“Olimpiadi forever” di fabio de Visintini

Ogni quattro anni, nè prima nè dopo, arriva nelle case (soprattutto di chi ha Sky..) lo sport, quello fatto di gente che ha talento, che si allena ogni giorno  da  anni, con il sole e con la pioggia, con le mestruazioni e con la febbre, e soprattutto suda. Che sia uno sport dal guadagno facile o di quelli che rubano il tempo libero alla famiglia dopo il lavoro, non cambia. Solo chi lo pratica veramente sa che lo sport scatena passioni concentrate, libere e infantili come null’altro è in grado di generare: sofferenza o gioia, fratellanza e solidarietà e soprattutto un enorme rispetto per l’avversario, uno che ha sudato al pari te..

Vezzali docet: a 37 anni e mamma, corre, salta e balla con le ragazze del fioretto sul podio, incurante di ogni forma e con addosso una felicità che solo uno sportivo può interpretare. Evviva lo sport. Anche la Pellegrini, delusa e attonita ci insegna qualcosa: il telecronista dice “non sei abituata a perdere!” lei stupita “ma sai quante volte ho perso?!” No, lui non lo sa che per riuscire a vincere bisogna aver perso, non lo sa perchè magari non avrà mai provato a sudare ma solo a parlare. Anche Schwazer ci ha insegnato qualcosa: il coraggio di dire d’aver paura, l’ammissione di colpa, la fragilità che anche un grande atleta può avere, le aspettative da rispettare.

Solo ogni quattro anni vediamo l’intervista di un atleta a noi totalmente anonimo, che ancora commosso dichiara la gioia più bella della sua vita nell’aver raggiunto un’inaspettata finale olimpica.

Però basta zappare su Sportitalia, che non ha evidentemente pagato per trasmettere le gare, e allora ripiombiamo negli standard dello sport odierno: TV, perchè lo sport non si fa in palestra ma sul divano, poi calcio anche d’estate su tutti i canali e quattro panze in studio che si continuano a parlare addosso su cosa si DEVE fare nel Calciomercato, quell’attività che tiene occupati gli italiani tra un Campionato e il prossimo, parlando di milioni baldness propecia research come fossero quelli del Monopoli.

In pochi casi le panze sono stati sportivi di livello, ed è facile capirlo. Come?

Torniamo alle Olimpiadi: oggi, per fortuna, i telecronisti (giornalisti) sono sempre affiancati da ex atleti olimpici, gente che sa apprezzare il valore dello sport fatto e distinguerlo dallo sport comunicato. Gli ex olimpici non danno mai giudici netti, non dicono mai cosa DEVE fare l’atleta o l’allenatore nel momento critico della gara, perchè conoscono lo spirito dell’atleta, la difficoltà emotiva di quei momenti, il valore assoluto della concorrenza. Il telecronista di oggi, invece, è il capo dei tifosi e, superata la funzione di cronaca, non lesina giudizi, boccia i perdenti, si chiede “ma com’è possibile sbagliare così?!”, sorvola sulle fatiche alla ricerca di qualcosa di gustoso  che possa destare interesse tra le milioni di panze stese sul divano con Coca e pop corn in attesa di un reality. Così un nuotatore di 17 anni che arriva quinto in una finale olimpica è comunque un flop..

Non preoccupatevi, le Olimpiadi durano poco e poi per altri quattro anni potremo riparlare di quanto guadagna Ibra senza indignarci, di come la giustizia debba essere spietata per i politici ladroni e come sia invece iniqua per aver condannato allenatori e giocatori che hanno venduto la loro squadra per trenta denari. La nostra speranza è che ci restituiscano presto gli eroi tatuati della domenica dopo il patteggiamento, così potremo perdonarli istantaneamente per aver fottuto la nostra fede per la squadra del cuore e sentirci tutti finalmente gli “amici sportivi” da divano e TV, così avremo finalmente qualcosa da discutere di cui saremo senza dubbio competenti!!

Peccato che lo sport fatto sia un valore al quale abbiamo abdicato in favore dello sport visto/parlato: forse potremmo cominciare a stupirci di come i nostri figli possano associare  lo sport soltanto al calcio senza nemmeno accorgersi, se non ogni quattro anni e se avete pagato l’abbonamento a SKY, che la vita, anche quella sportiva, è altrove.. come direbbe Kundera.;-)

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