Federico Blasutti: ”sguardo al futuro”

Qualità del made in Italy, approccio tailor-made riconducibile ai grandi Atelier di un tempo, minuziosa attenzione in ogni singolo dettaglio, esaltazione della figura femminile, forme e tagli che ricordano l’eleganza senza tempo appartenuta alle dive del passato: in queste tre righe è racchiuso l’approccio alla moda dello stilista Federico Blasutti. Laureatosi presso il Politecnico di Milano, ha potuto collaborare con prestigiosi Atelier milanesi, da Rossana Buriassi a Ermenegildo Zegna.

Arricchito di un importante bagaglio tecnico e metodico, con l’aiuto di fidati collaboratori, ha poi deciso di dare vita alla propria linea haut de gamme. Nasce la prima collezione, Premiere, che vuole rappresentare la fusione tra la diva del passato e la donna cosmopolita, in altri termini, una figura femminile senza tempo. Un ritorno alla Couture di un tempo, strizzando l’occhio alle tendenze future; dai volumi importanti che rievocano il retrò, ai materiali rigidi e strutturati d’ispirazione moderna. La minuziosa attenzione ai dettagli e alla costruzione è sempre preceduta dall’accurata ricerca dei materiali, interamente Made in Italy. Particolare attenzione viene rivolta alla palette colori: toni accesi ed intensi come il rosso fuoco, il rosa shocking, il turchese, l’ arancio fluo. Colori vivaci che esaltano le linee dei capi, conferendo anch’essi una sfumatura moderna all’immagine retrò.

Abbiamo intervistato lo stilista, per farci raccontare qualcosa in più sulla sua visione della moda.

Chi è la donna Première? Con la prima Collezione Première ho voluto celebrare la femminilità una reinterpretazione contemporanea delle dive del passato. La donna Première è una donna che ama viaggiare e che è alla continua ricerca del bello, una donna contemporanea, disinvolta ed intraprendente, simbolo di una femminilità senza tempo che non ha timore di osare.

Se dovesse vederla in un film, quale sceglierebbe? Sicuramente in un film di Fellini.

Com’è nata la sua passione per la moda? Ha qualche aneddoto degli inizi? Mia madre è sempre stata una donna molto classica e sofisticata, sono cresciuto così, apprezzando la cura del dettaglio, la preziosità dei tessuti e un’immagine ricercata: probabilmente tutto questo ha molto influito sui miei canoni estetici, avvicinandomi sempre più alla moda. Il resto è venuto da sé, nulla di diverso rispetto a tanti altri giovani talentuosi, con tanta voglia di fare.

Come definirebbe in tre parole il suo stile? Elegante, ricercato sofisticato.

Qual è stata la sua più grande soddisfazione lavorativa? Pensavo che presentare la mia prima collezione così giovane fosse un passo azzardato, ma incoraggiato dalla mia famiglia e dagli amici ho deciso di intraprendere comunque questo percorso, consapevole dei rischi. Il riscontro con la stampa è stato invece una piacevole sorpresa che mi spinge a perseverare questa avventura con impegno e dedizione.

Chi sono stati i suoi grandi maestri? Coloro che le hanno insegnato il mestiere o che, semplicemente, sono stati per lei fonte d’ispirazione. Sicuramente la prima, e più importante, spinta è arrivata dalla Première che mi ha introdotto al mondo della sartoria. Un percorso caratterizzato da sfide giornaliere e costante impegno; a questo percorso aggiungo in parallelo la mia ammirazione verso i grandi couturier del passato, da cui cerco di trarre ispirazione.

Se dovesse immaginare una sua collezione futura, un autunno-inverno 2017, come sarebbe? Mi sembra affrettato pensare a un AI 2017, per ora preferisco focalizzarmi su oggi e domani.

La moda italiana viene ancora percepita come garanzia di alta qualità? Nonostante la drammatica situazione del tessile italiano, la mancanza di artigiani e la delocalizzazione della produzione, credo che il Made in Italy sia ancora sinonimo di eccellenza. Fortunatamente esistono ancora piccole realtà che puntano sul lavoro artigianale e sicuramente all’estero il nostro saper fare viene apprezzato ed ammirato.

Qual è la direzione che sta prendendo, secondo lei, il mondo della moda italiana? In cosa dovrebbe guardare al passato? Non possiamo vivere del passato certo, ma non dobbiamo neanche dimenticarlo. L’aforisma che tutti noi italiani dovremmo ricordare è: “Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori” . Questo è quello che eravamo e che dobbiamo continuare ad essere.

Quali sono i suoi prossimi progetti?  Spero di riuscire a portare avanti la mia linea, una strada dura ma la forza di volontà è tanta.