Matteo Attruia – Courtesy the Artist

Il progetto, quantomai originale e perfettamente in linea con l’ironia che caratterizza il lavoro di Matteo Attruia, coinvolge una ventina di artisti a cui è stato chiesto di contribuire alla realizzazione della mostra Courtesy the Artist attraverso la donazione di un’opera. Queste, private della firma di chi realmente le ha realizzate, saranno esposte nel cubo bianco di via Diaz 4 a Trieste. Ancora una volta un’azione provocatoria e di sottile ironia che mette in discussione il concetto di autorialità, di identità artistica e di proprietà intellettuale nel sistema dell’arte contemporanea.  Si riesce oggi a individuare il vero creatore di un’opera artistica? Sia in senso stretto, ricordo la recente polemica rivolta da David Hockney a Damien Hirst, accusato di fare realizzare le sue opere ai propri assistenti.  Due grandi nomi dell’arte contemporanea che avevano pressapoco nello stesso periodo due importanti retrospettive nella capitale britannica, rispettivamente Hockney alla Royal Academy of Arts e Hirst alla Tate Modern, inaugurata il mese scorso. Dall’altro lato sicuramente nell’arte moderna, più precisamente nei laboratori rinascimentali, poco importava chi era l’esecutore materiale di un dipinto.

Negli spazi di LipanjePuntin artecontemporanea le opere perdono il background e la liaison con il sistema dell’arte, per essere identificate dallo stesso titolo (Courtesy the Artist, appunto) e un numero progressivo. Nonostante quest’operazione tuttavia Matteo Attruia, non riesce a cancellare lo stile che caratterizza ciascun artista, anche se l’autore dell’opera rimarrà rigorosamente segreto. Matteo Attruia mette in atto un processo basato su dinamiche contrapposte, di condivisione di intenti e di appropriazione del lavoro altrui, svelando da un lato la propria debolezza che lo spinge a chiedere aiuto e, dall’altro, l’abilità di colui che riesce comunque a trarre un does meratol work vantaggio da una situazione di difficoltà. Un gioco sfrontato e graffiante che ricorda le radici controverse della parola arte: in greco infatti la parola non esite, ma ci si riferisce alla techne, mentre nella parola latina ars vengono inclusi i significati di tecnica e abilità. E’, quindi, artista solo chi realizza materialmente un’opera artistica o c’è un legame più profondo tra l’uomo, l’arte e la materia?

Altro perno fondamentale del progetto di Attruia sono i galleristi, ai quali l’artista ha chiesto di poter intervenire e dialogare con lo spazio. Le pareti candide, infatti, saranno segnate  dall’incisione del titolo della mostra con tracce simili a quelle che usualmente realizzano elettricisti e idraulici. Negli spazi della della galleria saranno inoltre ospitate altre opere recenti di Matteo Attruia: tra cui il lightbox Vendo oro, metafora del ruolo dell’artista nella nostra società, Sto da Dio, surreale dissertazione sul senso della lapide sepolcrale, Ave Maria, metafisico neon che mescola senza ritegno sacro e pop.

Matteo Attruia vive e lavora ovunque, di recente è stato finalista al Premio Palinsesti, ha partecipato alle mostre collettive Venti per Una alla Castiglia di Saluzzo, a Dolomiti Contemporanee a Sospirolo e a Il fuoco della Natura al Salone degli Incanti di Trieste.

Tra le mostre personali più recenti si ricordano Lavoro nero a NeoHesperia, Treviso e Featuring presso la Galleria Ugo Ferranti di Roma.

Leggi l’intervista a Matteo Attruia

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Matteo Attruia

COURTESY THE ARTIST
a cura di Daniele Capra

26 maggio – 14 luglio 2012 –

LipanjePuntin artecontemporanea
via Diaz 4 – 34121 TRIESTE
tel. + 39 040 308099
email info@lipuarte.it
lipanjepuntin.com

Orario di galleria dal martedì al venerdì 15.30-19.30 o su appuntamento – Ingresso libero