Alberto Custerlina’s Cul-de-sac

Autunno, domenica notte, le giornate si sono appena accorciate di un’ora.
Momento perfetto per una chiacchierata con Alberto Custerlina, scrittore triestino di storie nere e amico di vecchia data, del quale Giuseppe Genna ha scritto: “potenziale agente mutageno del thriller internazionale, questo autore è una delle scommesse già vinte del noir nostrano, sulla scia che va tracciando da anni Alan Altieri”. Circa un mese fa è uscito il suo terzo romanzo Cul-de-sac (Dalai Editore) e logicamente partiremo proprio da lì.

Cosa c’è in Cul-de-sac, cosa trova il lettore?
In Cul-de-sac c’è azione, riflessione e politica. La storia parte dai Balcani e approda a Trieste passando per Malta. Si tratta di una storia criminale dove s’indaga solo il lato oscuro. Niente buoni, niente polizia, niente indagini. Io non credo nei buoni. E se anche esistessero, sarebbero tremendamente noiosi. M’interessava prendere solo personaggi negativi (nell’accezione corrente del termine) e provare a renderli simpatici al lettore. Uno dei personaggi principali è un mercenario triestino, fascista ed ex-poliziotto, eppure chi ha letto il libro mi dice che alla fine è riuscito ad affezionarsi a lui.

Cos’è che non ti fa credere nei buoni?
Il fatto che non esistono. Il buono romanzesco (o cinematografico o televisivo) è una finzione che deriva da una visione manichea della realtà. È una semplificazione che a me sta stretta, io cerco di indagare l’essere umano nella maniera più vicina possibile alla realtà. Zeno Weber, per esempio, è un bastardo che però, come tutti, ha i suoi lati positivi.

Hai mai visto la serie tv The Shield? Lì i protagonisti (tutti poliziotti) sono come dici tu. Una visione molto diversa dai nostri Distretto di Polizia
Esatto. The Shield è uno dei miei punti di riferimento, anche se nel mio caso, negli ultimi due romanzi ho preferito mettere in scena solo criminali o comunque persone che frequentano quel ambiente. Riguardo alle produzioni italiane televisive, preferisco glissare, perché sarebbe come sparare sulla croce rossa.

Dicevi che nel romanzo c’è anche della politica, in che senso?
È difficile da spiegare in poche righe. Accenno un paio di cose. C’è Zeno che finisce per lavorare in un’organizzazione occulta tipo quella di Gaetano Saya, non so se te lo ricordi, una specie di polizia parallela con risvolti deliranti. C’è una veloce descrizione di certi ambienti della destra triestina. E poi ci sono riferimenti a traffici criminali internazionali, bancari disonesti, insomma, tutta roba che ci circonda e di cui spesso non siamo perfettamente coscienti, ma che inevitabilmente, in un modo o nell’altro, influenza le nostre vite.

Certo che mi ricordo Saya. Ultimamente è comparso con delle buffe uniformi! Secondo te persone così sono pericolose o è folklore?
Non so quanto siano pericolose, ma di certo non sono solo folklore perché rappresentano il pensiero di molti italiani, ancora legati alle idee totalitarie del ‘900. E’ gente che ha un certo credito, sia a livello politico, che all’interno delle istituzioni, che sta sempre a trafficare nell’ombra e che quindi può sempre creare danni. Io li guardo con sospetto e attenzione.

Una parte del libro è ambientata a Trieste. È una Trieste “reale” o in qualche modo l’hai trasfigurata dandole una luce particolare? Come vedi Trieste?
Ho mostrato soltanto il lato di Trieste che era funzionale alla storia che stavo raccontando e per quegli aspetti sono rimasto agganciato alla realtà. Qualcuno mi ha detto che Trieste è molto diversa da come l’ho descritta, ma io non volevo fare una guida turistica della città. Personalmente, Trieste la vedo come una vecchia signora adagiata su una sdraio dell’Ausonia (stabilimento balneare triestino nda), tranquilla, ma allo stesso tempo triste, perché sa che nessun giovanotto andrà a “tacarghe boton” (attaccare discorso, ndr). Una signora, però, con ricordi bellissimi e tanti segreti.

E il futuro di Trieste? Esiste?
Chiunque ha sempre un futuro. Il problema è fare in modo che sia un futuro positivo. Per far questo bisogna sapere cogliere al volo le opportunità. Purtroppo, le passate amministrazioni locali e regionali non hanno fatto nulla in questo senso, ma si sono occupate solo di ritocchi estetici senza mai andare a fondo verso la risoluzione dei problemi veri. Attualmente, in Regione mi pare che non ci siano speranze, al Comune di Trieste una speranza c’è, anche se il Comune da solo poco può fare in contrapposizione a una volontà nazionale che ha sempre visto Trieste come una città da spolpare.

Cosa consiglieresti come colonna sonora a Cul-de-Sac?
Ti posso elencare cosa ascoltavo io mentre scrivevo: Dead Can Dance, Clutch, Isis, The Sisters of Mercy, Molly Hatchet, In the Nursery, Deutsch Nepal.

Ultimo disco comprato o ascoltato?
Ho appena iniziato a studiare pianoforte, per cui l’ultimo disco ascoltato oggi è stata una raccolta di brani di Dave Brubeck.

Visto che Genius è un web-magazine, ti faccio l’ultima domanda a proposito del web. Internet e Letteratura: come la vedi? Ti piace l’idea dell’e-book o meglio l’oggetto da tenere fra le mani?
Internet e letteratura vanno molto d’accordo.
E poi, lo devo ammettere, senza internet sarei stato il doppio del tempo per scrivere i romanzi, se non altro per la ricerca delle informazioni. E di certo avrei venduto molto meno. Riguardo all’e-book, io sono favorevole e ne leggo moltissimi. Peccato, però, che la politica dei prezzi sia ancora ingiustificatamente scandalosa. Inoltre, mi spiace per il lato estetico della questione: io sono innamorato delle pareti piene di libri e una casa senza librerie mi sembrerebbe nuda.

Dai, ultimissima: ultimo libro letto (e-book o fisico)?
Libro di carta: Un buon posto per morire di Avoledo e Dileo.

È quello scritto da Boosta dei Subsonica. Ti è piaciuto?
Lo sto finendo. Non mi piace molto, infatti sto facendo fatica. Tu l’hai letto?

No, ma sembrava interessante… una cosa tra l’apocalittico e il complottista…
Sì sì, esatto, un po’ troppo thriller per i miei gusti, però non è scritto male, tutt’altro!