Melancholia di Lars Von Trier

…but anyway I really wanted to be a jew, and then I found that I was really a nazi…you know, because my family was german, ‘Achmann’, wich also gave me some plasure….I …what can I say, I understand Hitler. But I think he did some wrong things, yes absolutely, but I can see him sitting in his bunker in the end….But I – there will come a point at the end of this. There will come a…I will, you know I’m just saying that … that … I think I understand the man. He’s not what you would call a good guy, but I, yeah, I understand much about him, and I sympathize with him a little bit, yes. Not! But, come on, I’m not for the Second World War. And I’m not against Jews. Susanne Bier! No not even Susanne Bier, ahh, that was also a joke. I am of course very much for Jews, no not too much because Israel is a pain in the ass, but still how can I get out of this sentence….No I just wanna say about the Art of of of the – I’m very much for Speer – Speer I liked, Albert Speer, I liked he was also maybe one of god’s best children but he had some talent that was kind of possible for him to use during, okay, I’m a Nazi.

Questa è la gaffe per cui Lars Von Trier è stato dichiarato “persona non gradita” al festival di Cannes.

Grazie a queste parole il regista ha eclissato il suo lavoro e scandalizzato le platee di tutto il mondo occidentale. Pasolini lo aveva spiegato bene, ci sono cose che non si posso dire. Trier lo sa bene e si è divertito a spiazzare tutti con quattro paradossi. La giuria di Cannes non ha potuto però negare la bellezza del suo ultimo film, riconoscendo il massimo premio ad una splendida Kirsten Dunst, attrice di incredibile bravura, un degno strumento di un grande artista. Melancholia è un film stupendo, solo delle affermazioni filonaziste avrebbero potuto offuscare la potenza dirompente che scorre in questa pellicola.

Melancholia è un pianeta assassino in rotta verso la Terra, niente potrà salvarci: su questo sfondo vediamo scorrere gli avvenimenti di due sorelle, due caratteri opposti, due rapporti con la natura assolutamente complementari. Justine (Kirsten Dunst) ha una conoscenza spiazzante, una consapevolezza naturale che non appartiene a Claire (Charlotte Gainsbourg). Il tema alto è quello della comprensione della natura, che Lars Von Trier assegna all’arte. Durante la visione della pellicola lo spettatore attento potrà notare molte citazioni, tra cui risplende l’opera di Caravaggio. L’arte è il massimo mezzo di conoscenza, l’arte è Justine, che come una Cassandra percepisce in anticipo quello che succederà, ma questa volta Cassandra non ha nulla da comunicare, non può fare nulla per evitare il disastro, può solo soffrire. La scienza non può nulla se paragonata all’intuizione, il superamento della logica e del calcolo scientifico non è compreso dalle persone ‘normali’, è per questo che nessuno dei personaggi capisce le azioni di Justine, sembra solo una pazza isterica che infrange le regole sociali. Non c’è nulla da fare, nulla da dire, anche perchè quando anche Claire comprende la gravità della situazione ormai è troppo tardi, troppo tardi per parlare, troppo tardi per piangere ed esprimere il proprio amore.
“I know things […] life is only on Earth and not for long”. Questa battuta di Justine sancisce la solitudine che vive nella condizione umana. Siamo di fronte alla genesi di un universo senza vita, l’osservatore questa volta non ha più alcun peso, l’arte di Lars Von Trier indaga addirittura la fisica della meccanica quantistica e la risolve togliendo l’osservatore dal famoso paradosso del gatto di Schrödinger.

Melancholia è un film che tende all’assoluto, non a caso la colonna sonora scelta è Tristano e Isotta di Wagner, note appassionanti per delle immagini sublimi. Oltre una fotografia splendida, sono molto interessanti le immagini affidate al supervisore degli effetti speciali, Peter Hjorth, che ha magistralmente condotto il lavoro di ben 19 artisti grafici: hanno creato un vero capolavoro.