Martina Valentini Marinaz, attrice, e la sua ricerca del “Vero”

Il panorama teatrale italiano ha da sempre formato e fatto conoscere al grande pubblico attori di enorme interesse. Noi ci soffermiamo su di un’attrice che, per il suo impegno teatrale e intraprendenza ha suscitato il nostro interesse.

Lei è Martina Valentini Marinaz, triestina di nascita ma residente a Bologna, attrice dal 2009 dopo la formazione alla Scuola di Teatro dell’Emilia Romagna “Colli”.

Nel suo percorso formativo e professionale ha lavorato con diversi attori e registri, ne ricordiamo solo alcuni: Emanuele Montagna, Francesco Macedonio, Alessandra Cortesi, Giorgio Comaschi, Guido Ferrarini e tanti altri.

La passione per il Teatro l’ha portata a laurearsi in Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo all’Università degli Studi di Bologna.

Molti giovani sognano di diventare attori, pochi ci riescono e solo pochissimi riescono a vivere di questo. Lei ha iniziato il percorso nel 2009, cos’é cambiato da allora e cos’é migliorato nel panorama artistico italiano?

“Che lavoro fai?”

“Sono attrice”.

Ed ecco che gli occhi di chi riceve la risposta si riempiono di meraviglia, curiosità, entusiasmo.

È un lavoro che affascina moltissimo e posso capire il perché. Vivere altre vite, altre epoche, emozioni sempre diverse …

È un po’ essere come i gatti…  vivere tante vite… ma in una sola.

Trasmettere al pubblico tutto questo è l’obiettivo che noi ci poniamo. Lo spettatore deve vivere questa o quella vicenda assieme a noi, con la meraviglia di un bambino.

La sensazione in realtà è che non si sogni tanto di diventare attori, quanto piuttosto di avere successo. Diventare una star, acquisire lo status di divo con un semplice schiocco di dita: frotte di “diamanti allo stato grezzo” convinti che la loro semplice presenza sia sufficiente ad assicurarsi un posto nell’Olimpo. Goccia a goccia sta scomparendo l’idea di dover lavorare per ottenere questo risultato, di dover affrontare un percorso formativo completo, lungo e in un certo senso faticoso, prima di definirsi attori in senso professionale.

Il Teatro è disciplina. Questo è la prima nozione che imparai nella Scuola di Teatro Colli diretta da Emanuele Montagna, dove mi sono diplomata. Essere attore non significa essere un artista senza regole che dà libero sfogo alle emozioni che danno vita ad un personaggio. È puntualità, umiltà, sacrificio, precarietà, è costante studio, quotidiano esercizio … insomma, tutto quello che lo spettatore vede sul palcoscenico, è il frutto della perfetta fusione tra passione e duro lavoro. Non timbriamo il cartellino e per quanto mi riguarda io porto questo meraviglioso lavoro a casa, per continuare l’analisi del personaggio, per cercare nuove idee e ispirazioni, studiare il contesto in cui si svolge la vicenda rappresentata … Oggi fioccano corsi di teatro a ogni angolo, bastano dieci lezioni e via! Quando mi avvicinai per la prima volta a questo mondo…beh, una cosa del genere non era contemplata. Questo non è un semplice impiego, è un percorso che richiede una dose massiccia di forza di volontà sostenuta da smisurata passione, perché non è strano per noi attori vivere dei momenti difficili, in cui gli ingaggi o scarseggiano o offrono una retribuzione che non ti permette di arrivare alla fine del mese. Ma stringiamo i denti e, se il progetto piace, merita considerazione, e accettiamo per amore. Amore per il Teatro.

Difficile stabilire cosa sia cambiato dal 2009 ad oggi, ancor più difficile captarne i miglioramenti. Mi sento di dirle che purtroppo i teatri si stanno svuotando, e non troppo lentamente. Mi riferisco soprattutto alle piccole produzioni, a quelle realtà che non propongono “il nome” in cartellone. Ma c’è un però. Sì perché il bisogno di teatro trova sempre una strada per emergere. I luoghi animati da rappresentazioni teatrali si stanno diversificando. Non si va solo a teatro, ma anche in bar, nella hall di un hotel, in una Villa privata, in una chiesa sconsacrata, in un pub… insomma, siamo un po’ tornati al concetto del teatro come rito, che non ha bisogno necessariamente del suo luogo per esistere. Oggi sono i non-luoghi quelli dove si respira spesso il recitato migliore. Mi spiego meglio, come una fenice che risorge dalle sue ceneri, gli attori oggi si ritrovano a invadere treni,bar, autogrill…è questa la nostra, la mia nuova sfida.

La sua formazione artistica é stata incentrata sul metodo Stanislavskij- Strasberg, ci può descrivere in cosa consiste?

Si tratta di un metodo utilizzato da grandissimi attori italiani e internazionali, come per esempio Robert De Niro, Meryl Streep e Dustin Hoffman. Incentrato sul lavoro dell’attore ideato da Konstantin Stanislavskij e rielaborato successivamente da Lee Strasberg, esso mira alla ricerca del Vero all’interno della recitazione e lo fa attraverso un percorso che va in profondità, scava nell’intimità dell’attore per rivivere le emozioni e sensazioni di un determinato personaggio. Ed ecco che la “memoria emotiva”, i “se” magici, le “circostanze date” e altri diventano esercizi fondamentali per raggiungere l’obiettivo.

Grazie a questo metodo, studiato alla Scuola di Teatro Colli, ho cercato di entrare nel profondo del mio io, mettendo in discussione i punti che consideravo fermi, ho cercato di raggiungere e superare i limiti, tirando fuori delle sfumanure, dei tratti caratteriali, delle emozioni e sensazioni prima sconosciuti, probabilmente sedimentati, sedati, ignorati e soffocati. L’attore non deve in alcun modo giudicare il personaggio che interpreta, ma deve comprenderlo, viverlo. Essere il personaggio, non recitare la sua parte. Questo mestiere è meraviglioso, difficile ma meraviglioso.

In che modo un’attrice di teatro vive il teatro e in che modo il teatro la rende partecipe?

Vivo il Teatro in modo completo, assoluto. È ossigeno che ti permette di vivere. In teatro dimentico i momenti particolarmente difficili, tendenzialmente lascio tutto fuori, dietro la porta “ingresso artisti”. Prima dicevo che Teatro è disciplina, sacrifici, serietà … certo. Ma è anche divertimento, energia, condivisione, squadra che diventa amicizia. È un concentrato di Vita con tutte le sue sfumature, a volte vissute più profondamente.

Il Teatro dà la possibilità di guarire molte ferite, di lanciare con più o meno violenza segnali e messaggi, di raccontare storie e la storia, di denunciare, di far sognare. È un meraviglioso veicolo di emozioni. Per questo amo andare a vedere e sostenere i miei colleghi, per godermi una serata magica, non da attrice ma da spettatrice.

Ecco come il Teatro mi rende partecipe.

Il Teatro è ancora attuale o é un ambiente di nicchia, un luogo per pochi e selezionati appassionati?

Credo fermamente che il teatro sia lo specchio della vita e come tale offra una varietà infinita di storie, esperienze, emozioni, anime.  Sono numerosi i modi di fare e quindi proporre Teatro e lo spettatore non deve fare altro che scegliere.

Nei prossimi mesi su quali palcoscenici i nostri lettori possono incontrarla e seguirla?

Sono numerosi i progetti a cui sto lavorando.

Male/Femmine nasce da un’idea di MVM ARTS, marchio che fondai nel 2012. Si tratta di una serie di spettacoli e recital incentrati sul tema della donna. Il team è composto da Eloisa Mineccia, autrice di molti testi del progetto, Gabriella Monte, Compositrice, cantante e pianista che si occupa di creare musiche e suoni ad hoc, Monia Fucci, attrice, Luca Donati, fotografo del progetto e la sottoscritta. In particolare ora stiamo lavorando sul tema della violenza sulle donne, sulla migrazione e sullo sfruttamento nel lavoro. Sempre nella città di Bologna, continua la collaborazione con Eugenio Maria Bortolini, direttore del Teatro San Salvatore, attore, regista e drammaturgo formatosi nella Bottega Teatrale con Vittorio Gassman. Dopo la fortunata  “Una scelta non … Chiara” scritta e diretta da Bortolini, con Anastasia Kuzmina di Ballando con le Stelle, Andrea Santonastaso, Bortolini e la sottoscritta,  lavoreremo a uno spettacolo brillante che andrà in scena nella prossima stagione.

Ancora a Bologna, dopo il successo di Uomini sull’orlo di una crisi di nervi due il ritorno, diretto dal grande Guido Ferrarini, con Aldo Sassi, Alessandro Fornari, Andrea Zacheo, Lorenzo Spiri, avrò il piacere di far parte della compagnia nella prossima produzione.

Inoltre, un progetto molto particolare, ma questa volta nella mia meravigliosa città di origine, Trieste. Dall’idea di Mario Vitta, colonna portante assieme a sua moglie Elvia del Pattinaggio Artistico Jolly, sta nascendo uno spettacolo unico nel suo genere che unisce diverse discipline sportive, band, musicisti, cantanti, attori, ballerini (con ovviamente al centro il pattinaggio artistico): TS 45-54. Una storia d’amore ambientata nella Trieste degli anni del Governo Militare Alleato, l’incontro e la contaminazione fra Trieste e l’America.

Reciterò con il bravissimo Leonardo Zannier, con il quale sto lavorando a uno spettacolo molto particolare, che unisce cinema e teatro, in una chiave interpretativa molto interessante e che andrà in scena la prossima stagione.

Cosa le fa più paura e cosa sogna nel suo futuro di attrice?

Cosa mi fa più paura? Probabilmente ciò che accomuna tutti, o quasi, i lavoratori dello spettacolo: la precarietà. Oggi lavori a quel progetto, a questo spettacolo, ma poi? Cosa succederà?

Non è semplice vivere in costante equilibrio/disequilibrio..  ma la vivo bene in fin dei conti, considero questa paura uno stimolo per fare del mio meglio e guadagnarmi altre collaborazioni, soddisfazioni ed energia per affrontare nuove avventure.

Cosa sogno? Semplice. Di continuare a fare questo mestiere con questa passione ed entusiasmo finché avrò forza, e … memoria!

Il Teatro italiano deve continuare ad essere raccontato e promosso, anche dando voce e spazio ad artisti come Valentini Marinaz che, con tenacia riescono nel percorso professionale cimentandosi quotidianamente con le oramai note problematiche che attanagliano il settore. Il buon Teatro continuerà sempre a crescere e il dovere di una corretta informazione è anche quello di dare sempre maggiore spazio giornalistico al settore contribuendo a far sì che le sale italiane siano sempre più affollate.

Con questo nostro piccolo contributo, intervistando un’attrice di successo, vogliamo sottolineare, ancora una volta, l’enorme attenzione della nostra rivista a questo mondo, affascinante, eterogeneo e incantato: il Teatro.