Natalija Saver. Musicista in “Converse”

Natalija Saver, una giovane e talentuosa pianista slovena che vive tra Italia, Slovenia e Portogallo, specializzata in musica classica e classica contemporanea. A soli trent’anni ha ottenuto risultati davvero importanti. Ha vissuto e suonato a New York e Los Angeles, in
Messico, Slovenia, Italia, Portogallo, Croazia e Austria.

Natalija Saver arriva solare e sicura di sé in Piazza dell’Unità d’Italia per l’intervista a Genius Magazine. La sua bellezza non passa certo inosservata, ma è della sua eccezionale bravura che vorremmo sapere.

Come nasce la passione per la musica? E nell’ambito della musica la scelta del pianoforte?

La mia è una famiglia di musicisti: padre pianista e madre insegnante di musica. E’ stato per me naturale, il pianoforte era a casa. A due anni mio padre mi regalò come giocattolo un pianoforte mignon a coda. Me lo ricordo ancora. A cinque anni ho iniziato seriamente. Il pianoforte faceva parte della mia vita sin dall’inizio, come qualcosa di normale.

E i tuoi studi in campo musicale, quali sono stati?

Ho studiato all’Università di Lubiana dove ho conseguito la laurea in Performance artistica e in pianoforte, e successivamente il master in Performance artistica, entrambi con la prof. Dubravka Jomšič Srebotujak. In America ho poi seguito alla University of Southern California il programma Arts Leadership della durata di un anno. Un percorso unico e innovativo rivolto ad artisti che intendono acquisire abilità per saper vedersi nel mondo dell’arte.

Come nasce la scelta dell’emotional piano? Il tuo bellissimo sito ci parla di “Natalija Saver – Emotional Music Moments”.

Nei miei concerti cerco di proporre qualcosa di non stereotipato: il palco, il piano e una luce sopra con il prevedibile programma musicale. Cerco di uscire da questi schemi, perché per me ogni concerto è una storia: Storia d’amore, Infinity, Le onde, Oltremare… I miei sono programmi concepiti con una storia dietro. Inoltre, utilizzo le luci, i colori, le proiezioni di colori, a volte inserisco persone in scene ma che non parlano. Ad esempio, il primo concerto organizzato da me è stato: 1822 incontro tra Liszt e Beethoven. Desidero coinvolgere gli spettatori nella mia performance, che è una performance di qualità, arricchita però della multimedialità che aiuta proprio a coinvolgere quelle persone che altrimenti non andrebbero a un tradizionale concerto di musica classica.

Hai anticipato la risposta alla mia prossima domanda, ovvero la multimedialità vuole arricchire il classico di, chiamiamola, modernità? E’ forse un modo per avvicinare anche i giovani alla musica classica?

Sì sicuramente, perché ormai siamo attorniati da immagini. E c’è molto visuale anche sui social. Ora come passo successivo mi piacerebbe inserire nei miei concerti anche dei video.

Interpretare il compositore contemporaneo Ludovico Einaudi al pianoforte, oppure Beethoven e Mozart, quali le diversità e i punti in comune?

Grandi le diversità. Anche se sono musicisti che ho il piacere di suonare. Ogni persona ha vissuto nel suo tempo. Ogni persona è un individuo con la sua storia, le sue esperienze, il proprio modo di presentare la musica. E poi, tecnicamente, ognuno è diverso dall’altro.

Una domanda personale. Come vive una trentenne oggi con la musica classica?

Benissimo. Ma il mondo della musica non è facile. Come ogni altro ambito, immagino. La crisi attuale rende poi tutto più difficile. Gli ostacoli ci sono sempre, ma se la musica ce l’hai nel cuore devi andare avanti. Io non ho mai creduto nella fortuna, pensavo fosse una scusa. Oggi mi sono accorta che un pizzico di fortuna bisogna anche averlo.

E come vive una donna nel mondo della musica? Discriminazioni, ce ne sono?

Non ho incontrato nessuna difficoltà in quanto donna. Devo ammettere che ho maturato molto viaggiando. Viaggiare mi ha aperto la testa e ho pensato che non volevo competere, ma fare le cose assieme agli altri. Ad esempio, io lavoro con il tenore Vladimir Čadež e fra noi nel lavorare c’è una gran leggerezza.

Non ti chiedo quanto conti la bellezza, perché credo nella professionalità prima di tutto. Ma essere giovane e bella dà quel tocco in più all’artista e alle sue esibizioni?

Assolutamente sì, perché non è più come una volta. Lo spettatore oggi acquista un pacchetto. Vale anche per una presentatrice o una giornalista televisiva. Devi essere perfetta in ogni aspetto e tutti i dettagli devono essere curati. Non finti naturalmente, perché bisogna essere se stessi… E’ una forma di rispetto per il pubblico.

Hai viaggiato nel mondo, ma per te il viaggio è un peso o una scoperta?

E’ sempre una scoperta. Mio padre vive a New York e sono andata da lui per la prima volta a diciotto anni. E lì è iniziato per me tutto. Quel viaggio e i successivi mi hanno aiutata a uscire dal mio ambito, a scoprire altre realtà e altre culture. Dopo la laurea ho anche vissuto quattro mesi in Messico. Oggi vivo tra Italia, Slovenia e Portogallo. Sai, quando si fanno i concerti si hanno tanti dubbi, poi in America ho visto che altri artisti facevano cose simili alle mie, ho avuto conferme sul mio lavoro da professori che contano, ho così superato i dubbi e, soprattutto, acquistato nuova energia.

In Portogallo, come sei arrivata?

Quando studiavo all’Università di Lubiana, c’erano studenti Erasmus che venivano un po’ da tutto il mondo. Ho conosciuto degli amici portoghesi e così sono partita per Lisbona per visitarla. E’ una bellissima capitale. Ormai fa parte di me. Sono spessissimo lì.

Nonostante la tua eccezionale bravura, quanto è difficile trovare occasioni e luoghi per le tue esibizioni?

E’ abbastanza difficile. Io ho un cachet abbastanza alto e già così mi limito, inoltre scelgo luoghi di livello, luoghi più ricercati oppure teatri per esibirmi. In Slovenia lavoro molto nei teatri. No, non è facile trovare occasioni e luoghi per esibirmi. Per questo, come dicevo, è importante curare non solo come suoni, ma tutti i minimi dettagli della performance.

Natalija, cos’è per te la musica classica? Forse i Beatles per i giovani di oggi sono già classica…

E’ la musica più completa che esiste. Perché i geni come Mozart, Beethoven, Liszt, Bach, … erano persone che la musica con la emme maiuscola la componevano in maniera meravigliosa. Come schema, armonie, contrappunti, melodie è la musica migliore. E’ difficile oggi compararsi a Mozart, perché è difficile arrivare a quella profondità. Secondo me il sistema scolastico dovrebbe essere strutturato in maniera diversa per comprendere anche lo studio della musica. E’ triste che molta gente non sia in grado di ascoltare e apprezzare la musica. E’ così bella che io vorrei tutti potessero capirla.

Un’ultima domanda, quali i progetti per l’immediato futuro?

Fare altri concerti, ovviamente, e allargarmi in altri paesi. Mi piacerebbe avere delle collaborazioni con personaggi come Ludovico Einaudi e Philip Glass. Inoltre io produco con Simon Adams anche musica house, deep house e techno house. Con un amico portoghese dal 2012 stiamo invece producendo musica elettronica in generale. Vorrei proseguire anche su questo filone.