MAURIZIO GASPARRI: CHIACCHIERATA SU RENZI, BERLUSCONI, TWEEET E RIFORMA RAI

La sua è una carriera politica importante che percorre il MSI, passando per AN, il PdL fino ad arrivare a Forza Italia, oggi. Il Senatore Maurizio Gasparri, che ricopre la carica di Vicepresidente del Senato dal marzo 2013, è diventato oramai un personaggio pubblico oltre che un politico. Amato od odiato, fa parlare di sé e talvolta attira l’ira dei suoi detrattori. A ogni buon conto, una cosa è certa: difende senza mezzi termini gli ideali in cui crede e guai a toccargli la «famiglia tradizionale». Senza dimenticare, poi, le sue lotte sul caso dei Marò Girone e La Torre, tristemente stigmatizzato dalla stampa mondiale. 

Senatore, Lei si occupa di politica dall’inizio degli anni Novanta e ha mantenuto una linea piuttosto coerente, portando avanti ideali di destra, prima, e poi aderendo a formazioni politiche più liberali e appartenenti al centrodestra (prima PDL e ora Forza Italia). Quali sono gli ideali di destra che La descrivono maggiormente?
L’ideale resta tale se poi non si mette in pratica. Preferisco parlare di ciò per cui mi sono sempre battuto, in Parlamento e fuori. Per la legge, in primo luogo. Per una giustizia giusta e per la certezza della pena. Per la sicurezza, per uno Stato che tuteli i suoi cittadini e li faccia vivere sicuri e liberi. Per la famiglia, basata sull’unione tra un uomo e una donna, nucleo fondante la nostra società. Per la vita, dal suo concepimento fino al suo termine. Sono questi alcuni principi che hanno guidato la mia vita da legislatore. In questi mesi si sta ad esempio discutendo, prima in commissione e poi in Aula, di unioni civili o di divorzio breve. Ho presentato dei precisi emendamenti perché, ad esempio, sono fortemente contrario al “divorzio spray”, al divorzio istantaneo, che si risolve in pochi mesi e che sfascia anche situazioni sentimentalmente e socialmente recuperabili. Per la famiglia sono note le mie battaglie soprattutto in materia fiscale e contro le cosiddette unioni civili, anticamera per le unioni omosessuali il cui unico scopo è l’adozione.

Altri che invece non condivide?
Sono contro il pensiero unico che vuole imporre il politicamente o socialmente corretto. Le faccio un esempio. In Senato qualche settimana fa bisognava ratificare la convenzione dell’Aja del 1996 in materia di responsabilità genitoriale e protezione dei minori. Alcuni punti della convenzione introducevano nel nostro ordinamento l’istituto islamico della kafala. Cosa vuol dire? Una coppia italiana, che avesse intenzione di chiedere in adozione un bambino proveniente da un paese islamico, in base alla loro legge deve essere di religione islamica o deve convertirsi all’Islam. Un fatto intollerabile, che contrasta palesemente con il nostro ordinamento e che avrebbe voluto dire sottomettersi al diritto islamico. Trovo intollerabile l’atteggiamento di chi rinnega il nostro diritto, la nostra democrazia, le basi stesse della nostra società in nome di una finta integrazione e di una tolleranza astratta che poi si traduce in sottomissione.

Giorni fa la Senatrice Manuela Repetti ha lasciato Forza Italia con una lettera pubblica indirizzata al Corriere della Sera in cui, tra gli altri motivi, indica «l’azzoppamento del nostro leader, il presidente Silvio Berlusconi, con la conseguenza di un centrodestra senza più un punto di riferimento». Lei è d’accordo sul fatto che non esista più una guida carismatica del centrodestra?
La senatrice Repetti, dopo aver avuto un colloquio privato con il presidente Berlusconi, ha chiarito la sua posizione e ritirato le dimissioni. A dimostrazione che il ruolo del nostro leader è ancora tutt’altro che marginale. Il centrodestra ha evidentemente bisogno di ritrovare la sua unità. I sondaggi dimostrano che la coalizione di centrodestra ha pochi punti di differenza rispetto alla sinistra. Vedo tanti che si auto celebrano delfini, quando in realtà si comportano da piranha. Per il centrodestra serve lo spirito federatore che solo Berlusconi ha sempre avuto e messo in campo. Una figura che unisce e non divide. Quello che sta succedendo anche all’interno della Lega è significativo. Scissioni, lacerazioni, rotture sono deleterie. Fanno il gioco, tra l’altro insperato, della sinistra. Al di là del carisma, che pure Berlusconi continua a mantenere, serve lungimiranza, spirito positivo e propositivo, capacità di sintesi. Meriti indiscussi che vanno riconosciuti al nostro leader.

Sembrerebbe che l’attuale Presidente del Consiglio Renzi abbia attirato le simpatie di molti elettori del centrodestra. Propaganda o verità?
Renzi ha raccontato tante belle cose ma, come dimostrano d’altra parte anche i recenti sondaggi, in tanti si sono resi conto che erano solo dichiarazioni di intenti alle quali non hanno fatto seguito azioni concrete. Se pensiamo allo specchietto delle allodole rappresentato dai famigerati 80 euro in busta paga, ci si rende conto della misura delle bugie raccontate. Si è dato ad alcuni ma poi si è tolto a tutti, e tanto. Più tasse, a cominciare da quelle sulla casa, meno agevolazioni. Se qualche elettore del centrodestra aveva visto in Renzi un’alternativa si è dovuto ricredere subito. Lo stanno facendo a sinistra, figuriamoci a destra!

Cosa ne pensa su un’eventuale coalizione con Salvini, è favorevole o contrario?
Credo nel centrodestra unito. Una coalizione di centrodestra che dovesse escludere la Lega sarebbe innaturale. Certo, i toni usati anche recentemente da Salvini non hanno favorito questa unità. Ha spinto un po’ troppo l’acceleratore e ha causato fratture prima nel suo partito e poi all’interno del centrodestra. Credo sia un atteggiamento sbagliato. Alzare la voce può essere utile nell’immediato a raccogliere qualche voto in più, ma nel lungo termine non serve a vincere la sfida più importante che è quella di sconfiggere la sinistra. Se l’obiettivo anche di Salvini è accantonare Renzi, questo può farlo solo se stabilisce un’alleanza con noi. Da soli non si va da nessuna parte. Solo uniti si vince. E questo anche Salvini dovrebbe capirlo.

La legge sul riordino del sistema televisivo che porta il suo nome è stata fortemente criticata da Renzi, soprattutto ora che si avvicina la resa dei conti sulla riforma RAI. Se ce l’avesse davanti cosa gli risponderebbe? Cosa le viene contestato?
Renzi si è mostrato arrogante e saccente ma ha dovuto fare una clamorosa retromarcia sulla Rai. Voleva addirittura riformare la tv pubblica con un decreto, quando chiunque è in grado di capire che non ci sono i requisiti di necessità e urgenza tali da giustificare un provvedimento di questa natura. Ma è stato soprattutto ignorante. In primo luogo perché ha parlato ignorando completamente che ci sono sentenze e ordinanze della Corte costituzionale che hanno stabilito la centralità del Parlamento nella scelta dei vertici aziendali, a partire dalla sentenza 225 del 1974. Quando, da ministro delle Comunicazioni, riformai il sistema radio televisivo italiano (quindi, non solo la Rai), lasciai che fosse il Parlamento a stabilire i criteri di nomina del Cda della tv pubblica. E il Parlamento stabilì che questo compito spettasse a un’apposita commissione parlamentare di vigilanza proprio per garantire la democrazia della rappresentanza. La norma della Gasparri sul Cda Rai, quindi, è solo un comma della legge. Una piccola parte che, volendo, si può anche cambiare, ma sempre rispettando i vincoli imposti dalla Consulta sulla ‘parlamentarizzazione’ nella scelta della governance. Ma l’ignoranza di Renzi è doppia. Ha infatti anche ipotizzato che il Cda fosse eletto dal Parlamento in seduta comune. Non è possibile. La Costituzione dice chiaramente (articolo 55 comma 2) quando il Parlamento si può riunire congiuntamente. E l’elezione del Cda Rai non è uno di questi casi.

Di recente ha dichiarato che al Senato bisognerebbe ricorrere ai test antidroga perché sarebbero «tutti un po’ su di giri». Stava scherzando o faceva particolari riferimenti?
Assolutamente. Credo sia necessario sempre. Intanto perché la politica deve dare il buon esempio. Sono contrario all’assunzione di qualunque sostanza stupefacente, ho condotto storiche battaglie contro la legalizzazione della cannabis e tutt’ora con il senatore Giovanardi ho istituito un intergruppo parlamentare per fermare la dissennata proposta di liberalizzare la droga. Serve il pugno fermo. Anche in Parlamento.

Usa spesso la battuta sarcastica sull’uso degli stupefacenti anche sul suo profilo Twitter per rispondere a critiche nei suoi confronti. La sincerità paga?
Non sempre, ma fa parte di me. D’altra parte mi capita spesso di rispondere ad insulti. Non sono il primo che attacca, ma se vengo insultato credo di avere il diritto di difendermi. Mi rendo comunque conto che talvolta mi espongo a un rischio, perché i social network hanno la capacità di scatenare reazioni a catena incontrollabili. Penso ai cosiddetti tweet storm. Poi la rapidità con la quale si scrive, non consente di approfondire alcuni aspetti come ad esempio l’età dell’interlocutore o altro. Anche per questo non ho mai perso il contatto con la realtà. Uso molto i social, ma continuo a preferire il contatto con la gente. Credo molto nel contatto umano, stringo mani, guardo in faccia chi mi parla. Semmai oggi attraverso internet abbiamo uno strumento in più per favorire il prosieguo di un cintato, un’amicizia. Facebook o Twitter sono utili perché riesco in pochi parole a far sapere il mio pensiero a una platea vastissima fatta di persone che magari ho singolarmente conosciuto e con cui in passato ho parlato.

Faccia un tweet su Grillo e il M5S.
Allora vede che mi istiga all’insulto?

Il caso dei due fucilieri di Marina, Girone e La Torre, dura ormai da tre anni e i militari italiani non sanno ancora quale futuro li attenda. Preferisce “Andiamo a riprenderci i nostri Marò” o “usiamo il dialogo e la diplomazia”?
Il tempo della diplomazia, semmai c’è stato, è finito. Questa storia drammatica dura da oltre tre anni. Un tempo infinito e ingiusto che ha portato sofferenza ai nostri due fucilieri e alle loro famiglie. Latorre e Girone erano impegnati in una missione internazionale anti pirateria. Hanno agito secondo il loro dovere. Sono innocenti. C’è stato un periodo in cui non si sapeva con chi parlare. Abbiamo aspettato che in India ci fossero le elezioni e ora con Modi al governo bisognava risolvere subito la faccenda. Il governo Renzi ha anche chiesto che si abbassassero i toni per facilitare questo percorso diplomatico. Lo abbiamo fatto ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Di che parliamo? Il tempo delle chiacchiere è finito. La faccenda andava internazionalizzata dal primo momento. È stato sbagliato impostarla come una questione afferente i rapporti tra due paesi proprio perché i nostri fucilieri erano in acque straniere a compiere una missione internazionale. Bisognava coinvolgere l’Onu, cosa che in maniera decisa e fattiva non si è fatto.

La vicenda delle due giovani cooperanti Vanessa e Greta ha scatenato numerose polemiche, incluse le sue. L’Italia ha pagato un riscatto per salvare le loro vite e riportarle a casa?
Il governo non lo ha ammesso, ma ha anche detto che ci si è regolati come per altre faccende simili in passato. La mia opinione è che pagare riscatti sia sbagliato. Uno Stato si mostra debole e arrendevole. A chi vanno quei soldi? A criminali e terroristi che li useranno per i loro scopi. Cedere una volta, poi, implica cedere sempre. Ritengo piuttosto necessaria cautela e maggiore attenzione da parte di chi si spinge in zone a forte rischio mettendo a repentaglio la propria vita. Le iniziative umanitarie sono lodevoli. Ma la mia riflessione è molto semplice. Ci sono tante situazioni di disagio, condizioni difficili di bambini in difficoltà, di disabili che hanno bisogno di aiuto, di anziani che necessitano di assistenza. Tante realtà che meriterebbero maggiore attenzione e aiuto in Patria, da parte nostra, da parte degli italiani e spesso sono dimenticate, sottovalutate. Va bene andare in Africa, in Siria o altrove a portare conforto. Ma ci sono contesti di guerra dove semplicemente non si può andare se non coordinati da un’azione governativa. Chi non ha presente questo o è incosciente, ho ha altri fini che non sono quelli nobili della filantropia.

(9’45”)