Laura Delli Colli, giornalista e scrittrice, su Genius

Presidente dal 2003 del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) è a capo della direzione della manifestazione che assegna annualmente il Nastro d’argento a film, attori, autori e operatori del cinema italiano. Giornalista e scrittrice, ha organizzato inoltre gli Incontri Internazionali del Cinema di Sorrento.

Di cosa si occupa il Sindacato dei Giornalisti Cinematografici?
Il Sindacato dei Giornalisti Cinematografici esiste dal 1946. Con questo direttivo e con i colleghi degli ultimi anni abbiamo raccolto una tradizione che compie 70 anni il prossimo anno. Siamo in prima linea in tutte le battaglie istituzionali, di qualità e di principi, ma anche politiche che riguardano il nostro mestiere ma anche la difesa di un cinema di qualità. E quindi per promuovere il cinema italiano, una delle nostre mission, facciamo dei premi che sono i “Nastri d’argento” che dal 1946 hanno premiato il meglio del cinema italiano. All’interno di questi però diamo anche molto spazio a tutto quello che riguarda i giovani autori, anche quelli che cominciano dal web o da un cortometraggio. Abbiamo quindi queste sezioni dei Nastri d’argento che arrivano poi al gran finale di Taormina che sarà quest’anno il 27 giugno,  cercando con i nostri mezzi di dare spazio per esempio, anche a ragzzi che fanno tesi di laurea sul cinema, alle ragioni dei colleghi precari, lavorando sia sul fronte dei colleghi, sia di chi fa o vuole fare questo mestiere sul fronte del cinema. Un modo giusto per cercare di dialogare anche con il resto dell’associazionismo del cinema che abbiamo rappresentato e rappresentiamo spesso nelle situazioni istituzionali di dialogo con le forze politiche. Piccole e grandi battaglie con un forte principio anti-censura che da sempre ci accompagna.

Come si è evoluto il ruolo del sindacato, soprattutto negli ultimi anni, per quanto riguarda quel gruppo di giornalisti precari e sottopagati?
Il sindacato si occupa di tutti i giornalisti, in particolare noi siamo l’associazione dei giornalisti  che si occupano di cinema. Siamo anche un gruppo di specializzazione della Federazione della Stampa, non facciamo sportello sindacale ma stiamo, per esempio, molto sostenendo tutte le battaglie che i colleghi più giovani e deboli. Anche se, ormai, di categorie deboli bisogna parlare anche quando si parla di chi è contrattualizzato visto che con la legge 416 i prepensionamenti ci hanno insegnato a preoccuparci anche di chi esce molto presto dai giornali. Diciamo che è un precariato diverso ma comunque, in qualche modo, significa anche occuparsi di fare da link con le associazioni di stampa per garantire un po’ di tutela in più soprattutto appunto alle fasce più deboli. Nel caso dei giornalisti più giovani stiamo lavorando proprio per fare in modo che si riuniscano anche loro autonomamente in un gruppo e che scelgano anche una loro rappresentanza, in modo da poterli introdurre agli sportelli sindacali veri e propri che possono aiutarli soprattutto ad avere maggiori tutele rispetto a quello che i contratti nazionali non riescono a fare ovviamente all’interno delle categorie. Un’altra cosa che il sindacato ha fatto in questo ultimo anno è stata aiutare i colleghi nell’obbligo della formazione continua imposta dall’Ordine dei Giornalisti, o perlomeno imposta da una legge che chiede a tutti gli ordini di promuovere queste iniziative.

Quanto si è modificato il giornalismo con la rete e quanto è difficile riuscire a definire e tutelare la professione giornalistica?
Questa è una domanda che appartiene a quell’area di “sportello sindacale” che noi non facciamo. È anche vero però che stiamo cercando di stabilire un rapporto anche su questo tema specifico della rete e del web e anche dei blogger, che sono evidentemente non-giornalisti ma che fanno parte di questa grande community e che ormai non si possono ignorare perché il giornalismo tradizionale vive una crisi evidente, non parliamo più di carta stampata, di reti generaliste, di specializzazione vera e propria. Però va anche detto che forse il mondo dell’informazione non era al suo interno pronto ad accogliere anche queste novità. Quindi, per quanto ci riguarda, stiamo cercando di promuovere un’iniziativa anche con gli uffici stampa, quindi all’interno dei soggetti della comunicazione, per fare un a vera e propria anagrafe che ci consenta di capire quante sono le testate che lavorano autonomamente sul web e che si possono definire tali e quali siano invece le altre iniziative più spontanee. Questo non vuol dire tutelare solo chi ha una testata e magari emarginare il blog, però cercare di capire, per esempio, cosa accade quando, soprattutto all’interno dei festival ci sono degli accrediti molto numerosi e viene attribuito alla stampa un giudizio che a volte ha a che fare più che altro con un pubblico specializzato, dato che i blog non sono esattamente la stampa.
Quindi credo che i colleghi più giovani debbano imparare a convivere e a tutelarsi non solo con un’area della categoria più forte perché più sedimentata e contrattualizzata, ma anche con un’area della professione più spontanea ma che naturalmente fa opinione.

about-img5evento1È ancora possibile quindi applicare la deontologia classica del giornalismo in rete?
La deontologia classica è per noi un obbligo, un dovere e credo che sian anche un diritto dei giornalisti pretenderla dai propri editori. Purtroppo la rete ci ha insegnato a convivere con dei colleghi che sono spesso messi in una condizione di debolezza dai loro stessi editori. Questo crea delle differenze notevoli anche nella qualità del giornalismo e nell’indipendenza dei colleghi stessi, dato che un soggetto debole è più esposto a subire delle pressioni. E quindi credo che dare delle tutele ai colleghi voglia dire anche migliorare la qualità dell’informazione. Dato che quel sottile confine che non è poi tanto sottile, che c’è tra la promozione e l’informazione non deve far si che il giornalismo scivoli nel marketing e che il marketing diventi giornalismo.

Quali consigli si sente di dare ad un giovane intenzionato ad intraprendere la carriera giornalistica?
Il consiglio intanto è di provarci, se sente davvero di volerlo fare per che tutti noi siamo stati precari, per trovare poi dopo anni la nostra strada. Non ci chiamavamo stagisti, non ci chiamavamo precari come oggi, eravamo solo dei ragazzi che provavano a fare questo lavoro e che continuavano a insistere in condizioni in cui molto spesso non c’era nemmeno un rimborso spese. Certo, con una differenza di quadro generale notevole, perché noi rappresentiamo delle generazioni di giornalisti con delle prospettive reali di contrattualizzazione. Oggi invece i giornalisti spesso nascono e vanno avanti senza la prospettiva di una stabilità. Consiglio di cercare di capire che l’unione fa davvero la forza e quindi che, anche se la rete spinge ad essere molto individualisti, cercare di avere i legami con le associazioni di stampa o semplicemente con i colleghi, sia un elemento di partenza molto forte.

Credits foto: Luca Tedeschi – Cortinametraggio Marzo 2015 –