Jobs Act: in Australia, 120mila nuovi posti di lavoro in un mese

Centoventimila posti di lavoro in più in trenta giorni: una cifra che, a noi italiani, sembra irraggiungibile. Invece è il risultato ottenuto in Australia, grazie all’iniziativa originata dalla città di Canberra, che ha contribuito a far decrescere un tasso di disoccupazione che stava raggiungendo soglie davvero preoccupanti per gli “Aussie”.

Le cifre estive, infatti, parlavano di un aumento di 0.5 punti percentuali in riferimento alla disoccupazione: dal 5.9% si era passati al 6.4% nei mesi di giugno, luglio ed agosto ed allora ecco il “Jobs 2014” , orientato a creare inizialmente trentamila posti di lavoro, di cui almeno 2014 riservati ai giovani fra i 18 ed i 25 anni: gli imprenditori e le aziende dell’Australia hanno risposto in maniera molto positiva agli stimoli provenienti da Canberra, tanto che si è viaggiato all’incredibile media di 4.000 occupati in più al giorno. Si, avete sentito bene: quattromila. E lasciamo perdere che, sui centoventimila nuovi occupati, buona parte sia formata da lavoratori con contratto “part time”, perché questa tipologia contrattuale è molto utilizzata in Australia, dove non hanno l’ossessione dell’occupazione fissa o delle classiche otto ore giornaliere in ufficio.

Quando si è fatta più forte l’emergenza, lo stato e le aziende hanno accolto la “chiamata”: unione d’intenti fra tutti gli imprenditori, che peraltro hanno dato priorità ai cittadini rispetto agli stranieri. Soddisfacendo i nativi australiani, in tale maniera lo stato ha pure risentito in maniera positiva di quest’iniziativa sotto il profilo dell’immigrazione selettiva: con la risoluzione del problema dell’occupazione nazionale, infatti, le resistenze alle concessioni di visti agli stranieri si sono notevolmente ridotte, ovvero “come prendere due piccioni con una fava”.