Le Giornate del Cinema Muto chiudono in bellezza, si pensa al 2014..

Con l’attesa anteprima di The Blacksmith (1921/1922) si è conclusa sabato 12 ottobre al teatro Comunale Giuseppe Verdi la 32esima edizione delle Giornate del Cinema Muto. Un’edizione destinata ad essere ricordata a lungo, ha visto in apertura Blancanieves del regista spagnolo Pablo Berger, un muto del XXI secolo, secondo l’indovinata definizione coniata proprio dalle Giornate che da anni propongono in una sezione del programma film muti contemporanei, anticipando il successo coronato dagli Oscar di The Artist.

Le Giornate sono anche la testimonianza che investire in cultura non solo si può ma può produrre risultati straordinari. È il messaggio lanciato dal festival alla luce degli sviluppi seguiti all’accordo concluso lo scorso febbraio con l’ IRCA SPA di San Vendemiano (Treviso), del gruppo Zoppas Industries. L’azienda, nata in Veneto quasi novant’anni fa e che oggi conta undici stabilimenti in otto Paesi, ha scelto di sostenere il festival legando il proprio nome all’ampia retrospettiva sul cinema messicano che lo studioso Aurelio De Los Reyes ha curato per quest’edizione. Ha infatti destinato ventimila euro alle operazioni di restauro necessarie per presentare a Pordenone i film provenienti dalla Filmoteca de la UNAM – Universidad Nacional Autónoma de México.

La parte del leone l’ha fatta naturalmente l’eccezionale riscoperta di Too Much Johnson, il film inedito di Orson Welles ritrovato proprio nei magazzini di Cinemazero, ha fatto il ‘tutto esaurito’ insieme a The Freshman (biglietti esauriti da giovedì), mentre gli altri eventi che hanno quasi riempito il teatro sono Beggars of Life con Louise Brooks (domenica 6 ottobre), Unter der Laterne di Gerhard Lamprecht (martedì 8 ottobre) e lo spettacolo con il benshi Ichiro Kataoka (giovedì 10 ottobre).

Con uno sguardo attento alla spending review e soprattutto con il supporto degli sponsor che continuano a credere alla qualità della manifestazione, le Giornate hanno dato l’impressione di non subire condizionamenti. Non riducendo i giorni di programmazione e soprattutto varando un evento che alla prova dei fatti si è dimostrato ancora più ricco degli anni scorsi.

984 gli accreditati, fra cui 250 donor, coloro cioè che versano una quota supplementare di sostegno per il festival. Moltissimi naturalmente i rappresentanti di cineteche, archivi e università. Per rappresentanza nazionale, il festival conferma ancora una volta una spiccata tendenza americanofila e anglofona con 150 presenze, caratteristica d’altronde che lo ha sempre contraddistinto al punto di far dire che lingua ufficiale del festival fosse ed è l’inglese.

Per quanto riguarda le presenze in sala, si calcolano 28.000 spettatori considerando una media di 450 spettatori a spettacolo per 8 turni di spettacolo al giorno. Hanno acquisito e consolidata ormai una reputazione internazionale le Masterclasses per l’applicazione della musica al cinema muto e per il futuro ci sono progetti per ampliare ancor di più questo settore che già è riuscito a coinvolgere molti giovani provenienti da vari Paesi. Ha superato il traguardo dei 15 anni anche il Collegium che ha lo scopo di avvicinare le nuove generazioni al mondo del cinema muto. Ognuno dei partecipanti si impegna a scrivere un saggio su temi inerenti alle Giornate o in alternativa delle interviste o conversazioni con studiosi ospiti. Dal 2008 alla pubblicazione giudicata migliore viene assegnato il Premio Banca Popolare FriulAdria.

Anche quest’anno è possibile anticipare alcune delle direttrici delle Giornate 2014, partendo da due grandi ricorrenze: la Grande Guerraverranno presentati documentari e fiction – e i cento anni di Charlot. E promettono bene anche le rassegne sulla commedia sovietica, sulla cosiddetta famiglia reale di Hollywood, la dinastia Barrymore e sulla nascita del Technicolor. Oltre agli appuntamenti abituali con il Canone rivisitato, con i film muti del XXI secolo e la magia del cinema d’animazione.