Moldova senza mare: un altro “errore storico”?

Quando si parla di Bessarabia (Besarabya in turco), toponimo di  origine turco-cumana, ci si riferisce a una regione storica compresa tra i fiumi Prut (affluente di sinistra del Danubio nel suo corso inferiore) e il Dniestr (italianizzato, Nistro). La regione è attualmente  suddivisa tra la Moldova (parte settentrionale) e la Bessarabia storica (parte meridionale) o  Budjak, oggi appartenente all’Ucraina, ma un tempo parte del principato di Moldavia. Durante i regni di Alexandru cel Bun e Stephan III cel mare che hanno caratterizzato ‘il secolo aureo’ (tutto il secolo XV per l’esattezza) del principato di Moldavia, grande fu l’attenzione dei due principi per il controllo degli accessi al mare soprattutto in prossimità delle foci dei grandi fiumi che potevano essere risaliti da popoli nemici per invadere il territorio del principato. Non a caso  Ștephan III cel mare eresse una maestosa fortezza battezzata con il nome di Cetatea Albă   (Città Bianca), oggi Bilhorod-Dnistrovs’kyj  in ucraino, già  colonia genovese nota come Moncastro (o Maurocastro, come colonia veneziana) e poi difese strenuamente Chilia, un porto/colonia sul Danubio, fondato dagli stessi genovesi nel 1381 con scopi sia commerciali che militari che la strapparono al controllo dei Tartari.

Al pari dei genovesi maestri nell’architettura difensiva, i principi moldavi percepivano l’importanza del controllo degli accessi sul mare non solo per motivi prettamente difensivi, ma per poter avviare e dar stimolo ad una rete di redditizi traffici commerciali tra il Mar nero e i territori interni che potevano essere raggiunti risalendo il Nistro e il Danubio. Importante era stata in precedenza l’iniziativa di Alexandru cel bun che nel 1408, istituì sul Nistro proprio dove oggi sorge Tighina (o Bender in russo) un importante passo doganale. L’importanza della zona era dovuta al fatto che il fiume Nistro segnava il confine tra le zone d’influenza dei Moldavi e dei Tartari di Crimea al punto che  durante il regno di Stefano III venne costruito un piccolo fortino in legno per proteggere l’insediamento dalle incursioni dei tartari. Proprio nel 2008 Tighina ha celebrato i 600 anni di vita dalla sua fondazione. I documenti presenti nell’archivio storico della città rende merito anche alla presenza dei genovesi che già nel XIV secolo avevano in parte risalito il corso del Nistro per i loro commerci.

Con questa premessa, siamo oggi a chiederci perché la Moldova, unica repubblica che gravita attorno al mar Nero non abbia alcun sbocco sul mare, se si esclude il  Porto Internazionale Libero di Giurgiulesti (PILG), l’unico porto della Repubblica di Moldavia (RM) che può accogliere imbarcazioni marittime situato sul Danubio a sud della RM, al confine con la Romania e l’Ucraina. Ma i 120 ettari di superficie totale assegnati al porto per finalità commerciali e per la presenza di un terminale petrolifero, non possono essere visti come una concessione soddisfacente, quando poi si realizzi che  tutte le nazioni attorno al Mar Nero – Turchia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Russia, Georgia, Abkazia inclusa, hanno un loro accesso al mare: una soluzione oltremodo penalizzante per la Moldova che deve fare i conti ogni anno con una grave crisi economica che si innesta in una più ampia crisi internazionale, resa ancor più vulnerabile dall’impotenza ad ampliare un’asfittica rete commerciale via-mare. Per non parlare ovviamente dell’impatto negativo sul turismo che la mancanza di coste dal Danubio al Nistro ha determinato.

Qualcuno può obiettare che l’attuale situazione è il riflesso di accordi all’interno delle SSR, ex-repubbliche sovietiche, ma anche l’osservatore più disattento non può non rilevare che un accordo interno alla grande URSS non deve far rinunciare senza alcuna protesta a circa 150 chilometri di coste su Mar Nero, accettando come contropartita 400 metri di porto fluviale sul Danubio!

Dati storici alla mano, nel 1812  l’ impero russo, dopo la guerra vittoriosa contro i turchi entrò in possesso del territorio tra il Prut e il Dniester ed estese il nome della Bessarabia a tutto il territorio, utilizzando il termine di Bessarabia storica per il Budjak o Bugeac (nome turco). Il Regno di Romania  mantenne questi nomi tra il 1918 e il 1940 quando subentrò nel possesso alla fine della I guerra mondiale. Nel 1940 , la regione fu poi rilevata dall’ SSR dell’Ucraina in URSS, a seguito del patto Molotov-Ribbentrop, in base ad un accordo tra Hitler e Stalin. In pratica, il 7 agosto 1940 fu istituito il Budjak come  una delle regioni amministrative con il nome di  regione di Izmail , ma successivamente – il 15 febbraio 1954 , questa regione fu annessa  alla regione di Odessa (Oblast di Odessa). Il Trattato di Pace del 1947 confermò la dominazione sovietica della Bessarabia, comprendente il Budjak. Nel 1991 , dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il Budjak divenne parte diell’Ucraina .

Fu Nikita Sergeevič Chruščёv, all’epoca primo segretario del PCUS (Capo di Stato dell’Unione Sovietica), etnicamente ucraino, che per festeggiare i 300 anni dal trattato di Perejaslav firmato dai Cosacchi dell’Etmanato cosacco con il Regno russo, decise nel 1954 il passaggio definitivo del Budjak e quello ancora più importante della Crimea (Oblast di Crimea) all’SSR ucraina.  Da notare che secondo il censimento del 1959, a solo 5 anni dal passaggio tra le due repubbliche sovietiche il 71,4% della popolazione della Crimea era russo e il 22,3 % ucraino e i risultato di quell’operazione fatta con tanto di decreto stampato sulla Pravda del 27 febbraio 1954 (un anno dopo la morte di Stalin) ha lasciato una scia di malcontenti che non si sono dissipati con il tempo e che, come è sotto gli occhi di tutti,  sono poi esplosi dando vita ai luttuosi eventi recenti.

Se la decisione di annettere la Crimea corregge un errore storico fatto in violazione della costituzione sovietica, come ammette lo stesso ex segretario del PCUS e presidente dell’Unione Sovietica Michail Gorbačëv , perché un trattamento simile non è stato riservato alla SSR di Moldova riguardo il Budjak?

Ancora dati alla mano. L’Ucraina con una superficie di 603.700 km² e  una popolazione di poco più di 45 milionii al 2012  ha un’estensione di quasi 20 volte la Moldova (33.846 km²) la quale ha una popolazione di meno di 4 milioni di abitanti.  Per l’esattezza l’Ucraina è 18 volte la Moldova e il Budjak con 13.200 km2 è un terzo circa della Moldova. Per avere un idea dell’estensione dell’Ucraina, l’Italia con i suoi 301.338 km²  è estesa meno della metà  dell’Ucraina,  anche se con i suoi quasi 61 milioni di residenti al I gennaio 2015,  supera di 15 milioni la popolazione ucraina.

Il Budjak è circa un cinquantesimo dell’estensione dell’Ucraina e come nel caso della Crimea questa regione fu ‘donata’ alla SSR ucraina da Kruscev per un debito di riconoscenza perché – sono le parole della nipote di Kruscev – “il suo frumento aveva nutrito l’Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale, e dopo la grande carestia degli anni Trenta”.

Comunque a conti fatti, dal nostro punto di vista come osservatore esterno, si è trattato di un ‘errore storico’, per di più passato sotto silenzio anche dopo la caduta del Muro di Berlino con la complicità dei presidenti moldavo-ucraini, tutti membri del Politburo dell’ex-URSS, ma quest’altro ‘errore storico’ continua ad essere tale nonostante che pure la geografia concordi con la storia. Infatti, per collegare il Budjak all’Oblast di Odessa si è costruita una linea d’accesso all’interno di una sottile lingua sabbiosa a ridosso del Mar Nero, dalla località di Zatoka (o  Bugaz in rumeno, nel distretto di Bilhorod-Dnistrovs’kyj, gia’ Cetatea Alba fino al 1940). Zatoka e’ la principale localita’ di villeggiatura balneare della Besarabia meridionale, considerata la spiaggia dei moldavi per essere  la località marittima più vicina alla frontiera meridionale moldo/ucraina di Tudora (a circa 65 chilometri), ed e’ caratterizzata da una lunghissima striscia di sabbia che assomiglia tanto ad un ‘cordone ombelicale’  interrotto naturalmente da qualche varco per accedere sul mare e che attraversa in direzione nord-est  il grande estuario del fiume Nistro,

Chissà cosa penserà di lassù il re  santo Stefan III cel mare, dopo aver difeso per quasi 50 anni di regno tutti gli accessi strategici al mare del  suo Principato dalle incursioni dei tartari e turchi?