La rinascita del Porto vecchio

L’apertura di un’area del Porto vecchio, le attività al magazzino 26 e alla centrale idrodinamica dimostrano che si può fare qualcosa in questa città e che l’immobilismo  non è sempre colpa del punto franco e dei vincoli di tutela.

Istituzioni e concessionari a confronto in un workshop promosso dalla presidente del Porto Marina Monassi

 Il waterfront più appetibile del mondo, il vecchio Lagerhauser di Trieste, resta il grande sogno di una città, e attende ancora la sua valorizzazione. Finora soltanto amari commenti  prefiguravano un lontano e triste futuro per il Porto vecchio,  troppe volte calpestato dalla politica, senza il rispetto della storia di un luogo che già da tempo avrebbe dovuto segnare positivamente lo sviluppo della città. A Trieste molti si erano talmente abituati a quel deserto silenzioso che ora qualsiasi rombo di motore, che possa ridare vita al Porto vecchio, continua a infastidire soprattutto  coloro che in passato hanno auspicato bombardamenti e catastrofi per liberarsi di quel luogo.

Ora la regia è cambiata e sono molti i protagonisti che hanno gli strumenti per cambiare il destino del Porto vecchio. Si spera così che  a breve muti il futuro per quei 700 mila metri quadri e per quelle costruzioni monumentali abbandonate. Per più di quarant’anni sono state avanzate proposte e si sono svolti infiniti dibattiti, che hanno soltanto portato verso il nulla perché si voleva andare verso il nulla, usando come alibi il punto franco e i vincoli monumentali. Prima di inveire contro i vincoli e il punto franco bisognava invece dimostrare di aver messo in atto delle procedure e di sapere di cosa si stava parlando.

A partire dall’approvazione nel 2007 della variante al Piano  regolatore portuale per l’ambito del Porto vecchio, si è potuto dare il via al recupero del vasto patrimonio di archeologia industriale, introdurre nuove funzioni e, oltre alle attività portuali  e commerciali, anche quelle di portualità allargata, la nautica da diporto con i servizi annessi, attività direzionali, commerciali, ricettive ed espositive.
Ora il Porto vecchio si sta liberando delle cattive regie e dimostra nuova vita.

A darne prova il recente  appuntamento promosso dalla presidente dell’Autorità portuale, Marina Monassi, che, anche se a porte chiuse, ha messo a confronto tutti i protagonisti delle vicende del Porto vecchio, istituzioni e concessionari. La centrale idrodinamica, sede del workshop,  ha ricominciato, negli spazi allestiti con il coordinamento di Francesco La Bella, a produrre energia per la città e il porto.

Coraggiosa è stata la scelta della presidente Monassi, che pur non rinunciando al porto franco non vuole si prosegua con l’immobilismo sull’area storica, mettendo in campo tutte le opportunità per far decollare il Porto vecchio. Un protocollo d’intesa è stato proposto  alla firma del prefetto e commissario di governo nella Regione Friuli Venezia Giulia, del Comune, della Provincia, della Camera di commercio e dei concessionari delle aree, Portocittà e Greensisam. Con questo documento si chiede un impegno tra tutte le parti, compresa l’attuazione dell’art.6 (comma 12) della legge 84/94, relativo alle prerogative del porto franco di Trieste, perché si renda  effettivo un regime di tributi doganali coerente con le norme internazionali e di immediato rilievo anche per il regime delle accise relative alle attività di trasformazione e ri-esportazione delle merci.

Le istituzioni presenti al workshop si sono dette disponibili a firmare il protocollo, chiedendo anche di iniziare a lavorare insieme perché non si può più attendere su una questione cos Viagra Onlineì importante. Questo percorso è stato condiviso anche dal sindaco Cosolini, che però ha precisato di dover prima esaminare il documento insieme alla sua giunta.

In tema di punti franchi, il presidente della Camera di commercio Antonio Paoletti ha proposto una ridefinizione della strategia di applicazione di questo regime doganale,  la localizzazione del Trade center in Porto vecchio e l’uso di queste aree per il rilancio della nautica.

L’imprenditore Claudio De Eccher, anticipando l’intervento di Corrado De Francisco direttore allo sviluppo di Portocittà, ha espresso fiducia e speranza per la realizzazione del  progetto per il quale stata rilasciata la concessione alla cordata costituita da Maltauro,  Rizzani  De Eccher e Sinloc. La concessione rilasciata dall’Autorità portuale nel dicembre 2010 permetterà un intervento, oltre alla bonifica e alla riconversione del terrapieno di Barcola,  su 86 mila metri quadri  di specchi d’acqua, 35 mila metri quadri destinati a  verde, il recupero di 158 mila metri quadri dei magazzini monumentali e altri 48 mila metri quadri destinati a nuova edificazione, come previsto dalle destinazioni ammesse dalla variante 2007. Quindi  aree diportistiche, ricettive,  portuali–commerciali , e spazi destinati ad attività di formazione e ricerca.

“I rimorchiatori non devono sparire dal Porto vecchio, ma devono restare come avviene ad esempio a Cape Town”, ha raccomandato a viva voce  la presidente Monassi .

” Siamo arrivati a un momento  difficile per il reperimento dei fondi, ma siamo pronti comunque a partire” , ha affermato Pierluigi Maneschi, presidente di Italia Marittima e della concessionaria Greensisam, dopo aver ripercorso il “calvario” del progetto di riuso dei magazzini  (1°, 2, 2a, 3 e 4) presenti nell’area di ingresso del Porto vecchio.

Ai lavori ha partecipato, tra gli altri, anche il direttore regionale del Ministero per i beni culturali Giangiacomo Martines, ribadendo la sua apertura al confronto sui vincoli istituiti più di dieci anni fa da Vittorio Sgarbi. Nell’agosto 2001 fu proprio l’allora sottosegretario ai Beni culturali a porre quei vincoli, operazione che lo stesso Sgarbi ha ricordato nel suo intervento al workshop, sottolineando ancora una volta la particolarità del Porto vecchio e la molteplicità di funzioni che potranno assumere i magazzini,  così come è stato per il magazzino 26 con la Biennale diffusa, lo scorso anno .

Alfonso Maria Rossi Brigante, presidente dell’Istituto di cultura marittimo portuale, ha portato all’attenzione la recente apertura della centrale idrodinamica e i lavori di restauro in corso alla sottostazione elettrica, due edifici storici di grande rilievo che daranno nuove opportunità di rilancio al Porto vecchio.

La vitalità espressa in questo primo anno di attività al magazzino 26, ed ora alla centrale idrodinamica, che preannuncia l’avvio del Polo museale del porto, stanno a dimostrare che il destino di quest’area sta già cambiando.

La rinascita della centrale idrodinamica, grazie anche a un protocollo di intesa sottoscritto nel 2007 dalla Regione, dal ministero per i Beni e le attività culturali e dall’Autorità portuale, su iniziativa di Italia Nostra,  è il risultato concreto di un impegno costante, traguardo che non è stato semplice da raggiungere ma che non è stato impedito né dal punto franco né dai vincoli. Per reperire i fondi necessari al restauro della Centrale Idrodinamica e della sottostazione, entrambi vincolati e situati nel punto franco, sembravano esserci difficoltà immense. In realtà è che in passato non si voleva affrontare il problema. Una situazione che non deve più ripetersi in questa città.