Maschio e Femmina li creò?

A proposito di violenza sulle donne e di “femminicidio”

Le cronache dei giornali di questi mesi riportano spesso episodi di violenza sulle donne, che talvolta sfociano in delitti efferati. Non voglio in questo articolo fornire dei dati su questo fenomeno, ma voglio fare un ragionamento a partire da alcune pagine bibliche, in particolare di Genesi.

È sempre molto bello prendere in mano i primi capitoli del libro della Genesi, perché essi hanno una “freschezza”, una “leggerezza” unici. Raccontano le cose più importanti e complesse dando un respiro profondo e concreto, mostrando una sapienza alta e nello stesso tempo comprensibile a tutti. La prima immagine la traggo dal primo capitolo di Genesi. Nel sesto giorno Dio crea l’uomo. Ascoltiamo questo passaggio:

Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza (…) E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. (Gen 1,26-27)

L’autore biblico che ha scritto questo testo più di 3000 anni fa forse non si è reso davvero conto della grande novità di quanto scriveva: Dio afferma di volere creare la sua immagine nel mondo e crea la persona umana, perché porti nel mondo la Sua impronta. Ma per conoscere il volto di Dio occorrerà guardare la differenza riconciliata tra uomo e la donna: Dio si rivela nell’alleanza tra due partner che sono sullo stesso piano. L’uomo e la donna hanno la stessa importanza di fronte a Dio, sono uguali nei diritti e nei doveri, ne manifestano allo stesso modo la divinità e la regalità.

Ascoltando questo versetto non possiamo non fare un ragionamento: la verità rivelata da questa pagina biblica è talmente grande che ci si potrebbe domandare se è mai diventata prassi nello popolo ebraico che l’ha accolta come parola rivelata nei suoi testi sacri.

Al tempo di Gesù l’unico diritto che aveva una donna era quello di stare zitta e non aveva neppure possibilità di testimoniare in un tribunale, per non parlare di ciò che avviene ancora oggi presso gli ebrei ortodossi… possiamo notare come c’è uno scollamento tra l’auspicio della pagina biblica e la prassi della religione ebraica.
Ma anche nella nostra cultura cristiana ci sono stati periodi storici in cui la donna era considerata “di serie b”. Se da una parte Gesù le rende protagoniste dell’annuncio del vangelo mostrandosi per primo a loro il giorno di Pasqua, dall’altra non possiamo dimenticare che all’interno della stessa chiesa la donna spesso non ha avuto il posto che le spettava, se Papa Francesco da mesi ci sta richiamando a ripensare il ruolo delle donne all’interno delle comunità.

Da dove nasce la violenza? Nasce dal pensare che io sono tuo “padrone”, che io posso fare di te ciò che voglio perché “tu sei di serie b”, per il fatto che sei “sottomessa”, sei “mia proprietà”. La violenza sulle donne è esattamente la smentita del versetto che abbiamo appena analizzato.

Il secondo brano di Genesi su cui voglio riflettere è tratto dal secondo capitolo, dal racconto che è chiamato “seconda creazione”:

Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.
Allora l’uomo disse: “Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne.
La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta”. (Gen 2,20-23)

L’autore biblico questa volta pone l’accento su un particolare importante del rapporto uomo-donna: la diversità irriducibile che c’è tra queste due “essenze”. Egli, per raccontare questo concetto così difficile usa alcune immagini molto immediate ed efficaci: la femmina ha in comune con il maschio la stessa umanità (la costola), ma la femmina per il maschio è un mistero (viene creata mentre lui dorme) ed è un’irriducibile differenza rispetto a lui. Questa differenza è il cuore del rapporto uomo-donna. Proprio perché diversi nel corpo, nella sessualità, nell’approcciarsi al mondo, maschio e femmina sono chiamati a ricondursi a unità, perché nell’unità delle differenze si manifesta l’Unico. La violenza sulla donna nasce dal non accettare questa irriducibile differenza. Quando si teme la diversità, qualsiasi diversità, si diventa violenti, perché non si accetta un altro punto di vista sulla storia che non sia il proprio. Certamente non è facile capirsi nelle differenze, non è facile dialogare e comprendersi (chiedetelo a chi è sposato da quarant’anni se è facile capire l’altro o l’altra…), ma certamente è la sfida affascinante che Dio ha posto nel mondo creando la donna: amare significa sempre accettare l’altro in quanto diverso da te.

Il terzo brano che ho scelto è tratto dalla terza pagina di Genesi: quando si è consumato il peccato di Adamo e di Eva a causa del serpente, Dio dice alla donna:

“Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà” (Gen 3,16)

Dio non maledice la donna, ma narra purtroppo quello che già avviene nella storia: il più bel rapporto tra maschio e femmina può tramutarsi in stupro, l’attrazione amorosa può degenerare in violenza e sopruso. La violenza sulle donne nasce esattamente dal non umanizzare gli istinti. L’attrazione sessuale non deve mai dimenticare che l’altra non è un’oggetto a propria disposizione, ma una persona con una libertà e una dignità incomparabili. L’altra può dire “no!”, perché è una persona libera, non un oggetto sessuale. Condividiamo con gli animali la sessualità, ma non possiamo essere animali nel viverla: siamo chiamati a “umanizzarla”, a farla diventare canale di dialogo, non strumento di “imbestialimento”, di dominazione, di violenza. La violenza nasce dal pensare la sessualità come un potere attraverso cui soggiogare l’altro: per “amore” (che in realtà non lo è) spesso si compiono (e si coprono) le nefandezze più grandi. In questo senso credo che occorre anche all’interno della chiesa tornare a rieducare gli adolescenti e i giovani a uno sguardo bello e profondo sulla sessualità. Abbiamo troppe volte rinunciato a questo compito pensando di risolvere la questione dando qualche “regolina”, come se la visione del vangelo rispetto all’affettività fosse solo “una castrazione” e non uno sguardo liberato e davvero umanizzante su di essa. Domandiamoci sinceramente: da chi imparano la sessualità i nostri maschi futuri uomini? Se i genitori, la scuola, la chiesa rinunciano ad essere educatori di un modo serio, sereno e bello di vivere la sessualità, non possiamo certo pensare che i nostri maschi possano crescere in umanità se sono abbandonati a se stessi e gli unici loro maestri sono la pornografia, la prostituzione e i discorsi da “compagnia al bar”…

In ultima analisi, questo fenomeno della violenza sulle donne chiede alla Chiesa di “esserci”. Esserci perché torni ad essere “maestra in umanità” per i giovani uomini e le giovani donne di oggi e di domani. Non si insegna solo con le parole, ma con la testimonianza della vita: nel concreto, a partire dalle nostre “famiglie cristiane” e nei nostri ambienti ecclesiali, in cui dobbiamo domandarci come stiamo crescendo i figli rispetto a questi temi. La violenza sulle donne a volte nasce in famiglia, spesso da comportamenti violenti subiti da chi poi diventa carnefice a sua volta… Queste questioni esigono da parte di tutti un forte esame di coscienza, perché si possa sempre più combattere questa piaga di inciviltà che sembra non avere fine, ma che deve essere combattuta con ogni mezzo, a partire da una forte “prevenzione” ed educazione delle nuove generazioni.