Margherita Hack

Gli studiosi hanno cominciato a puntare un cannocchiale sugli astri non solo quando fu inventato il cannocchiale, ma anche quando gli astri cessarono di essere considerati cose divine.

Questo cambiamento è dovuto al cristianesimo. Gli scienziati hanno potuto puntare il cannocchiale sulla luna e i pianeti grazie al cristianesimo. L’Osservatorio astronomico triestino di Urania Carsica senza il cristianesimo non ci sarebbe. Questo è successo perché il cristianesimo pensa a Dio come trascendente. Mentre gli dèi precristiani erano dentro il cosmo, il Dio cristiano no: Egli ha creato il cosmo e in Cristo ne ricapitolerà le ragioni. Da allora il mondo è stato desacralizzato.  Non separato da Dio, perché il mondo rimane dipendente dal Creatore e dal Salvatore. Desacralizzato nel senso che non è esso Dio, davanti ad esso non ci si inginocchia e quindi è a disposizione per essere studiato nelle sue proprie leggi. Dal cristianesimo in poi, per fare l’astronomo non è necessario essere credente.

Proprio perché per fare l’astronomo non è necessario essere credente, non è nemmeno necessario che l’astronomo sia ateo. L’astronomo credente che faccia una scoperta scientifica non la attribuirà alla propria fede ma alla propria scienza. L’astronomo ateo che faccia una scoperta non la attribuirà al proprio ateismo ma alla propria scienza. Lo scienziato va sempre rispettato in quanto tale dato che la scienza – come sapere –  è un valore, non assoluto certo ma un valore.

Il cannocchiale non vede tutto. Vede i fenomeni astronomici. Vede le stelle. Ma cosa siano le stelle, non in senso semplicemente astronomico, il cannocchiale non lo where to buy maxoderm vivaxa vede. Alla domanda di Leopardi “a che tante facelle?” il cannocchiale non sa rispondere. Qui possono entrare o non entrare in campo altre ragioni: quelle filosofiche o quelle della fede religiosa. Uno scienziato, come uomo in questo caso, legge nelle stelle il segno di un Creatore e Ordinatore; un altro scienziato no, vi legge solo il caso o la necessità. Nel primo caso il sapere scientifico si compone in un quadro più ampio del sapere, nel secondo caso il sapere scientifico rimane solo se stesso, al proprio livello. Rimane, possiamo dire, infondato e incompiuto, ma non per questo meno efficace.

Lo scienziato ateo può fare professione di ateismo, come lo scienziato credente può fare professione di fede religiosa. Né l’uno né l’altro, però, possono fondare queste loro professioni sulla scienza. Possono fondarle sulla ragione. Però, mentre il credente assegna alla ragione un campo più ampio della scienza, l’ateo no. Per lo scienziato ateo l’ambito della ragione è solo quello scientifico. Per lo scienziato credente esso è più ampio, fino al punto da poter parlare con la ragione anche di Dio. Quando i  due fanno professione del loro ateismo o della loro fede, quindi, lo fanno in modo diverso. Il primo non ha motivi razionali per proclamare il proprio ateismo, il secondo ha motivi razionali per proclamare la propria fede. Ambedue non hanno motivi scientifici. Ma il credente ha motivi razionali e l’ateo no. Ecco perché spesso la professione di ateismo da parte dello scienziato ateo diventa ideologia.