Libro. “I bambini dell’Europa parlano a Papa Francesco”

cover, Don Mario De Stefano (Pres. Mission Moldova). ph. di Luca Tedeschi. 

 Saluto di don Michel Remery. Vice-Segretario Generale del CCEE

L’idea di realizzare questo libro risale a circa un anno fa, all’interno dell’ufficio stampa del CCEE (la sigla CCEE indica il “Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa”). Il CCEE è un organismo istituito dalle Conferenze Episcopali in Europa al termine del Consiglio Vaticano secondo, ed è attualmente composto da 39 membri, di cui 33 Conferenze Episcopali e 6 Vescovi senza una propria Conferenza (ne è un esempio la diocesi di Chișinău in Moldavia, il cui Vescovo Sua Eccellenza Mons. Anton Cosa è qui presente). Lo scopo del CCEE è – in sintesi – quello di aiutare i Vescovi europei ad incontrarsi e a dialogare su temi pastorali molto diversi come ad esempio l’attenzione verso i migranti, questioni giuridiche che interessano la Chiesa nel continente, l’educazione, l’ambiente, le vocazioni, ecc…

La proposta di realizzare un “libro per il Papa” è stata accolta con grande entusiasmo dalla sezione Catechesi della Commissione CCEE “Catechesi, Scuola e Università”, presieduta da Sua Eccellenza Mons. Đuro Hranić. Abbiamo chiesto ad ogni Conferenza Episcopale di trovare un bambino che vivesse nelle periferie della società (in senso economico e sociale soprattutto). A questi bambini abbiamo chiesto di realizzare un disegno o di scrivere una piccola lettera indirizzata a Papa Francesco. Abbiamo raccolto poi i contributi provenienti da tutta l’Europa e abbiamo stampato un’anteprima di questo volume, che è stato offerto al Santo Padre lo scorso 4 settembre da un giovane ragazzo moldavo, Vasile.

Quello è stato un momento davvero molto speciale, non soltanto per Vasile e per la Moldavia, ma per tutti noi che facevamo parte della delegazione in rappresentanza della Chiesa in Europa. Il Santo Padre si è dimostrato molto contento di ricevere il libro e vedendo il suo ritratto realizzato da uno dei bambini ha sorriso felice. Papa Francesco ha poi scritto una piccola dedica nella prima pagina del volume: “Ai bambini che hanno contribuito alla pubblicazione di quel libro con la mia benedizione, e chiedendogli di pregare per me. Francesco, 4.9.13” (p. 1). Questa dedica è stata inserita poi in tutte le successive pubblicazioni del volume: la prima edizione è stata pubblicata in lingua inglese e portoghese ma oggi sono molto contento che possiamo presentare l’edizione in lingua moldava e italiana.

Queste poche parole descrivono il ‘come’ è nato questo progetto, ma non rispondono ancora alla domanda ‘perché questo libro?’ La prima ragione è che i bambini che hanno contribuito a questo libro, attraverso le loro storie anche di sofferenza e di bisogno vissute in modo molto semplice e commuovente, ci mostrano con chiarezza il volto di Cristo, speranza del mondo (cf. I Tess. 1,3). Diceva appunto il Papa, sfogliando il libro: “I bambini aprono le porte della speranza!” (4 Sept. 2013, p. 17). Questa osservazione esprime molto bene il “perché” che sta dietro a questo libro. I bambini, nei loro disegni e messaggi raccolti in questo volume, indicano chiaramente la speranza che ripongono in qualcuno che è più grande di loro.  Hanno bisogno di un punto di riferimento, di qualcuno che guardi ognuno di loro con attenzione, hanno bisogno dello sguardo di qualcuno che guarda loro per ciò che sono: bambini amati dal Signore.

Questo bisogno viene espresso nella semplicità con la quale riconoscono in Papa Francesco un vero padre. Scrive Vasile della Moldavia: “Mia sorella mi ha detto che devo chiamarti ‘Papa’ perché tu sei una persona importante, ma io non so cosa significa ‘Papa’ e allora ti chiamo papà” (p. 66). Proprio quando noi ‘adulti’ potremmo avere tanti scrupoli e pensieri complicati nello scrivere al Santo Padre, questi bambini si esprimono come se stessero parlando a un loro caro amico. Essi hanno una grande speranza nel Papa, che – come un buon papà – ama ognuno di loro, li accoglie, è vicino e prega per loro. Questi bambini dimostrano quanto abbiano bisogno di avere una persona più grande di loro nella loro vita.

Tutto questo richiama ognuno di noi ad una responsabilità personale di condurre una vita santa, non soltanto per salvare la propria anima, ma anche per essere di buon esempio per i bambini e per tutti quelli che hanno bisogno di qualcuno di ‘più grande’ a cui guardare. Se viviamo intensamente da cristiani, come per primo ci mostra il nostro caro Santo Padre, facciamo trasparire – non per nostro merito – qualcosa della presenza del Padre Celeste. Penso che ultimamente è quel Padre nel Cielo che i bambini riconoscono nei “grandi” quando prendono loro come punto di riferimento. Quale grande responsabilità abbiamo quindi tutti noi, adulti cristiani! Per fortuna anche noi non siamo da soli. Questa responsabilità di far trasparire il Padre è quella di tutta la comunità della Chiesa. La Chiesa, nostra madre, insieme a Cristo, mostra a noi il volto del Padre (cf. Gv. 9,14). È Dio nostro Padre che abbraccia per primo i più piccoli, gli marginati, i più deboli. Seguendo il Padre, il compito della Chiesa è anche quello di abbracciare ed andare incontro ai bambini che vivono alle periferie delle nostre società. Auguro che il libro presentato oggi possa portare un contributo verso la realizzazione di questo compito che appartiene a ognuno di noi.

don Michel Remery