La Moldova nell’Unesco grazie a un posizione privilegiata sulla Terra

Quando qualche anno fa un team di esperti compilò una richiesta per includere alcuni siti della Moldavia nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, si riteneva fino a quel momento che la l’ex Repubblica Sovietica non fosse rappresentata in questa lista da alcun monumento o realtà paesaggistica-ambientale che potesse identificare il paese e il suo popolo per la sua eccellenza. Va detto in premessa che una confusione di base ancora esiste ai giorni nostri. Monumenti della Moldavia, come ad esempio una decina di monasteri, sono sotto la protezione dell’Unesco dal 1993, ma si tratta di monumenti della Moldavia rumena, situata tra i Carpazi e il fiume Prut, confine naturale orientale con la repubblica moldava. Per la cronaca, attualmente due siti di questa repubblica sono ancora in fase di valutazione da parte della commissione dell’Unesco: il comprensorio natural-archeologico di Orheiul Vechi e la Steppa di Balti con la sua tipica “terra nera”, il chernozem. La decisione finale per una loro possibile inclusione in questa prestigiosa lista verrà presa nel 2016. Ci sarebbe tuttavia da obiettare che alcuni monasteri di questa piccola repubblica meriterebbero attenzione da parte dell’Unesco, pari a quella già riservata ai vicini monasteri della Moldavia rumena.

Incredibile, ma vero, in realtà la Moldavia già compare da dieci anni nella lista dell’organismo internazionale non grazie a qualche peculiarità monumentale o naturalistica, ma per l’individuazione nel suo territorio di un punto geodetico  non lontano dal villaggio di Rudi nel nord del paese che è parte integrante dell’arco geodetico di Struve, una catena di triangolazioni estese per 2820 chilometri utilizzate nel XIX secolo dallo scienziato russo-tedesco Friedrich Georg Wilhelm von Struve per calcolare la forma e le dimensioni esatte della Terra. La triangolazione è un metodo di rilevamento del terreno che permette di calcolare distanze fra punti sfruttando le proprietà dei triangoli, e viene  ampiamente utilizzata in geodesia, una disciplina appartenente alle scienze della Terra che si occupa della misura e della rappresentazione della Terra, del suo campo gravitazionale e dei fenomeni geodinamici quali lo spostamento dei poli, le maree terrestri e i movimenti della crosta.

L’arco geodetico di Struve attraversa ben 10 nazioni (da Hammerfest, in Norvegia, fino alle coste del Mar Nero) e venne ideato e utilizzato dallo scienziato  negli anni compresi fra il 1816 e il 1855, ma all’epoca l’arco attraversava solamente due nazioni: la Svezia-Norvegia e l’Impero Russo. Nel 2005 la catena venne inclusa nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

Il villaggio di Rudi, situato nella settentrionale provincia moldava di Soroca, dista circa 200 chilometri dalla capitale Chisinau ed è meglio conosciuto ai più per le sue bellezze naturalistiche. Formato da antiche fortificazioni, è situato tra valli profonde con innumerevoli rocce dalle forme stravaganti, caverne enigmatiche, vestigia preistoriche e una meravigliosa cascata. Nella parte più alta dei pendii si trovano rocce con forme molto particolari, le quali emettono, durante i giorni di forte vento dei gradevoli suoni melodici tanto da essere nominate le “Arpe del Vento”. Non lontano dal villaggio di Rudi si trova l’omonimo monastero eretto nel 1777, secondo le tradizioni dell’architettura medievale moldava, dal principe Gregorie Alexandrovici Ghica Voda, nelle cui vicinanze si trova una sorgente d’acqua dalle proprietà ritenute miracolose.

Per capire appieno l’importanza di un arco geodetico e più in generale di misure geodetiche, basta pensare ai sistemi attuali di geodesia basati sull’utilizzo dei satelliti artificiali. La geodesia satellitare rientra nella geodesia spaziale, la quale si spinge oltre lo studio della Terra includendo anche tecniche di geodesia basate sull’interferometria a lunghissima base (VLBI, Very Long Baseline Interferometry), in cui  i punti geodetici sono i singoli elementi dell’interferometro cioè radiotelescopi collocati a distanze di centinaia o migliaia di chilometri l’uno dall’altro e non connessi fisicamente tra di loro. Con questa tecnica è possibile ottenere immagini con una scala di dettaglio dell’ordine del millesimo di secondo d’arco. In altre parole si potrebbe riuscire a distinguere un singolo sasso sulla superficie della Luna.

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