Da Londra a Trieste, sulle tracce della Grande Guerra

Generazione 1000 euro, “bamboccioni”, disoccupati di lusso: è l’identikit dei trentenni di oggi; persone che si imbattono in ogni tipo di contratto atipico, che vivono collezionando lavori part time e che spesso capiscono che per svoltare devono andare lontano da casa.

E c’è chi svolta, andando “fuori dall’uscio”: Nicolò Giraldi è uno di questi. Trent’anni, una laurea in Storia Moderna in tasca e una fidanzata a Londra, è il classico “cervello in fuga” che può dire di aver trovato riscontro e fortuna allontanandosi da Trieste. E lo ha fatto applicando una visuale “atipica” ad una celebrazione centenaria come quella della Grande Guerra: il suo progetto, denominato #GiroNellaStoria , era quello di visitare i luoghi del Primo Conflitto Mondiale e racimolare le testimonianze di chi questi posti li vive quotidianamente.

Siamo andati a scoprire chi è il personaggio che si nasconde dietro a questa figura polivalente ed errante, collaboratore della Voce del Popolo e figlio di esuli istriani, cercando di analizzarlo a trecentosessanta gradi…per quanto possibile!

Da Trieste a Londra: come mai questa scelta e soprattutto quali sono stati i tuoi inizi nel giornalismo?“Il mio esordio? A quattordici anni, quando ho iniziato a tenere un diario ed ho ordinato i pensieri sparsi che animavano il periodo della mia adolescenza; terminata la scuola e iscrittomi all’università, ho iniziato a collaborare con la Voce del Popolo, quotidiano italiano della minoranza in Croazia e Slovenia, dove ho fatto uscire il mio primo articolo nel 2005. Dopo la laurea a Trieste nel 2011, ho intrapreso la strada di un master di sette mesi proprio a Londra tramite il progetto S.H.A.R.M. continuando nel frattempo a collaborare con la Voce del Popolo ed a gennaio taglierò il traguardo dei due anni in Inghilterra”.

Si parla tanto delle maggiori opportunità che si trovano all’estero: dacci la tua opinione.“Mi stacco un po’ dai canoni dicendo che è un rischio considerare che in Italia va tutto male mentre all’estero stanno tutti bene. Anche in Inghilterra c’è la crisi ed i problemi sono gli stessi, mentre per quel che riguarda Londra direi che è un mondo a parte, con un turnover incredibile che offre tantissime opportunità e soprattutto c’è la meritocrazia. Se ti impegni, sei bravo e “ti fai il mazzo”, la tua possibilità ce l’avrai sempre”.

Tu da Londra, poi, sei ripartito per tornare in Italia, ma non definitivamente: c’è infatti dietro un progetto, molto interessante, denominato “Giro Nella Storia”. Raccontaci un po’ di che cosa si tratta.“Parto da un presupposto, quello che il giornalismo è diventato uno dei campi più competitivi a livello occupazionale per quantità, non per qualità. Grazie al master svolto a Londra, ho imparato che per avere un progetto concreto e credibile devi avere un’idea che si distacchi dalle altre e per questo ho sfruttato il caso del centenario della Grande Guerra per vederla sotto un taglio diverso, con un progetto che puntava sulla presentificazione del passato tramite le interviste fatte alle persone man mano che procedevo nel mio percorso. Da un’idea personale, si sono fatti avanti per essere coinvolti anche degli amici che mi hanno aiutato, come Matteo Roman e Luigi Vignando per la comunicazione, o come il sito Bora.La, che peraltro ha fatto da appoggio per il crowdfunding che ha fruttato circa cinquecento euro per un mese e mezzo. Durante il mio viaggio da Londra a Trieste ho percorso 900 chilometri a piedi, pernottando tramite Coachsurfing, che è un social media dedicato ai viaggiatori dove puoi dare i tuoi feedback sui tuoi ospiti e ci si basa sulle referenze: partendo dall’Inghilterra, ho preso un traghetto per la Francia, passando per il Belgio, la Germania ed entrando in Italia da Brunico. Da qui, poi, ho toccato tappe come Timau, Passo Monte Croce Carnico, Sella Carnizza, Caporetto, Torreano fino ad arrivare alle ben conosciute Medeazza (dove non ho potuto far a meno di fermarmi in una classica “osmizza”), Malchina, Aurisina, Prosecco e concludere poi in Molo Audace, per un viaggio di sessanta giorni complessivi, dal 10 maggio al 9 luglio. Nell’ultima settimana, ho trovato la compagnia di mio fratello, che ha preso ferie per fare il tratto conclusivo insieme a me, ed è stato bello anche il momento di Gorizia, quando Marco Mantini (responsabile del Gruppo Ricerche e Studi Grande Guerra della società Alpina delle Giulie) ha organizzato il nostro arrivo con le autorità isontine”.

E poi…il ricevimento a Trieste e possibili sviluppi dell’impresa appena compiuta? “Esatto: grazie a Giovanni Barbo, sono stato ospitato presso il Museo Revoltella in una serata arricchita anche dalla presenza del Sindaco Roberto Cosolini di fronte ad una platea di un centinaio di persone. Quello che voglio far capire è che, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, questo progetto assume una valenza ancora più importante se pensiamo che è stato fatto davvero “in casa”, senza grandi mezzi ma con l’aiuto di Giulia che si è occupata delle traduzioni, di Matteo che gestiva il sito internet e la pagina Facebook, di Luigi che curava i comunicati e di Luca, il regista che mi ha fornito l’attrezzatura per le riprese e le interviste. Ciò è la dimostrazione che “si può fare”: in più ora c’è il libro in fase di elaborazione, oltre al documentario sul quale il regista sta lavorando per il montaggio; potremmo considerare anche il mercato estero, dal momento che Giro Nella Storia ha toccato sette paesi diversi ed in molti di questi ho preferito mantenere la lingua originale, dunque ci sono parti in inglese, francese e tedesco”.

La storia e la Grande Guerra: riflessioni firmate Nicolò Giraldi dopo questi sessanta giorni? “In questo periodo, posso dire di aver fatto un collage delle cose che ho sentito. Mi ricorderò sempre il professor Antonelli, del museo storico di Trento, che mi dice: “c’è una banalizzazione tremenda del conflitto”. La mia idea è che le istituzioni, attraverso finanziamenti europei, riescano a stanziare delle borse di studio che diano la possibilità a giovani studenti, laureati e dottorandi di lavorare in serenità per un paio di anni sull’autentica divulgazione di quello che è successo, trattando anche temi e fatti ai quali non sempre è stato dato il giusto peso nel tempo. Faccio un esempio: ci sono persone che, dall’Ungheria, vengono in giornata a San Martino del Carso o San Michele per visitare i luoghi che hanno per loro significato qualcosa…questo da noi non viene fatto. La storia deve essere un percorso organico ed integrato e bisogna coinvolgere il governo, le istituzioni, l’Unione Europea e tutto il settore pubblico per riuscire a perseguire questo intento.

Veniamo al quotidiano, ovvero Nicolò Giraldi oggi: che cosa ti riserva il futuro? “Attualmente in Inghilterra non ho un’occupazione; vorrei ovviamente mandare avanti la collaborazione con Il Piccolo di Trieste, ma anche sviluppare il progetto qui in Inghilterra proponendolo a istituzioni come ad esempio l’Imperial War Museum. Essendo un progetto che tocca sette paesi europei, spero che qualcuno di questi possa essere interessato.”

E invece, dando uno sguardo alla tua natìa Trieste? “Mi piacerebbe che le persone di quest’area vedessero come viene gestita la memoria al Museo di Caporetto, senza troppo nazionalismo. Sarebbe bello, a mio modo di vedere, che le scuole cominciassero a visitare anche una tappa importante come questa, che è stata ed è un luogo simbolo per tutti: si potrebbe sfruttare l’onda lunga delle celebrazioni del centenario per portare gli studenti anche in posti che solitamente non sono toccati”.

Chiudiamo con una riflessione sul tuo viaggio: 900 chilometri, a piedi; che cosa ti ha lasciato tutto questo (oltre alle vesciche, ndr)? “Il limite umano della fatica. Quando percorri queste distanze e non hai un appoggio, nei momenti di grossa crisi capisci fino a che punto puoi spingerti: tutto questo di dà delle emozioni che ti fanno capire quel’è il tuo limite, ma ti fanno anche comprendere la possibilità di spostarlo”.

Limiti, confini, barriere: quelle che Nicolò, con il suo “Giro Nella Storia” non conosce certamente.