Le sentinelle e i loro oppositori

Si parla molto, in questi giorni, delle sentinelle in piedi. Che da questa visibilità nasca un dibattito su certi temi è un bene, ovviamente. O meglio, sarebbe un bene se questo accadesse. Ma qui, di discutere delle questioni, non interessa, né da una parte né dall’altra. La contrapposizione ideologica che si è creata soffoca qualunque possibilità di dialogo, anche perché la dialettica presuppone la legittimazione dell’interlocutore e delle sue idee, per quanto sbagliate, mentre nel caso in questione questo non avviene. Le opinioni dell’altro vengono considerate illegittime in quanto sbagliate, e chi le porta avanti, delegittimato nel suo diritto di esprimerle.

Ma se è vero che questo è l’atteggiamento di entrambe le parti, è anche vero che chi porta la bandiera della laicità non dovrebbe cadere nell’esasperazione ideologica della propria idea, derogando all’esercizio intellettuale e dialettico che sta alla base dell’approccio laico. Esiste un livello oltre il quale l’eccesso di metodo smentisce la difesa del merito? Può il relativismo, su cui si basa il pensiero laico, assumere una dimensione ideologica, se non dogmatica, e quindi diventare il suo contrario, cioè pensiero assoluto? Posso liquidare come illegittima l’opinione di chi non la pensa come me, sulla base della presunzione di detenere la verità, e rimanere laico? Posso fare un rogo di libri oscurantisti senza diventare oscurantista?

La laicità sta nel metodo, più che ne merito. O meglio, il merito dipende dal metodo. Ed essere convinti di essere dalla parte del giusto, negando diritto di cittadinanza al dubbio dal quale la civiltà moderna è nata, è il primo passo per smentire con i fatti ciò che si vuole sostenere a parole. Insomma, pare proprio sentinelle e oppositori parlino la stessa lingua ottusa ed ideologica.