La statua commemorativa dedicata a Monsignor Santin

In foto Mons. Ettore Malnati, vicario della Diocesi di Trieste per il laicato e cultura, è stato anche segretario personale di Mons. Santin.(flb)

Un monumento è sostanzialmente un “ammonimento” e, in quanto tale, in questo momento è anche un monito all’apertura del porto alla città.

Protagonista  di  periodi storici difficili che Trieste e l’Istria hanno attraversato durante  la Prima e la Seconda guerra mondiale, con le note e pesanti conseguenze in termini di esodi e stermini, l’Arcivescovo Monsignor Antonio Santin ha segnato pagine importanti di vita e di storia delle nostre terre.

Rovignese di nascita (1895), primogenito di undici fratelli, appena ventenne va  a studiare al seminario di Marburg, lontano dalla famiglia che durante la Prima guerra mondiale era stata sfollata da Rovigno in Stiria. Completa  i suoi studi al monastero cistercense di Zaticna, nell’allora Carniola, e appena divenuto sacerdote viene nominato collaboratore parrocchiale a Carmizza e poi parroco a Pola. A 37 anni è designato da Pio XI a reggere la Diocesi di Fiume (1933-1938)  per poi passare (1938) a guidare come Vescovo le Diocesi di Trieste e Capodistria, incarico che ricoprirà fino al 1975. Si spegne a Trieste il 17 marzo 1981.

Il suo percorso di vita, sia come  religioso che come “uomo civile”, è ricco di episodi  e di azioni che lo hanno visto coinvolto in prima persona nelle vicende politiche e e storiche di queste terre.

Come pastore, ma anche come uomo di grande personalità ed estremo coraggio, ha fronteggiato uomini importanti della storia dell’epoca, sacrificando se stesso, subendo aggressioni e contrastando le tante violenze dell’immediato dopoguerra.

Per i triestini, gli istriani e i giuliani Monsignor Santin è stato un costante riferimento in quei periodi drammatici, e non solo. E’ rimasto nel cuore di tanti come persona da non dimenticare e da celebrare. 

E’ per questo che da molti anni si pensa di realizzare una statua in sua memoria. Intenzione nobile, disturbata da dispute politiche, ben misere rispetto alle difficoltà affrontate da Monsignor Santin in periodi ben più gravi e drammatici. Ora sono forse terminate le dispute sul posizionamento della statua, nelle quali si sono esercitati diversi personaggi, politici e non, della città. Per la collocazione di questa statua, che deve essere ancora progettata e costruita, negli ultimi anni sono state proposti diversi punti della città, da piazza Venezia al Tempio mariano di Monte Grisa, da via Cavana al piazzale davanti alla Cattedrale di San Giusto, da a piazza San Giovanni  a piazza Tommaseo, e ancora in vari spazi lungo le Rive fra i quali l’imbocco del canale di Ponterosso.

“In tutti questi anni, mentre erano in corso lunghe dispute, della statua non se ne è fatto nulla. Intanto altre statue hanno occupato posti prestigiosi della città, riducendo le possibilità di scelta per quella di Monsignor Santin”, osserva Antonella Caroli, direttrice dei beni culturali dell’Istituto marittimo portuale, che sta curando l’iter procedurale per la progettazione e la realizzazione della statua.

Alcuni ironizzano sull’assegnazione dei fondi all’Istituto di cultura marittimo portuale, in particolare il sindaco che definisce “insolita” la procedura, lamentando la non assegnazione dei fondi al Comune e chiedendosi perché siano stati destinati a un istituto di cultura che ha come scopo appunto la promozione della cultura marinara». Altri ancora  rivendicano la paternità dell’iniziativa, e forse sono indispettiti perché non hanno più il “giocattolo” per continuare con le proposte ”mettiamola di qua… mettiamola di la”, rischiando ancora una volta di non fare nulla.

Quanto alle attività culturali e alle finalità dell’Istituto di cultura marittimo portuale, va ricordato che tra le esse c’è la realizzazione (in atto da tempo) del percorso museale della città-porto. Proprio per questo l’Istituto ha meritato la fiducia e gli è stato assegnato il finanziamento.

“Il posizionamento di una statua – sottolinea Antonella Caroli, anche storica del porto – deve essere frutto di uno studio e non di determinazioni politiche. Inoltre la statua non può significare soltanto la memoria di un personaggio importante di queste terre, ma soprattutto essere un monito per il futuro. Un monumento è sostanzialmente un “ammonimento” e, in quanto tale, quale potrebbe essere in questo momento il monito più importante se non l’indicazione dell’apertura del porto alla città?”.

Dietro quindi alla scelta del punto in cui collocare la statua, apice del molo IV, dettata anche dall’impegno di Monsignor Santin per salvare le strutture portuali dalla distruzione prevista durante la guerra dagli occupanti tedeschi, c’è un lungo lavoro di studio confortato da pareri e contributi di varie personalità culturali. Non facile anche il percorso per la determinazione del bando di gara, che ha visto ampie consultazioni per poter arrivare alla realizzazione di un ‘opera d’arte degna della personalità di Monsignor Santin.

Va infine ricordato che il molo IV è aperto alla città già da alcuni anni, si affaccia sulle Rive e sull’intero golfo, ed è il punto di partenza della nuova città-porto. La statua di Monsignor Santin inviterà quindi Trieste a una svolta nelle vicende del Porto Vecchio, per riportarlo a nuova vita.