Intervista al dott. Antonio Costato, Vicepresidente di Confindustria

In evidenza il dott. Antonio Costato, Vice Presidente di Confindustria. (foto di  Massimo Silvano)

L’impegno del Governo per l’equità e gli inevitabili sacrifici. Un equilibrio possibile?  Nel suo lucido intervento alla Cattedra di San Giusto, Antonio Costato, ci ha parlato della crisi, frutto «di un liberismo spinto di matrice anglosassone». Una crisi previdibilissima, perché «è un’illusione pensare di poter campare con rendite innaturali. E livelli di rendita sopra al 3% non sono naturali…». Pronosticando poi che l’Europa non crollerà, anche se «Wall Street vuole scaricare le sue maledizioni su di noi».

Ma ecco cosa si aspetta dal nuovo Governo, quali le valutazioni sulle misure adottate e quale la lettura della questione Fiat da parte del Vicepresidente di Confindustria, Antonio Costato.

Quali sono i provvedimenti per la crescita più urgenti che vi attendete dal nuovo Governo?

Tutto quello che è stato rimandato in questi anni: rimettere in pari un conto economico fatto più di spese e meno di ricavi. Purtroppo quello che è stato preso prima dovrà esser dato adesso: è una banalità, ma magari non lo è per chi si troverà a pagare il conto, ovvero i giovani. Il Governo ha promesso equità. Sappiamo che gli squilibri sono stati tutti a favore delle rendite e dei beni che sono stati pagati e tassati poco; ci aspettiamo che vengano sollevate le imposte da imprese e lavoro, ovvero dalle categorie produttive, e si vada a colpire rendite e patrimoni. Questa è la promessa che ci è stata fatta e ci auguriamo venga mantenuta.

Questo sarà anche il momento dei sacrifici. Il Presidente Marcegaglia, nel salutare il nuovo Governo, si è detta pronta a sostenerli. Quali saranno chiesti agli industriali?

Credo che al Paese, adesso, si possa domandare qualsiasi cosa. C’è piena consapevolezza di quale sia la situazione attuale e non dobbiamo lasciar andare il benessere. Senza dubbio, però, i sacrifici dovranno esser distribuiti in modo effettivamente equo, per poter esser digeriti dalle imprese e dalle piazze.

Un caso specifico: l’aumento dell’Iva, contemplata tra le misure possibili dalla stessa Marcegaglia quando se ne è iniziato a parlare ad agosto. È compatibile con la crescita?

L’Iva ha già avuto un riflesso sui consumi che sono in frenata. È ovvio, si sottostà a tutto purché non vengano colpiti solo i consumi, ma anche le rendite e i patrimoni di chi, per esempio, ha beneficiato di questi 40 anni di tax holiday.

A ottobre la rottura definitiva con Fiat. Alla base l’accordo di Confindustria con le rappresentanze sindacali. Come inquadra quella che è diventata una querelle tra articolo 8 contro articolo 18 e quindi sulla questione della “libertà di licenziamento”?

È stata, probabilmente, una scaramuccia tattica fra il Governo uscente e i sindacati in cui Confindustria è stata risucchiata. Ad ogni modo, una delle giustizie che questo Governo dovrà attuare riguarda proprio il mercato del lavoro, in cui vi è un rapporto asimmetrico tra certi cluster di lavoratori supergarantiti e coloro che non lo sono per niente. Per cui il tema della flex security e il tema della flessibilità in uscita e in entrata dovranno essere affrontati assolutamente.

(a cura di S.d.M.) tratto da Vitanuova.it