Stefano Rampinelli: l’arte dell’event planning

Veneziano, classe 1967, Stefano è la mente di eventi unici targati “Stefano Rampinelli Lab”. Dalla cornice lussuosa di Palazzina G fino alle feste esclusive al Vip Club Cortina, il team Rampinelli rende l’ospite protagonista di momenti indimenticabili, in un mood che racchiude in sé l’innovazione, la creatività e l’eccellenza italiana.

Quando ha deciso di dedicarsi all’Event planning e com’è nato l’interesse per questo lavoro?
È stato un percorso lungo, iniziato quando ero appena ventenne. Da adolescente ero quello che organizzava le feste del sabato pomeriggio nelle case degli amici quando i genitori erano fuori porta. Le attitudini erano già evidenti anche se le motivazioni, gli interessi per cui mi dedico a questo lavoro sono cambiati insieme a me. La verità è che, oggi come allora, non ho mai deciso di diventarlo, lo sono e basta. Alla prima di ogni evento arrivo emozionato e carico di responsabilità diverse e dico a me stesso “questo è l’ultimo evento che organizzo”. Mi sveglio al mattino, stanco per le lunghe ore trascorse in piedi, per la tensione e le poche ore di sonno, e mi ripeto di voler smettere. Poi arriva una telefonata, un stimolo interno e riparto con lo stesso entusiasmo di quando ero ragazzo: volendo credere alle favole ma con qualche consapevolezza in più.

“La poca consapevolezza che siamo portatori di creatività anche nelle semplici cose comporta spesso la mancanza di un disegno, con una serie di domande a cui non siamo in grado di rispondere.”

Cos’è cambiato rispetto al passato nell’ideazione e nella realizzazione di un evento?
Questo mestiere è radicalmente cambiato.  L’organizzazione ha sempre abbracciato tanti aspetti che devono incastrarsi come l’ingranaggio di un orologio per poter funzionare. Senza nostalgia dico che un tempo era più semplice, le aspettative del pubblico erano più genuine: portavano in sé solo la voglia di esserci con la propria personalità. Oggi, i motivi sociali per cui si partecipa alle occasioni di incontro sono più complesse; anche la normativa era più snella e l’aspetto del budget passava spesso in secondo piano rispetto alla volontà di rendere l’evento indimenticabile. Lo stesso invito della persona era più naturale, e di conseguenza meno forzato e invasivo rispetto a quando è comparso internet. Dava spazio alla fantasia del cliente perché l’evento svelava poco di sé. Tutto questo mi portava uno stile di vita sicuramente più alto di oggi, era tutto più lento. Mi svegliavo tardi, partecipavo a colazioni di lavoro che mi permettevano nella loro lentezza di conoscere le persone anche per quello che erano e non solo per quello che rappresentavano: raramente si partiva dal budget o dalle soluzioni dei problemi, ma dall’idea di creare qualcosa di più bello e originale degli altri. Ma questa è preistoria. Grazie al mio team giovane e alla mia curiosità ho imparato a cavalcare la contemporaneità fino al punto di non ricordarmi neanche più il passato se non in occasione di queste interviste: molte ore di lavoro, molti incontri, molte telefonate, ore passate davanti al computer, molta velocità. Qualche giorno sconnesso da tutto ciò e sei fuori.

Lei descrive la sua attività come “la concretizzazione di un’urgenza creativa”. Cos’è per lei la creatività?
È un bel tema quello della creatività, grazie della domanda. Nel sentire comune, la creatività è qualcosa di molto artistico, si ha la sensazione che si tratti di una peculiarità, una dote che Dio o la natura hanno riservato ad alcuni uomini e meno ad altri: per me, ognuno è dotato di creatività. Possiamo esprimerla o lasciarla latente: ecco l’urgenza creativa di cui parlo. Essere sempre più coscienti che lo spazio tra il nostro mondo interiore e la realtà lo riempiamo con la nostra capacità di sviluppare la creatività che ci è data come soggetti pensanti. E la si può esprimere in ogni azione della nostra vita e nelle relazioni. Lavorativamente parlando, la creatività è per me il non soffermarsi solo sulla performance. Tutti oggi vogliono che tu sia forte, chiaro, che tu abbia la risposta e la soluzione pronte altrimenti sei lento, pigro e inadatto. Questo spesso comporta che negli incontri di lavoro le persone si parlino addosso. Ha mai notato quante volte le domande vengano inevase? Si riceve una risposta completamente diversa dalla domanda dell’interlocutore. Si cerca l’originalità a tutti i costi senza voler rispettare i tempi di maturazione che essa richiede. Così si copia tutto quello che è già stato fatto da altri perché rassicurante. La poca consapevolezza che siamo portatori di creatività anche nelle semplici cose comporta spesso la mancanza di un disegno, con una serie di domande a cui non siamo in grado di rispondere. È come costruire la casa partendo dal tetto. Nel mio piccolo cerco, di fare mia questa consapevolezza non sempre riuscendoci. Il premio di questo sforzo però è la bellezza.

“Per anni ho sognato il luogo perfetto ma oggi il mio atteggiamento è cambiato: l’evento lo fanno le persone, mentre il luogo è solo una bella cornice.”

Qual è il segreto per un Event Planner di successo in Italia che è per eccellenza il Paese dell’arte, della cultura e del buon vivere? Immagino si tratti di una clientela esigente e attenta al dettaglio…
Chi fa il mio mestiere in Italia è fortunato. Parlavamo di creatività e bellezza e vedi come tutto si concatena. Siamo fortunati perché i nostri predecessori erano dotati di grande creatività e bellezza: questo ci dà il grande vantaggio di poter sbagliare. Organizzi un evento sul bacino di San Marco a Venezia e il catering non è all’altezza? Il disagio è minimizzato semplicemente guardandosi attorno, perché la bellezza è ovunque. Organizzi una degustazione in un bel contesto ma piove e gli ospiti sono pochi, ma quando il sommelier fa gustare il valore delle nostre eccellenze, il cuore si scalda e il resto passa in secondo piano. Il pubblico è molto esigente, ma personalmente partirei dal presupposto che il pubblico va rispettato e solo in parte educato a comprendere che le cose belle e di qualità hanno un prezzo che va rispettato.

Da dove trae la sua ispirazione?
Parliamo di lavoro e quindi spesso l’ispirazione va forzata per necessità commerciali, altre volte arriva. Personalmente, ho notato che le cose più belle che ho realizzato sono frutto di piccoli pensieri, spunti esterni che ho registrato senza dar loro un senso e che sono rimaste nel cassetto della mente a lungo. Poi arriva un momento in cui questi elementi diversi tra loro s’incastrano e hanno un senso proprio se messi insieme. È così che parte una nuova sfida.

A che target di persone si rivolgono gli eventi che organizza?
Dovrei rispondere “a un pubblico alto, raffinato”, quello che per gli addetti ai lavori è “il bel pubblico”, però la complessità sociale anche a livello internazionale mi dice che non c’è una vera risposta. Dipende dalla prospettiva, cioè se parliamo di spender (chi ha potere di spesa), di appassionati o di chi partecipa solo per scopi sociali. Onestamente, è una domanda complessa ma auspico la partecipazione di tante persone diverse purché abbiano un denominatore comune: conoscere e star bene tra di loro. Mi auguro che chi ha potere di spesa partecipi più spesso e rallegri le città e le situazioni non solo nelle grandi occasioni ma che dia con la sua presenza, positività e coraggio in questo momento di difficoltà  e faccia da traino e stimolo; a chi può permettersi meno, di avere un approccio di qualità invece che di quantità. Questo pensiero va a quella fascia di italiani che è stata il perno del mio lavoro per tanti anni, parlo del ceto medio. Le cose sono cambiate ma loro rimangono il perno dell’Italia e il mio appello è che rifiutino il livellamento dell’offerta verso il basso a vantaggio della quantità. Questo è importante per l’Italia.

Voliamo un po’ con la fantasia… Se potesse scegliere, quale sarebbe la location nel mondo a rendere unico ed esplosivo un evento?
Ho avuto la fortuna e sfortuna di nascere in una delle città più belle del mondo: Venezia. In gioventù ho viaggiato e apprezzato tanti luoghi, ora lo faccio meno per impegni lavorativi e familiari. Per anni ho sognato il luogo perfetto ma oggi il mio atteggiamento è cambiato: l’evento lo fanno le persone, mentre il luogo è solo una bella cornice. Mi piacerebbe un evento la cui cornice fossero solo i partecipanti, con centinaia di persone ma con l’empatia di una festa in casa tra pochi amici.

Cosa ha portato con sé dell’anno appena trascorso?
Molte cose! Il 2014 è stato un anno ricco. Di recente è scomparso Emanuele Garosci, fondatore di Palazzina G e della sua filosofia. Benché avessimo stili e posizioni diverse e ci legasse una conoscenza lavorativa piuttosto recente, porterò con me il sogno e la visione di questo giovane uomo, di soli 41 anni, e il desiderio di contribuire, nel mio piccolo, a portare avanti ciò che è riuscito a trasmettere.

Progetti per il futuro?
Molti ma tutti di carattere personale. Quelli lavorativi non li svelo mai, forse perché non li conosco nemmeno io.