Nodo, la moda tra artigianato e design

Cresciuta osservando le donne della famiglia fare quei lavori manuali e antichi che appartengono a una tradizione che sta ormai scomparendo, formatasi culturalmente all’Accademia delle Belle Arti e fuggita, per trovare la sua dimensione creativa, nella capitale che forse meglio rappresenta il futuro e la folle creatività dei giovami talenti, Londra, Sara Bellinato getta, con il suo lavoro, un ponte tra l’emozione di un prodotto artigianale e unico alla sublimazione della contemporaneità che diventa concreta nel design.

Come nasce l’idea di Nodo?

Sono cresciuta sentendo il ticchettio dei ferri da maglia di mia mamma, il rumore metallico della macchina da cucire di mia nonna, indossando i calzettoni di lana fatti da mia zia. Ho sempre provato un trasporto emotivo per questi capi, perché dentro a ogni trama nascondono amore, passione e molte ore di lavoro, tante idee e creatività. Ogni capo fatto a mano è unico, irripetibile e la sua bellezza dura per sempre. Sono sempre stata attratta dalle tecniche tradizionali e da come queste vengono tramandate di gene- razione in generazione.Pur essendo sempre stati nel mio DNA, ho iniziato a interessarmi ai needleworks negli anni trascorsi all’Accademia di Belle Arti, cercando di tradurli in un linguaggio che fosse contemporaneo e minimale. Mi sono accorta però che i miei ricami contemporanei non arrivavano dritti al cuore, non portavano nessuna emozione, poiché non potevano essere indossati. Ho iniziato così a creare cose che avrei potuto indossare io stessa, sentendomi appagata dall’unicità di quei capi. E così nasce Nodo. Con la voglia di portare un accessorio speciale e moderno a chiunque fosse stanco del fast fashion e della produzione di massa, a chi come me sentisse il bisogno di un oggetto speciale. L’idea è proprio quella di contrapporsi a questa filosofia che ci vuole schiavi della quantità piuttosto che della qualità, alla rincorsa dell’ultimo trend da cestinare in pochi mesi. Ogni accessorio Nodo è intera- mente realizzato a mano utilizzando materiali naturali di prima qualità o materiali riciclati da scarti di produzioni industriali. Ogni pezzo, proprio per la sua natura di oggetto artigianale, risulta unico. Le collezioni, acquistabili sul sito e in negozi selezionati, saranno disponibili per più stagioni e prodotte su richiesta; a testimoniare che un oggetto bello e ben fatto non ha tempo.

Tu, anni fa, ti sei trasferita a Londra. Come pensi sarebbe stato preso il tuo prodotto se fossi restata in Italia? Avresti potuto fare quello che hai fatto?
Vivere a Londra è di certo il modo migliore per non essere mai a corto di idee e ispirazioni. A differenza dell’Italia, in Inghilterra le nuove aziende e liberi professionisti hanno la possibilità di far crescere in maniera più semplice le loro idee. Non intendo ovviamente dire che sia facile emergere dalla massa,
ma che la burocrazia e la facilità di poter aprire o chiudere una attività, o per lo meno di provare a farlo è davvero disarmante per un italiano.

Perché, secondo te, l’Italia si trova sempre a rincorrere pur essendo storicamente la patria della moda e dell’eleganza? Cosa ci manca o cosa abbiamo perso?

Questa è una domanda che richiede una risposta molto complessa da dare in maniera obbiettiva-oggettiva. Non siamo esattamente un paese all’avaguardia sotto molti punti di vista, siamo piuttosto tradizionalisti e tendiamo a essere conservatori o protezionisti a volte. Questo non per è forza un aspetto negativo della nostra cultura, lo diventa però quando deportiamo le nostre eccellenze in paesi stranieri con manodopera sottopagata e svalutiamo un nostro grande punto di forza: l’artigianato. Made in Italy penso voglia dire molto di più del paese di provenienza di un capo, racchiude storie, esperienze, maestranze che stanno scomparendo sotto il peso di pressione fiscale e concorrenza che nasconde orribili scenari di sfruttamento.

Il fatto di essere italiana ha rappresentato più un ostacolo o un vantaggio a Londra, considerando la quantità di nostri connazionali? Ci racconti come hai trovato la tua dimensione?

Il bello di Londra è che come in ogni metropoli c’è spazio per tutti e c’è molta libertà. All’inizio per me è stata dura, durissima e ammetto di non considerarmi tutt’ora stabilizzata al 100% nella mia dimensione londinese. Ma a conti fatti la mia storia è simile a quella di quasi tutte le persone che ho incontrato qui: tanti sogni, tante speranze e tante energie investite per cercare di rendere i sogni realtà. Non importa da dove arrivi, che lingua parli o dove sarai l’anno prossimo, ciò che davvero conta è quello sai fare, il tuo lavoro parla per te. Finalmente!

Nodo ha anche il significato di legame, come quello che c’è tra la contemporaneità dei tuoi prodotti e la tradizione di una tecnica manuale e antica. Che rapporto hai con queste due dimensioni del tuo lavoro?
Una amica e collega nel suo biglietto da visita riporta la descrizione “contemporary artisan”. Ecco, credo sia la parola giusta per descrivere questo lavoro. L’artigiano contemporaneo è colui che impara a fare le cose “a regola d’arte”, le rilegge in chiave design, comunica tramite delle belle foto che posta sui social, dove si confronta con i suoi follower e vende principalmente online. In tutto il mondo! 

Ma Nodo è anche memoria, o meglio promemoria. Di cosa non ti vuoi assolutamente dimenticare?

Di lavorare sodo. Di essere grata per quello che ho avuto, che ho e che avrò. Di non smettere mai di sognare. Senza i sogni non c’è la possibilità di realizzare i sogni.

Dove trovi di solito gli stimoli per i tuoi gioielli e accessori?
Ci sono stimoli un po ovunque: principalmente li trovo nelle mostre, nel lavoro di artisti e artigiani che stimo, viaggiando, e osservando le persone per strada. Poi tanto tanto web e libri. C’è da dire che tra l’ispirazione e la realizzazione di
un progetto c’è molta ricerca, ore e ore di esperimenti, di fallimenti, di test e infiniti confronti con amici e colleghi. Credo nella collaborazione, è una grande forza, un privilegio.

Hai mai pensato a una linea maschile? Bracciali e accessori sono tornati molto.
Mi piacerebbe pensare maschile, ma il mio compagno fa tatuaggi che per me sono l’accessorio maschile per eccellenza.

Ci descrivi le tue collezioni, le nuove uscite e le idee che hai in mente per il futuro?
Nodo ha in attivo una collezione che si chiama Cut-Out. L’idea è quella di rendere prezioso il jersey che viene scartato dalle industrie tessili lavorandolo all’uncinetto e rendendolo un gioiello contemporaneo, il cui vero valore non è il materiale di cui è fatto ma la tecnica con cui è fatto. La collezione Ropes è ispirata alla lavorazione delle corde usate in marina, tre diversi colori aiutano a evidenziare il dialogo di trame ordite a mano e annodate. L’ultima arrivata è la collezione Lunar, che sarà disponibile a giorni solo tramite il sito www.wearenodo.com. Nasce dalla collaborazione con la designer e orafa Jessica Tonioli e rispecchia la voglia di fondere assieme elementi dissonanti: minimale e materico, geometrico e organico, razionale e gestuale. Il calore del filato mohair lavorato a maglia si contrappone al freddo metallo ossidato che ne intrappola e contiene le trame. Molti progetti in cantiere per il futuro che vedranno protagonista la sperimentazione con nuovi materiali, l’ampliamento del range di prodotti e l’introduzione nuove tecniche artigianali. Non mancheranno le collaborazioni con artigiani e le contaminazioni interculturali!