La direzione di Genius-online.it – Editoriale 06

Cinquecento anni fa per conoscere ci si imbarcava su una caravella puntando la prua verso l’ovest ignoto, curiosi di vedere se il mondo era veramente piatto e sapere finalmente cosa poteva esserci al di là delle Colonne d’Ercole. In epoca più recente, diciamo un secolo o due fa per  comodità, l’esplorazione è diventata meno rischiosa ma, per contro, sono cresciute le fonti dalle quali attingere la Conoscenza: la bravura era reperirle, selezionarle per qualità, tradurle e poi trarne le informazioni necessarie o le idee nuove.

All’interno dello stesso mondo, ormai notoriamente rotondo, si potevano esser sviluppate una medicina orientale e una occidentale cresciute su basi completamente diverse ma affinate nel tempo dalla perizia di scienziati e pratici: un tempo la Cina era la civiltà più evoluta in assoluto, medicina compresa, poi la storia, le guerre, il destino hanno spostato i riferimenti.

È arrivato finalmente il tempo in cui il sapere si rende disponibile in maniera addirittura superiore alla sua domanda da parte dell’uomo: oggi la nostra curiosità non è solo soddisfatta in tempo reale ma ci piombano addosso una valanga di info al solo clic del mouse sulla voce richiesta. Potere estremo della rete, trionfo della conoscenza?
“È vero perchè l’han detto alla TV”, diceva la nonna stupefatta davanti al cubo di bachelite col vetro che ha visto nascere con sorpresa nel dopoguerra, potendo finalmente conoscere un pezzo di mondo mai nemmeno immaginato. “È vero perchè c’è scritto su Wikipedia” dice il giovane manovratore di tecnologia moderna alla ricerca un po’ annoiata di soddisfare una curiosità così focalizzata da farlo partire con una domanda e farlo arrivare con mille risposte ad altri quesiti cresciuti durante la navigazione. Il vecchio Cristoforo nemmeno sognava Google Maps e il bollettino meteo dell’America centrale, correnti marine comprese, per raggiungere una meta di cui non conosceva la forma e non aveva la garanzia dell’esistenza. E neppure i topi da biblioteca dell’era successiva godevano del sapere diffuso perchè il costo della conoscenza, per loro, era così elevato da costringerli a passare notti insonni con gli occhiali sul naso.

Fatica inutile? Forse. Però abbiamo la certezza che la conoscenza aveva un costo e che qualcuno l’ha pagato fino in fondo rischiando quel che aveva, vita compresa. Oggi, dalla nostra postazione di accesso al sapere, ci dobbiamo difendere solo dal mal di schiena, dall’eccesso di snacks o dall’affaticamento oculare procurato da troppo monitor. Tempo fa avevamo anche un’altra certezza: l’informazione era selezionata e quindi la sua attendibilità era certificata a livelli identificabili. I pochi che si potevano permettere la Treccani, sapevano che i molti esperti chiamati a dare definizioni specifiche rappresentavano il top dell’aggiornamento in ogni materia, gli altri andavano in Biblioteca a cercare e approfondire.
Sembra ridicolo e per certi versi lo è con gli occhiali del terzo millennio, tuttavia sorge il dubbio che la grande operazione democratica del sapere odierno, in grado di far partecipare chiunque alla compilazione del sapere stesso, possa, attraverso la deselezione, infondere culture allargate sì, ma di serie B.

Chi conferisce il valore qualitativo alla Conoscenza trasmessa da Wikipedia e da internet in genere se non esiste un sistema, un organo che attribuisca qualità diverse all’informazione? Il superamento della censura è una libertà mai assaporata appieno prima d’ora, tuttavia è lecito chiedersi se i numerosi emittenti che appaiano ad ogni clic sono affidabili. Poi la gente, in maniera sempre crescente, si cura su internet e allora il gioco non è più soltanto un gioco perchè c’è la vita di mezzo! La quantità d’informazione è un supporto enorme alla Conoscenza ma evidentemente non la può sostituire, né può esautorare il curioso dal dover imparare. “Studio medicina dieci anni o faccio clic?” questo è il dilemma che molti giovani si stanno, consciamente o meno, ponendo.