellione consiste nell’accettare questo brusco risveglio non accontentandoci dei sogni preconfezionati che ci propinano dall’esterno. L’arte, il teatro e ogni espressione creativa assumono quest’arduo e incompreso compito. E ci dicono che l’emozione non si trova agli happy hour o tra i vestiti delle catene in franchising e nemmeno cliccando cento volte “mi piace” sui social network. Ed è tra questi disubbidienti che inserisco gli inventori e fautori di Omissis, festival importante, anzi direi sacrosanto, che continua, nonostante tutto, ad esistere. Ad essere “presente” anche quest’anno.

Nato nel 2005 per opera dell’Associazione Culturale Ma++a+oio Scenico, ancora oggi investe le energie di decine di uomini e donne nella creazione di un evento totalmente estraneo alla mediocrità di cui parlavo sopra. Si grida quasi al miracolo. Incredibile che in una Regione così (purtroppo) indolente e pigra nel recepire qualsiasi forma “alternativa” esista un festival del teatro e della performance contemporanea che sopravvive a ben sette edizioni. Probabilmente è perché, mi spiega Rodolfo de Gasperi, direttore di Omissis, “Se ci credi fino in fondo ci arrivi. Quasi morto, ma ci arrivi. Siamo in molti a lavorare praticamente gratis, ogni anno sulle spine nell’attesa di una risposta sufficiente di fondi, ogni anno con artisti eccezionali che credono in noi e ci vengono incontro e ogni anno, ne andiamo fieri, con un pubblico sempre più folto, oramai quasi ingestibile rispetto agli spazi concessici”. Gli chiedo qual è il tipo di pubblico, gli racconto che ho visto gente diversa rispetto a quelli che frequentano vernissage. “La cosa per me più bella è che finalmente la città risponde con entusiasmo. Il nostro desiderio e la nostra aspirazione è stata sempre quella di avvicinare il vicino della porta accanto al teatro contemporaneo, e quest’anno devo dire, non senza una punta di orgoglio, è stato davvero così.” Ma non solo. Gli artisti e gli attori delle altre compagnie in prima fila a godersi gli spettacoli degli altri artisti dimostrando curiosità, umiltà, intelligenza. Abbiamo osservato in questi anni tutto il loro lavoro: dai service video ai falegnami, dai PR agli artisti e curatori, dai drivers ai fotografi che sono riusciti, in sinergia, a coadiuvare tempi, spazi, materiali, strumenti, pubblico, imprevisti di ogni sorta e richieste più bizzarre.

Io dico: teniamoceli stretti e continuiamo a sostenerli (magari con fondi un po’ più sostanziosi) perché Omissis è uno dei Festival dello spettacolo più importanti d’Italia e, oserei dire, d’Europa con un numero di compagnie e gruppi di artisti che quest’anno sfiora i sessanta.