La direzione di Genius-online.it – Editoriale 05

Evviva gli artisti! Se qualcuno avesse l’ardire di provare a vivere un mese senza giornali e senza TV, forse scoprirebbe un mondo diverso, molto più piccolo e limitato, ma senza dubbio più libero nel concentrare l’attenzione su quel che vale veramente.

Forse è un esercizio un po’ pericoloso, ma è utile ricordare che il giornalismo tende a canalizzare gli interessi e i punti di vista secondo una logica editoriale e di mercato che diventa automaticamente quella diffusa. Se gli editoriali dei giornali (ma forse anche questo) sono letti mediamente da una persona su dieci, viene da pensare siano rivolti ad una cerchia limitata di persone. Per parlare a tutti, invece, bisogna far rumore o toccare corde emotive diffuse: sappiamo bene che per attrarre l’attenzione basta tirare un siluro nel cielo, per avere reputazione invece bisogna lavorare tanto ed esser bravi. Magari non è sempre vero ma in teoria sì.

Facciamo un esempio: esiste lo sport da praticare facendo fatica e poi quello della Gazzetta dello Sport, dove giornalisti in poltrona (calvi, obesi?) giudicano con titoli roboanti l’attività di gente che suda cinque ore al giorno. Così scopriamo improvvisamente che il calcio è diventato l’unico sport necessario a colmare la nostra passione sportiva, attenti a non perderci l’ultima improvvisazione di Cassano o i gossip del calcio mercato. Che tristezza.
Siamo seri e pensiamo alla Politica: i media ci spingono quotidianamente a focalizzare l’attenzione su aspetti spesso marginali, fra bisticci e tradimenti dei politici-star, tenendoci distanti da un pensiero normale: chi di noi avrebbe in famiglia un debito pari al 120% di quel che guadagna in un anno e andrebbe in vacanza lo stesso? Il calcio, di nuovo, è un protagonista in grado di smorzare qualsiasi angoscia: la disoccupazione giovanile è in zona rossa? Kakà forse ritorna.

Nemmeno l’arte si sottrae al circolo autoreferenziale di quelli che la raccontano. Penne e bocche in competizione tra loro per farsi notare esibiscono competenza e sarcasmo, condizionando l’occhio del visitatore: spesso sono loro le star, togliendo lo spazio agli artisti, magari un po’ meno avvezzi al linguaggio mediatico perchè più schivi e spesso più asociali. Un po’ come i DJ che diventano ricchi e famosi mandando in onda i pezzi composti e suonati da altri. Allora proviamo a non leggere il giornale e usciamo per strada a vedere se c’è il sole, parliamo con la gente per vedere se è ancora in grado di ragionare liberamente, andiamo a fare un giro in bicicletta senza pensare di dover avere necessariamente successo e senza la bici in carbonio e, soprattutto, andiamo a vedere le mostre d’arte per vedere se abbiamo ancora la capacità di emozionarci.
In ogni Kunsthalle d’Europa ci sarà stata qualche polemica sulla scelta del curatore, sulla selezione delle opere, sull’esclusione di qualche meritevole artista ma noi, curiosi appassionati d’arte, non ci avremmo fatto caso perchè, inconsapevoli delle beghe locali, avremo guardato le opere esposte e solo dopo avremo dato eventualmente un giudizio complessivo o puntuale su un artista piuttosto che un altro. Cosa c’è di più bello?

Non si può fermare il mondo o rimanere vergini dai suoi bisogni di condizionamento ma, per fortuna, si può ancora decidere di cambiare canale quando c’è una partita di calcio e uscire a fare una corsa e si può decidere di andare ad una mostra senza aver letto la critica. Ma si può fare anche di più: si possono comprare colori e pennelli e indagare il nostro livello di creatività, decidendo a posteriori se avremo il coraggio e la fantasia di metterlo al vaglio (pasto) di chi naviga su una diversa dimensione verso obiettivi che spesso ci sfuggono.
Evviva l’arte e chi la crea!