Le “grandi manovre” della Casa Bianca

Nei giorni scorsi il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama ha tenuto il suo discorso sullo stato dell’Unione. Moltissimi i punti toccati, dalla politica estera, ai diritti civili in patria, all’economia. Il discorso, durato un’ora circa, ha messo in luce alcuni argomenti che ci piacerebbe approfondire. Obama in uno dei primi passaggi afferma che “dal 9/11 la nostra missione in Afghanistan può dirsi conclusa”. Ci dispiace, mr President, ma non è esattamente così. Certo, delle 180,000 unità presenti tra Iraq e l’Afghanistan ne sono rimaste 15,000. E, diciamolo pure, il risultato è sotto gli occhi di tutti. Sarebbe stato meglio dichiarare fin dall’inizio: “andiamo laggiù ad occupare militarmente quelle regioni, poi, quando non ci serviranno più, le lasceremo nel caos”. Afghanistan, Iraq, Libia; dal Pakistan fino alle coste libiche c’è un grande corridoio pronto ad esplodere. Ed è colpa dell’Occidente, lo sappiamo tutti.

Il discorso pratico sull’economia è rimandato a due settimane, quando Obama porterà un piano concreto. Al momento, infatti, il contrasto tra repubblicani e democratici ha assunto i contorni di un vera e propria lotta, visto che Obama non ha più la maggioranza né alla Camera né tantomeno al Senato. Quindi forse più che voltare pagina ci sarebbe una maggioranza da ritrovare.

Gli Stati Uniti d’America sono ancora in grado di tenere testa a questo mondo oppure stanno lentamente scivolando verso posizioni secondarie?

La politica estera: Isis, Russia e Cuba. Obama ha chiesto che nei prossimi tempi il Congresso si esprima sull’utilizzo della forza contro i jihadisti. Passando per dove? Il califfato che comprende zone tra l’Iraq e la Siria sembra resistere. In Siria non si può passare, d’altronde la Russia da sempre ha avuto un rapporto privilegiato con Damasco e non permetterebbe il tutto. Il colpo di stato in Yemen di questi giorni non semplifica la situazione. Le immagini che provengono dall’Arabia Saudita ancora meno. La fine dell’embargo su Cuba è, paradossalmente, la mossa migliore di Obama. Non avendo più la maggioranza, infatti, tutto è nelle mani dei Repubblicani cosicché I Democratici potrebbero imputar loro, col senno di poi, di non esser riusciti a mettere la parola fine al problema cubano.

Diciamo pure che fin dai tempi di Kyoto gli Stati Uniti non hanno brillato per impegno ambientale

Sui cambiamenti climatici, Obama ha citato la Cina. Diciamo pure che fin dai tempi di Kyoto gli Stati Uniti non hanno brillato per impegno ambientale. Dal punto di vista fiscale, l’innalzamento, previsto la settimana prossima, del capital gain dai 23 ai 28 punti percentuale sui redditi oltre il mezzo milione di dollari sembra ai più una farsa. Quante persone vivono sopra quella soglia di reddito negli Usa? Non credete siano poche. Il  valore dell’economia statunitense è leggermente diverso rispetto all’UE.

Gli Stati Uniti d’America sono ancora in grado di tenere testa a questo mondo oppure stanno lentamente scivolando verso posizioni secondarie?