Museo del Porto di Trieste: Identit

ph. Antonella Caroli direttrice Museo del Porto.

“ Identità portuale: tra storie e ricordi “ testimonianze e nuovi materiali per il museo del porto Antonella Caroli L’accelerazione data al polo museale dalla presidente dell’Autorità Portuale, Marina Monassi, e dal presidente dell’Istituto di Cultura Marittimo Portuale, porterà prossimamente in luce, non solo i beni culturali del porto, ma anche molte testimonianze dirette conferendo un nuovo volto della storia della città che conosce ancora molto poco il suo porto.

Nei vecchi magazzini dei porti di Brema (Speicher XI), di Amburgo (Speicher B) e di Londra (dockslandmuseum) sono raccolti documentazioni storiche, filmati, attrezzi, macchine di sollevamento e testimonianze vive della storia del porto della città. Identità portuali che hanno segnato i grandi fiumi del nord Europa, il Weser, l’Elba e il Tamigi così come la vita di persone e di luoghi che oggi sono celebrati negli spazi museali, meta di un turismo diffuso ma soprattutto culturale.

La cultura del porto, della navigazione e delle attività commerciali marittime non è certamente estranea alla nostra città, soltanto che se ne sta nascosta negli archivi, nelle soffitte dell’Istituto Nautico e di altre scuole della città, nella biblioteca dell’Istituto Volta, già sede della Trieste K.K Staats Gewerbeschule (la scuola più importante dell’impero austroungarico), nei depositi del porto, dei cantieri e in altri luoghi istituzionali. Ogni volta che si parla di porto, con chi il porto l’ha vissuto, si prova un’emozione grande dettata dal rispetto di quelle storie segrete, che non hanno avuto la possibilità di emergere.

Il lavoro portuale non era diverso nelle città portuali basta fare attenzione al repertorio fotografico. Non si dovrà disperdere il patrimonio dell’Istituto Nautico, il vasto archivio di modelli e materiali storici raccolti dall’Aldebaran, dall’Associazione Nazionale Marinai d’ Italia, dai volontari della Guardia costiera ausiliaria, dalla Lega navale, dalle società canottiere e remiere. Un mondo a parte che vive lungo le rive della nostra città. In attesa dell’apertura ufficiale della Centrale Idrodinamica da parte della presidente Marina Monassi e dal Presidente dell’Istituto di cultura marittimo portuale Alfonso Rossi Brigante, si stanno preparando il “volontari” del museo del porto. Gente di mare e di porto che hanno già dato gran parte della loro vita alla portualità e alla navigazione e che maxoderm specials ora, con grande entusiasmo torneranno in campo nel polo museale del porto. I nuovi spazi museali nella Centrale Idrodinamica e nella sottostazione elettrica di riconversione, che forse non basteranno per raccogliere tutto, creeranno nuove opportunità di conoscenza e divulgazione di quell’identità, spesso soffocata, che qualcuno ancora oggi ritiene di cancellare per fare posto a nuove idee futuribili, quasi passando oltre “il porto”.

Chi ha potuto visitare i grandi musei europei dei porti, ma anche quelli di Sidney, di città del Capo, potrà rendersi conto del ritardo con il quale soltanto ora mettiamo in campo i nostri tesori recuperando identità che rischiavano di non essere celebrate. “Quello che resta indimenticabile è il rumore e il movimento delle gru sulle banchine” – dice Claudio Sterni, responsabile per lunghi anni del settore meccanico del Porto vecchio- “ All’epoca l’organizzazione e la programmazione del lavoro era efficientissima. Quando l’agenzia annunciava l’arrivo della nave si mettevano in moto tutti i lavoratori necessari.

Negli anni sessanta eravamo in 600, si mettevano in funzione tre o 4 gru, un manipolo di persone si muoveva senza confusione e ognuno aveva il suo ruolo. Avevamo un orario di 8 ore (8/12 – 13/17), non tutti potevano usufruire delle pause pranzo o cena.. specialmente i pesatori, che avevano il lavoro più faticoso. All’epoca in porto vecchio, davanti ai magazzini 6 e 9, arrivavamo le navi bianche che portavano non solo passeggeri ma anche merci, così si dovevamo svuotare una, due, tre stive… preparare tutto e poi a volte lavorare anche di notte”. I nuovi spazi museali nella Centrale Idrodinamica e nella sottostazione elettrica di riconversione, che forse non basteranno per raccogliere tutto, creeranno nuove opportunità di conoscenza e divulgazione di quell’identità, spesso soffocata, che qualcuno ancora oggi ritiene di cancellare per fare posto a nuove idee futuribili, quasi passando oltre “il porto” inserendolo in una generica “musealità del mare”.

Chi ha potuto visitare i grandi musei europei dei porti, ma anche quelli di Sidney, di città del Capo, potrà rendersi conto del ritardo con il quale soltanto ora mettiamo in campo i nostri tesori recuperando identità che rischiavano di non essere né ricordate né celebrate.

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ph. Antonella Caroli, direttrice del polo museale del Porto di Trieste