Fa discutere l’ultimo film di Paolo Sorrentino

Presentato in concorso al 66 ° Festival di Cannes “La Grande Bellezza” è l’ultima fatica di Paolo Sorrentino (Napoli 1970), regista che proprio sulla Croisette cinque anni fa si affermò a livello internazionale vincendo il Gran Premio della Giuria con “Il Divo”.

E anche ne “La grande bellezza” ritroviamo il suo attore-feticcio Toni Servillo, questa volta nel ruolo di Jep Gambardella, giornalista annoiato perseguitato dalla sua fama di scrittore, bruscamente e misteriosamente interrotta dopo la pubblicazione dell’unico libro dal titolo “L’apparato umano”. Camminatore instancabile, sempre ripreso mentre percorre a piedi piazze e viottoli di Roma, Jep passa da una festa all’altra, da un cocktail all’altro, e non sembra trovare pace neanche nei suoi fuggevoli rapporti con le donne, che restano sempre sospese sullo sfondo come ammalianti ed irraggiungibili sirene: a partire da Ombretta (Isabella Ferrari), dalla quale sfugge perché allergico ai social network; Ramona (Sabrina Ferilli), con cui nasce una tenera amicizia che sfocia ben presto in un tragico epilogo, e l’ossessione per il ricordo di un amore giovanile di cui ci vengono mostrati in flashback  i momenti salienti.

Intorno a lui ruota un mondo vario, un gigantesco burlesque-show di registi, attricette, poeti, bambine-prodigio, una serie di personaggi  destinati a restare nel corso della storia (della durata di quasi due ore e mezza) al livello di ‘macchiette’ con cui non si riesce mai ad entrare realmente in empatia. Se poi aggiungiamo anche la scena del proactol causes bloating funerale vigrx plus directions, in cima alla Jep top-ten come ennesima occasione di incontri mondani e fashionable party,  ecco che “La grande bellezza” si rivela come un film nerissimo e disperato, ed anche un po’ pedante catalogo dei vizi che ben poco ha a che spartire con “La Dolce Vita” (1960), di cui fa rimpiangere la poesia e la luminosità. Decisamente più calzanti i paragoni con un altro film felliniano, “Roma” (1972), e con “La terrazza” (1980) di Ettore Scola, dove anche lì infinitamente più importante dei suoi personaggi era ‘lei’, Roma, la ‘città eterna’, la vera e unica protagonista sullo schermo.

Con i suoi giardini e parchi lussurreggianti, i suoi sontuosi palazzi barocchi, i suoi attici con terrazze dove trascorrere le notti con i (presunti) amici ad aspettare l’alba, “La grande bellezza” è un ambizioso prodotto spendibile soprattutto per il mercato estero, da cui è sicuramente possibile sviluppare una più ampia e generale riflessione sul cinema ma non solo.

Il nostro non è un paese per giovani, e Sorrentino, con la sua scelta di raccontare la realtà odierna attraverso un linguaggio esagerato e visionario, lo conferma ampiamente. La ricerca del virtuosismo e dell’immagine mozzafiato ‘ad ogni costo’ sono la sua caratteristica più evidente, che rischia però di trasformarsi in un fattore penalizzante se inserito all’interno di un contesto internazionale e hollywoodiano come il festival di Cannes. Ma, si sa, ai festival le sorprese non finiscono mai…..

foto tratta dal sito www.comingsoon.it