Sanzioni in Russia, sofferenza in Europa

La giornata di martedì dicembre 2014, in Russia, è già stata ribattezzata “il martedì nero”. Quel che succede a Mosca, in questo periodo, interessa a tutti: per capire meglio il problema, bisogna fare una piccola analisi.

Intanto le sanzioni contro la Russia hanno avuto un ruolo importante, in quanto una delle misure imposte riguarda il sistema bancario russo. A seguito delle sanzioni, le banche russe non possono più accedere ai finanziamenti dalle banche europee, mentre nello stesso tempo devono comunque continuare a restituire i crediti che hanno preso prima delle sanzioni. L’impossibilità del ri – finanziamento dei crediti dai fondi stranieri hanno creato in Russia un certo vuoto di dollari statunitensi ed Euro.

Un altro aspetto importante e di carattere interno è causato dalla continua discesa del costo del petrolio; sia il governo russo che la Banca Centrale Russa sono consapevoli che mantenendo il costo del dollaro a 36,93 rubli per 1 USD (cambio al 01.09.2014) il budget russo avrebbe avuto dei grossi problemi, in quanto dipende al 50% dalle entrate del commercio del gas e petrolio. In questo senso, è stata consapevole la scelta di non mantenere adeguatamente il rublo e quindi svalutarlo in proporzione alla discesa del costo del petrolio. La reazione debole e non sincronizzata della Banca Centrale Russa e del Governo Russo hanno creato panico alla Borsa di Mosca. Nella giornata del 16.12.2014, la Banca Centrale Russa ha alzato il tasso d’interesse da 10,5 a 17% per poter fermare il rublo, il quale in un solo giorno si è svalutato del 20%.

La situazione rimane abbastanza complicata: i russi cercano di spendere i loro risparmi comprando tutto ciò che si vende. Infatti, i retail come Ikea, Metro e gli altri hanno anche sospeso le vendite per rivedere i loro prezzi.  Anche le auto non si possono comprare, perché quelle che c’erano sono state già vendute mentre le altre per il momento non veranno importate. I vicini della Russia che fanno parte dell’Unione Doganale come Kazakistan e Bielorussia hanno anch’essi risentito fortemente del crollo del rublo. Se i cittadini di questi due paesi hanno invaso i supermercati ed i centri commerciali russi approfitando della svalutazione del rublo, i loro governi stanno cercando di diffendere la loro moneta. Infatti, il 19.12.2014, il Governo di Minsk ha introdotto la tassa del 30% per l’acquisto della valuta. L’imposta pare sia un’iniziativa temporanea e viene a scoraggiare la speculazione valutare.

Soffriranno anche i paesi come Turchia, che riceveva ogni anno milioni di russi in vacanza sul litorale dell’Antalia. Ne risentiranno anche i paesi Europei, dove i turisti russi eranno “ospiti ricchi” che spendevano senza guardare i prezzi. L’Italia sarà uno di quei paesi che sicuramente avrà meno turisti russi in visita, in quanto l’Euro per loro ora costa il doppio e quindi lo shopping a Milano e la vacanza in Trentino diventa insostenibile.