“La forza che genera”: ne parla Manuel Fanni Canelles

C’è anche un pizzico di teatro fra le opere presentate alla mostra Il Fuoco della Natura allestita al Salone degli Incanti – Ex Pescheria di Trieste promossa e realizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste, a cura di Marco Puntin e Jonathan Turner.

______

Parliamo di “The Tree of Knowledge”, il video di Manuel Fanni Canelles (in foto) ispirato ad un particolare del quadro “L’albero della conoscenza” di Lucas Cranach il Vecchio conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dove in un lussureggiante giardino dell’Eden Eva (Zita Fusco) porge il frutto proibito ad Adamo (Daniele Tenze).

Ma non si tratta di un’incursione provvisoria, lo scambio e la contaminazione tra i diversi linguaggi artistici, costituiscono la cifra essenziale dei lavori di Manuel, regista e produttore già da alcuni anni impegnato nella diffusione di un teatro contemporaneo al confine con l’arte visiva. “Vulcanico” è la prima parola che viene in mente scorrendo la vasta serie di progetti che lo hanno visto coinvolto con istituzioni teatrali ed importanti fiere e gallerie d’arte contemporanea sia in Italia che all’estero. Così come, in tempi più recenti, è diventato sempre più attivo anche sul set cinematografico nella realizzazione di cortometraggi e documentari, con protagonisti attori professionisti ma anche veri detenuti del carcere, riuscendo così a conciliare ambiti sociali spesso soltanto in apparenza distanti tra loro. Diventa allora perfettamente comprensibile che, quel poco tempo libero che gli rimane, Manuel ami trascorrerlo rifugiandosi tra i ‘suoi’ boschi, a stretto contatto con la natura, da cui esce poi rigenerato nella ricerca e nell’ispirazione, pronto per riprendere il ritmo e ricominciare daccapo con un’altra idea, un’altra avventura.

Da artista come ti poni nei confronti della natura?

Non ho ancora capito la differenza tra essere persona ed essere qualcos’altro, “artista”,“politico”, “artigiano”, “commerciante”, “imprenditore”, “operaio”, “amministratore” ecc.. Quindi non potendo rispondere da artista, approfitto per pormi una domanda: che cosa intendo con il termine “natura”? Il dizionario etimologico definisce “natura” (nascere + suffisso futuro) una “forza che genera”. Allora qui il discorso diventa suggestivo; e interpella innanzitutto il mio rapporto con una materia che si forma, un paesaggio interiore. Tutto ciò che è esterno diventa decorazione se non è espressione di un colloquio con questa forza generatrice, che ha bisogno di silenzio e contemplazione. Allora, per fare un esempio concreto, nei confronti della devastazione avvenuta in Val Rosandra, il mio pensiero generatore (o “creativo” secondo l’uso comune della parola) mi chiede di considerare il tema della morte e osservare la natura violentata con gli occhi del dramma interiore. Per questo motivo il mio prossimo lavoro, “Ophelia”, sarà sì ambientato sull’alveo del fiume Rosandra ma a partire dalle molteplici raffigurazioni che gli artisti hanno dato al personaggio di Ofelia, che non a caso, si suicida gettandosi in un fiume. E’ quello, per esempio, che ancora un volta fa Shakespeare in “The Tempest”; la tempesta del mare ha senso Cialis solo se intesa come raffigurazione della tempesta dell’animo umano. Forse, malgrado tutto, sono un po’ romantico.

“Mi diverte definirmi un parassita di visioni altrui; a pensarci bene è consolante l’idea di elaborare un aspetto formale già costituito perché fa sentire meno soli, e potere così collegarsi ad un processo e ad una storia secolari”. Così raccontavi nel catalogo della performance “The Knowledge” che si è svolta al Parco dei bambini ‘Minu Mu’ lo scorso febbraio. Che cosa cerchi dall’arte del passato e come ti poni nei confronti delle sue opere?

Partire dalla forma mi permette di indagare la fragilità della frontiera che esiste tra pittura, teatro e cinema, con la possibilità di modificare la matrice dell’idea originale e andare oltre il fine per cui è stata progettata. In questa fase cerco di non pormi questioni di carattere sociale o politico, che però dovranno arrivare dopo. Ogni qualvolta progetto un nuovo lavoro, mi domando come rendere la natura complessa e provvisoria della ‘fissità’ dell’immagine, che è quasi un ossimoro. E a guardar bene, ogni still del video sembra sostare sulla soglia del venir meno e del trapasso ad un’altra condizione. E’ proprio questo processo di continua e potenziale metamorfosi che determina il contenuto. La narrazione originale raccontata nel dipinto si modifica a piccoli stadi, diventa altro e consegna il prodotto alla fruizione contemporanea.

 Provieni dal mondo del teatro, come influisce la tua esperienza nei tuoi video, e, nel caso specifico di “The Tree of Knowledge”, come si è svolto il lavoro con gli attori sul set?

Il teatro è la matrice di ogni mio lavoro. Sotto l’aspetto formale, la verità e l’impegno fisico che gli attori vivono sul set trovano una corrispondenza nell’ambiente virtuale, che viene manipolato sia da un punto di vista visivo che sonoro. Nel video il frutto che a un certo punto si stacca dall’albero è volutamente troppo lento, non rispetta le regole della fisica e i piccioni che tubano emettono il loro verso sempre uguale, in loop, come il copia incolla di una stessa sequenza…così le nuvole del cielo il cui movimento è decisamente finto. Ecco, la fatica degli attori contrasta con questo paesaggio, e questo mi interessa.

Come procede l’arte contemporanea a Trieste, in che modo si possono superare barriere e preconcetti su quella che viene guardata ancora come arte per pochi?

E’ una domanda che presuppone riflessioni complesse e non solo di carattere artistico. Trieste oggi vive di barriere; storiche, geografiche, culturali. La nostra città più vicina è Ljubljana, una capitale a portata di mano. Forse basterebbe iniziare ad attivare un processo di osmosi culturale con il Nord Europa, a cui noi apparteniamo. Forse Trieste dovrebbe innanzitutto non sentirsi troppo importante, prendersi non troppo sul serio ed essere più disponibile ad essere contagiata. L’emulazione è da sempre la via più semplice per imparare.

foto cover. flb

_______

foto-report Il Fuoco della Natura

[nggallery id=123]