Dietro le quinte di Milano Expo 2015

Milano. Expo 2015. Potrà essere un “organismo” aperto a tutto il nostro sistema Paese? Questa è la speranza dell’Italia produttiva e creativa tutta, nel voler diventare finalmente una “metropoli” innovativa come punta avanzata di una eccellenza di pensiero e di atteggiamento nazionale comune. Ciò sarà però attuabile solamente attraverso una grande dinamica evolutiva.
Si sono appena conclusi, tra Milano e Cernobbio, i meeting più significativi inerenti alla definizione e diffusione dello stato di avanzamento dei lavori di quella che certamente sarà la manifestazione di maggior rilievo degli ultimi decenni in Italia: l’Expo 2015 di Milano, Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Tale evento eccezionale fin dalla fase embrionale porta con sé la speranza di poter così rappresentare una probabile occasione di rilancio d’immagine e crescita per il nostro Paese, offuscata  di recente in modo oramai indiscutibile.

Un’esposizione internazionale, infatti, ha sempre rappresentato una vetrina molto significativa ed esclusiva non solamente per l’area urbana che direttamente accoglie i Padiglioni di ogni singolo Paese, in cui presentare le eccellenze nei più disparati campi tematici. L’organismo Expo può quindi divenire un funzionale catalizzatore per nuovi progetti e strategie di riferimento a tutto il territorio nazionale, che vogliano indurre al sistema nuove opportunità e benefici per la cultura, il turismo, le imprese, i professionisti e le istituzioni; facendoli così collaborare e dialogare fin dagli step di programmazione iniziale.
Al momento, la sensazione percepita è che ciò purtroppo non stia avvenendo e che l’organizzazione programmatica stia riguardando solo il sistema Milano/Lombardia, senza tener conto del resto del territorio italiano. Il che sembra rallentare gli obiettivi oggettivi da raggiungere entro aprile 2015, momento in cui dovrà terminare l’allestimento dei Padiglioni.

Dalla formulazione dei due principali incontri svolti con gli organi e le istituzioni competenti ne è uscita la duplice anima che già appartiene alla manifestazione.  A Cernobbio si sono confrontate le autorità e i 900 delegati dei 57 Paesi che fino a questo momento hanno dato la loro adesione. In attesa ancora di conferma restano Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Canada e Australia. Durante i lavori dell’incontro è stata ri-presentata la più recente “versione” del progetto Expo 2015, dopo una totale paralisi durata un paio d’anni.
Ciò che traspare dal meeting di Cernobbio è di voler lavorare su un Expo chiuso in se stesso, il solito recinto fieristico,  che non ha alcuna intenzione di fare sistema e quindi generare una rete con flussi e forme di organizzazione specifiche  nell’intorno. Facendo andare così alla deriva quello che sarebbe proprio il punto di forza: un grande esperimento di gestione metropolitano legato ad un sistema economico dei luoghi coinvolti. Si percepisce così che si stia dando spazio all’effimero e all’idea di un’Architettura “di cartone”, lontana dalla ricerca sullo sviluppo di linguaggi architettonici efficaci. La sensazione, quindi, è che su questo fronte si stia costruendo progressivamente sul nulla, senza alcuna visione poetica di rivisitazione, considerando strettamente solo i sei mesi di durata della manifestazione, senza una pianificazione proiettata al futuro.

A Milano si è tenuto invece, in contemporanea, un convegno che ha voluto essere occasione per affrontare il tema Expo in chiave architettonica, analizzando la ricaduta in termini di mobilità, di edilizia e di economia che l’evento avrà non solo per l’intera Lombardia ma anche per l’Italia. Si è voluto subito focalizzare il fatto che un evento di questa portata deve esser fatto entrare in una logica di mercato, costruendo attorno un forte sentimento di adesione e di collaborazione sociale, in cui l’interesse privato e quello pubblico trovino nella gestione un punto di incontro e in cui l’Architettura non sia supporto di una “nevrosi economica” o di una “esibizione muscolare”, come solitamente avviene in queste manifestazione di grande risonanza internazionale, ma un progetto di eccellenza volto ad individuare gli elementi da valorizzare.
Probabilmente, i grandi eventi non hanno più la necessità dei luoghi canonici dal forte impatto simbolico, ma devono far riferimento ad un’attività più libera, dando vita ad una nuova cultura architettonica, con nuove opportunità per la società tramite il lavoro degli architetti. L’Expo e il suo appartenere ad una categoria complessa devono essere di stimolo assoluto nel rappresentare un momento importante di comunicazione di un’identità nazionale e non solo dei suoi prodotti, realizzando ciò non sicuramente attraverso degli “show” improbabili. Correlando l’architettura al tema della pianificazione dei grandi eventi, si è discusso in maniera ampia e variegata sullo stato dell’arte del progetto, e sulla ricaduta determinante che avrà sul territorio, con attenzione particolare alla proiezione di quello che sarà il futuro dell’area stessa. Ciò che si auspica è la formulazione di un piano infrastrutturale unitario per l’assetto territoriale in correlazione anche alla gestione nella fase del dopo Expo, la gestione di un’area di un milione di mq che assolutamente non si potrà lasciare inutilizzata.

Pertanto i professionisti del settore, architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori, fondamentali per la definizione di identità urbane, chiedono di essere parte attiva di un progetto che così strettamente coinvolge e coinvolgerà sempre più la città di Milano, la Lombardia e l’Italia intera. Attenzione particolare oltre che agli aspetti architettonici/progettuali e al concept plan del progetto è stata rivolta anche all’economia del settore, al progetto “MOSLO” (MObilità Sostenibile in LOmbardia) e al progetto “Expo Diffuso Sostenibile”, approfondito dal Politecnico di Milano; richiedendo ampiamente e fin da subito la qualità delle opere, trasparenza negli incarichi, negli appalti e nelle procedure concorsuali e il coinvolgimento pieno delle risorse tecniche e culturali della regione Lombardia e dell’intero Paese.

Si riscontrano però grossissime difficoltà nel divulgare da parte degli organi di stampa e poi nell’individuare da parte del pubblico quella che sarà la reale immagine dell’Expo. Insomma tante idee ma assolutamente confuse. Fino a qualche settimana si aveva un’immagine precisa, ma da qualche giorno la percezione e la proiezione del progetto è nuovamente cambiata.

Siamo finalmente di fronte a quello definitivo?? Cerchiamo intanto di fare chiarezza in tal senso.

I numeri del progetto EXPO 2015

Giorni all’Evento: 1274

Prtecipazioni registrate fino a questo momento: 57

Il Sito Espositivo: 110 ettari

The World Avenue: 1.5 km di lunghezza | 35 m di larghezza

Un lotto per ogni Paese: 140 Partecipanti di cui 130 Nazioni e10 Regioni internazionali

Il Cardo – L’Italia e le sue regioni, città, province: 325 m di lunghezza | 30 m di larghezza

Piazza Italia – dove l’Italia incontra il Mondo: 4.350 mq

Le Aree Corporate di Sviluppo Tematico: 3 aree, 50.000 mq

Expo Village, l’accoglienza dei Partecipanti: 160 edifici affaciati sul canale, 320 appartementi, 1.200 persone

Le Aree eventi: 6 aree indoor e outdoor

Le Aree di servizio e ristorazione: 12 aree con 30.000 mq

Il Canale: 4.5 km di lunghezza | 90.000 mq

• Il Waterside path: 4 km

La Lake Arena: 98 m di diametro

Le Tende: 100.000 mq

Il progetto Expo 2015 è stato concepito da un gruppo di architetti internazionali, in cui l’elemento caratterizzante è la presenza di una struttura che certamente, in quello che è il risultato poi ottenuto, non necessitava di tale sforzo progettuale: una “tendopoli ecosostenibile”. Si è quindi in presenza di un ossimoro evidente. Il risultato di una progettazione eccezionale poteva mai trovare la sua sintesi in una “tendopoli”, per quanto elegante essa potesse comunque sembrare? Senza poi considerare che nella composizione e nell’aggregazione di tende non serve assolutamente un’intensa attività di progetto e di intelletto ma sorge solitamente in modo spontaneo e senza un disegno preciso. Mettendo così in evidenza un altro problema che affligge costantemente il nostro Paese: il non saper individuare architetti e progettisti italiani. Solamente nella Regione Lombardia se ne contano 25.000 a cui poter affidare grandi opere ma si continua a perpetuare nella ricerca di Archistar straniere.

Svincolandosi dall’utilizzo di materiali e dalla strutturazione tipica di un’esposizione internazionale, niente cemento e niente padiglioni, già si parla di quello che potrà rappresentare il primo simbolo dell’Expo individuato però in un’architettura temporanea: un boulevard. Un lungo percorso in cui le persone che lo visiteranno potranno camminare, riunirsi, toccare, annusare e  mangiare in una totale sovrapposizione dei sensi. Le dimensioni che lo caratterizzano sono notevoli, da equipararsi agli Champs Elyées di Parigi e la Ramblas di Barcellona. Un viale importante, nella prima versione del progetto, avrebbe dovuto introdurre all’isola di Rho-Pero come un orto botanico planetario, intorno al quale ci sarebbero stati tutti i prodotti della natura in rappresentanza degli Stati che avrebbero la loro adesione all’evento. L’area poi sarebbe stata caratterizzata da grandi serre bioclimatiche, all’interno delle quali sarebbero stati ricostruiti i principali climi del pianeta, dando vita così a coltivazioni originali. Ma tale aspetto, approfondito nello specifico dall’architetto Stefano Boeri, sembra ormai accantonato. «Sarà un luogo di forte impatto emotivo ma sobrio e leggero» spiegano gli architetti. La nuova versione del progetto, dalle pochissime immagini e informazioni che giungono, dà l’impressione di non essere un diverso e originale concept plan ma semplicemente un restyling di quello precedente. Stessi contenuti in cui viene, in modo riduttivo, solo cambiato l’ordine delle variabili in gioco. La parola che prevale è “cluster”, cioè padiglioni tematici aggregativi fra Paesi che dovranno lavorare su progetti le cui tematiche sono ancora tutte da definire. Il filo conduttore comunque sarà il cibo nella definizione degli ambienti interni, con particolare attenzione ad una visione legata alla cultura, qualità, sostenibilità, sicurezza e innovazione.

Insomma sin qui nulla di nuovo, sentiamo così ancora parlare di cardo e decumano di ispirazione romana, e padiglioni tematici trattati in una modalità fieristica. Poi il lunghissimo boulevard, “World Avenue”, avrà una lunghezza di un chilometro e mezzo e i materiali utilizzati saranno riciclati all’80%. Lo spazio dovrà così fondersi tra reale e virtuale, in cui vi sarà un costante collegamento alla Rete. L’apparato scenografico sarà affidato invece alla grande firma del Cinema da Oscar: Dante Ferretti. “Personalmente in questo ultimo aspetto io ci trovo qualcosa di davvero preoccupante e inquietante, che deforma quello che sarebbe il linguaggio più efficace da attuare. La sensazione che sorge spontanea è che tale aspetto venga utilizzato solo ed esclusivamente come mero strumento per creare “appeal” sui partner stranieri, inserendo “macchine leonardesche” e torri in perfetto stile Blade Runner, attivando così un meccanismo simbolico perverso nel rintracciare ciò che è vero da ciò che è falso. Quindi, il “contenuto” reale verrà completamente travisato attraverso immagini cinematografiche e non legate ad un disegno in cui urbanistica e architettura di certo avrebbero una funzione maggiormente risolutrice e meno affabulatoria.”

Il tema in primissimo piano sarà quello dell’alimentazione, nel segno della sensibilizzazione ecologica. L’ambizione poi è quella di mantenere dopo l’Expo un grande polo agro-alimentare, realizzando successivamente un salone dell’alimentazione che oggi manca, cosa che in un Paese come il nostro non può assolutamente accadere. Genius-online.it si assume la responsabilità di fare chiarezza nella divulgazione di questi temi di rilevanza non solo nazionale. Vincere da subito, mostrando ruoli e dinamiche divulgandoli nella modalità più corretta verso un traguardo da raggiungere in vista di una ipotetica svolta. Mettendo così in luce finalmente la reale volontà di cambiamento di cui tanto si sta parlando. Ora l’occasione, come Sistema Paese, in questo senso ce l’abbiamo. Speriamo, però, di non farcela sfuggire anche questa volta.