Matteo Salvini: programma e identità della nuova Lega Nord

Intervista rilasciata il 17 marzo 2015

In pochi anni è riuscito a riportare un partito vecchio e stanco come la Lega Nord, reduce dalla debacle elettorale del 2013, al centro del sistema politico italiano e a presentarsi come leader di una destra nazionale di stampo lepenista che vede nella lotta all’euro e all’immigrazione i suoi cardini programmatici e ideologici. La rivoluzione copernicana rispetto all’era-Bossi per il momento sta pagando. Ma basterà?

Segretario Salvini, lei non solo è riuscito a riportare la Lega Nord, il più vecchio partito italiano, al centro della scena politica, ma è il leader di riferimento di un eventuale coalizione di destra, con indici di gradimento in costante crescita, al nord come al sud. Cos’ha capito lei che gli altri politici non hanno capito?

Che occorre concretezza, idee chiare e proposte fattibili, senza troppe mediazioni o vie di mezzo e penso che sia questo che la gente apprezza.

Vent’anni fa la Lega faceva leva sul benessere del nord est, oggi sulla crisi. Ieri c’era il federalismo del nord che combatteva il parassitismo statalista e corrotto del sud, oggi c’è una Lega a vocazione nazionale o nazionalista, concentrata sulla lotta all’euro e all’immigrazione. La Lega sembra prendere la forma del nemico cui si oppone. È sufficiente questo per governare?

Comunque la visione di vent’anni fa è la visione di oggi cui si sono aggiunti problemi, perché il problema della burocrazia, dello squilibrio nord-sud, dell’eccesso di tasse è stato aggravato dall’euro, dai vincoli europei e dall’immigrazione. Da un punto di vista delle proposte, la flat tax, la revisione di tutti i trattati europei, la cancellazione della Legge Fornero e il supplemento degli studi di settore, solo in tema economico. Si sono aggiunti problemi a problemi. Il federalismo continua a rimanere la soluzione dei problemi italiani, però da fuori sono emersi problemi che prima non c’erano.

La Lega sembra molto a suo agio all’opposizione. Come conciliare la Lega di lotta alla Lega di Governo? E al Governo con chi?

Dove governiamo, penso alla Lombardia e penso al Veneto, gli indicatori economici, e penso alla sanità, sono i migliori d’Italia, quindi quando governiamo lo sappiamo fare bene.

Com’è cambiato, secondo lei, il nord Italia in questi anni? C’è stato effettivamente un livellamento al ribasso degli standard etici della classe dirigente del nord nella gestione della cosa pubblica, come sembrano rivelare le cronache giudiziarie? 

Purtroppo sì. Leggevo oggi i dati di Confesercenti, con quasi cinquecentomila lavoratori autonomi che si sono arresi negli ultimi anni e quindi, rispetto a dieci anni fa, siamo tornati indietro.

La classe imprenditoriale che fu protagonista del boom dei primi anni Novanta di fronte alla crisi si è rivelata più debole del previsto. È solo colpa dell’euro, della tassazione, della burocrazia, dello scarso accesso al credito o gli imprenditori hanno delle colpe, per esempio quella di non avere investito in innovazione? 

Sicuramente qualcuno si è seduto, penso ad esempio al settore del turismo. Però in condizioni sicuramente svantaggiate rispetto al resto dell’Europa. È vero che qualcuno pensava di vivere di rendita ma l’accoppiata tassazione interna e vincoli esterni è stata mortifera.

La Lega diventa nazionale proprio nella fase storica in cui forti pulsioni regionali stanno spingendo all’interno dei confini degli stati, come nei clamorosi casi di Scozia e Catalogna. Siete stati dei precursori, in qualche modo. Non temete di perdere paradossalmente il passo proprio su questo fenomeno che potrebbe rappresentare il futuro delle destre rispetto al classico partito nazionalista?

Ma infatti io dico sempre che con la Le Pen abbiamo tanti punti in comune ma anche dei punti di distinzione. Io continuo, anche quando vado in Sicilia o in Calabria a parlare di autonomia, federalismo, autogoverno. Quindi è per questo che non sono classificabile come destra tout court, perché per me l’autogoverno, a livello di comunità e non a livello di stato centrale è fondamentale.

Che influenza ha avuto sull’evoluzione della Lega la vicinanza con il Front National?

Sui grandi temi del lavoro, dell’immigrazione e dell’Europa. L’Europa così com’è strutturata è una gabbia, una gabbia in cui comandano le banche e non i cittadini. L’Euro è una moneta sbagliata e l’immigrazione di massa è voluta e agevolata. E quindi su questi temi assolutamente penso che saremo da qui a poco maggioranza in Europa.

Lei parla con chiunque sia disposto a condividere le battaglie della Lega, ma non pensa che l’alleanza con CasaPound potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio o comunque rappresentare un freno al richiamo nei confronti di un certo elettorato? 

Io faccio pochi calcoli. Nel senso che sulla Legge Fornero abbiamo lavorato con la Fiom-Cgil, sull’immigrazione si può ragionare con CasaPound, sull’anticorruzione con il Movimento 5 Stelle. Quindi lavoro sui progetti e non tanto sugli schieramenti. Non mi preoccupa un voto in più o in meno.

Mare Nostrum ha fallito e Triton sta rivelando tutta la sua inadeguatezza nella gestione del fenomeno migratorio. A questo punto la domanda è: è davvero possibile arginare e controllare i flussi? E come?

Ci è arrivata anche l’Onu adesso, con le stesse ricette della Lega dell’anno scorso, ossia aprire dei centri di accoglienza e riconoscimento in nord Africa e attuare una difesa delle acque territoriali per evitare partenze e sbarchi. Quindi condivido la posizione, seppur tardiva, dell’Onu.

Esiste un islam buono?

Se c’è è troppo silenzioso e costretto nell’angolino. Esistono islamici per bene, però l’islam in quanto tale, per come viene coniugato, interpretato e applicato non è compatibile con le nostre libertà.

Lei, anche nella manifestazione di piazza del Popolo, ha difeso il benzinaio vicentino che ha ucciso il rapinatore in uno scontro a fuoco, rigettando il concetto di eccesso di legittima difesa. Con la Lega al governo, questo diritto di difendersi avrà ancora senso o lo Stato tornerà a proteggere i cittadini? 

Sicuramente, se fossi al posto di Alfano, avrei un approccio diverso all’ordine pubblico e al sostegno alle forze dell’ordine. In ogni caso, siccome non ci può essere un poliziotto a ogni angolo, abbiamo depositato già il mese scorso un progetto di legge sul modello francese che estende il concetto di legittima difesa.

Ci descrive con una manciata di aggettivi l’Italia che vorrebbe per i suoi figli?

Onesta e che permetta di lavorare. Onesta e laboriosa.

Foto: Archivio Segreteria Lega Nord.