”Ogni uomo è una storia sacra”

“Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo su cui stai è una terra sacra” (Libro dell’Esodo). Cosi Dio disse a Mosè prima di rivelarsi sul monte: togliti i sandali. Nella vicenda di don Maks, nella ridda di comunicazioni e contro comunicazioni, di titoli sui giornali e di commenti velenosi su facebook cosa abbiamo smarrito? Il rispetto per il dolore di una vittima (la ragazza) e l’umano cordoglio per una persona che si è tolta la vita: ecco cosa abbiamo smarrito.

Tutti, in questi giorni, hanno costruito le “tifoserie”, per chi parteggiava per l’uno o per l’altro attore della vicenda, un po’ come si fa nel calcio e nel gossip: ci piace commentare la notizia che fa scalpore, ci piace infangare le persone e farle diventare carne da macello. Tanto nell’anonimato e nella massa dei social network, chi si prende le sue responsabilità? E la falsa comunicazione è arrivata fino ai telegiornali nazionali, tanto si sa che il “gossip” vende bene. Ora, dopo questi giorni di letterale follia, forse occorre fare tutti un passo indietro. E ricuperare il bene prezioso del silenzio e della preghiera che rispetta il dolore delle persone qui ferite da questa vicenda, che di fatto sono gli unici attori a cui questo fatto riguarda. Noi siamo solo sugli spalti, pronti a tifare per qualcuno e a denigrare qualcun altro. Ma qui non si tratta di calcio: si tratta di persone che, come dice Jean Vanier, fondatore delle comunità dell’Arca, sono “terra sacra”. E questa non è chiesa. Fedeli che escono dalla messa di un Vescovo solo perché hanno contrasti con lui e in risposta a un gesto di attenzione e di cura pastorale, questo è essere chiesa? No. Questo si chiama “scisma” e fa molto male alla Chiesa. Per difendere un prete si contesta un vescovo? Ma che cristiani siamo?

Qui non si tratta dei miei personali rancori o simpatie verso un Vescovo, o verso quell’una o l’altra persona di questa vicenda. Qui stiamo dando cattiva testimonianza di Chiesa: la Chiesa è il luogo della verità, della giustizia, ma anche di una fraternità che si alimenta di stima, rispetto e attenzione per l’altro. Proprio queste tre cose sono mancate in questi giorni nella nostra Chiesa di Trieste. Occorre un passo indietro tutti.  E più silenzio e preghiera. Forse solo questo ci chiede Dio ora. E domandiamoci se stiamo servendo Dio e la chiesa o ci stiamo servendo di essi per le nostre personali battaglie. Resta il dolore di una donna che deve essere aiutata e di una famiglia che ha perso un suo caro. Solo questo importa e questo dobbiamo difendere. Il resto sono chiacchiere da bar.

E occorre spegnere le “nostre tifoserie” in un esercizio più serio di preghiera e di umana attenzione. “Restiamo umani”, se ancora un po’ di umanità ci è rimasta nel cuore.