Intervista a Pietro Villotta Presidente dei Giornalisti del Fvg.

Il Presidente dei giornalisti del Fvg Pietro Villotta sulla politica in internet; La crisi dei soggetti tradizionali della comunicazione politica

Le recenti amministrative hanno scoperto ancora una volta che emerge un nuovo modo di comunicare in politica

Pietro Villotta, di Udine, è presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia. Non lo incontro nel suo ufficio di Corso Italia a Trieste, ma sotto la pergola di una trattoria di Servola, dove risulta più facile chiacchierare, pur se lui riuscirebbe a farlo egregiamente in ogni situazione. E da raccontare ne ha: tra gli anni al Gazzettino e ben 25 anni in Rai, Villotta ha intervistato tutti i protagonisti, conosce tutti i fatti accaduti e, soprattutto, da buon giornalista, conosce soprattutto quelli che nessun giornale ha riportato. Memorabile la sua memoria di nomi, situazioni, fatti storici. Il suo archivio ce l’ha sempre con sé.

Tema principale della chiacchierata? La politica dopo le recenti elezioni amministrative. Ma non propriamente la politica-politica, quanto piuttosto come cambia la comunicazione politica. Villotta, infatti, è del parere che ad essere in crisi non siano solo i soggetti tradizionali della politica – i partiti – ma anche i soggetti tradizionali della comunicazione, dai giornali alle televisioni. Insomma, il TG1 non influisce ormai più di tanto e un piccolo blogger può modificare l’esito di una elezione locale più di un grande quotidiano.

Cosa è cambiato, presidente Villotta?

E’ cambiato che ora, in internet, l’informazione è on demand. Una volta essa era, come dire, concessa dall’alto, ora è il singolo che se la va a cercare. Prima i partiti  cercavano di immaginarsi le domande degli elettori, ora invece solo loro, gli elettori, ad andare in cerca delle risposte. In secondo luogo c’è l’interazione: data una notizia si ha subito il feed back, il suo gradimento o la richiesta di approfondimento. Tutto questo spiazza i grandi comunicatori. Non è un cambiamento solo tecnologico ma sostanziale.

Va tenuto presente, inoltre, che in internet una informazione non deve superare i 7 secondi di attenzione e quindi deve essere di non più di 150 battute. Questo crea una rivoluzione nel linguaggio: non si parte più dalle analisi ma si sbatte subito in faccia all’altro la sintesi. I vecchi partiti e i vecchi telegiornali avevano bisogno di inquadrare il problema, ora si passa subito alla informazione di sintesi. E’ una comunicazione completamente nuova.

Solitamente si rimprovera tutto ciò di superficialità.

E’ un giudizio errato.  Certo in internet ci sono anche le risposte di pancia, istantanee ed estemporanee. Ma questo non spiega tutto. Il fatto è che chi accede ha già fatto la propria analisi, ha già il suo background attraverso cui vuole interpretare e non vuole perdere tempo in ciò.

Quello di internet è allora un pubblico evoluto?

Certamente. E’ un errore ritenere il pubblico della rete involuto perché non conosce Dante. E’ un mondo che procede per mera sintesi. Non sono in grado di dire dove tutto questo ci porterà, ma si tratta di una importante mutazione.

La nuova comunicazione quanto influisce sulla politica?

Facciamo l’esempio di Codroipo. C’era un quadro politico stabile e un’area politica che governava con un ampio consenso. Insomma, una classica situazione tradizionale. Fino a quando un cittadino ha creato il blog “Il perbenista”, che ha stravolto i Volume Pills dati. Ha toccato nervi scoperti, ha portato alla luce fatti ed ha avuto più influenza del “Messaggero veneto”, che appoggiava sostanzialmente la coalizione che governava la città.

Un tempo si diceva che un nuovo mezzo di comunicazione non scalza i precedenti, è ancora vero?

Non li scalza, ma li trasforma e lentamente tutti si trasferiscono nel web. E’ una questione generazionale. Ci sarà ancora chi, per motivi di età, ha bisogno della stampa. Ma per quanto tempo durerà ancora la carta stampata? Nel settore dell’illustrazione durerà sempre. Nell’approfondimento un po’ meno.  Nell’informazione meno ancora. Carlo de Benedetti ha previsto che tra 10-15 anni i quotidiani di informazione non ci saranno più. Le nicchie rimarranno, ma il web crescerà.

Cosa ne sarà della vecchia forma partito? Quella con i congressi, i giornali di partito finanziati dallo Stato, i militanti, i rituali comunicativi e tutto un gergo di comunicazione politica da manuale?

Esploderà, con un vantaggio e con uno svantaggio. Quella forma partito presupponeva l’esistenza di interessi omogenei che ora non ci sono più. Infatti alle primarie vincono i giovani, che si mobilitano nelle forme nuove, e ai congressi vincono i vecchi, che si mobilitano nelle forme classiche.  I vecchi mantengono le strutture dei partiti e i giovani per ora rimangono esclusi. E’ un fatto  di mobilitazione comunicativa. I partiti oggi sono in mezzo al guado. A ciò si aggiunge l’attuale momento di depressione che blocca il rinnovamento.

La vecchia comunicazione politica era tutta incentrata sul palazzo e sulle alleanze di palazzo. Roba vecchia, allora?

Il palazzo oggi perde di valore e le alleanze non sono più importanti. Lo erano quando si poteva ancora decidere come spenderei soldi. Ora non è più possibile farlo, prima di tutto perché di risorse da allocare non ce ne sono più, secondariamente perché non esistono più le classi sociali su cui i partiti si basavano.

Ciò significa che internet frammenta?

L’epoca delle classi e delle corporazioni è finita. Siamo davanti ad una molteplicità di singoli. La democrazia della comunicazione è anche questo. Il nuovo compito della politica è di rappresentare queste singolarità. Se ce la fa ha ancor un futuro, altrimenti no. Il finanziamento statale ai giornali di partito, come del resto il finanziamento pubblico all’intero establishment della cultura, sono cose che appartengono al passato. Il mecenatismo è finito, oggi la cultura si forma underground.

Però questo magma comunicativo impressiona perché sembra sfuggire ad ogni aggregazione di sintesi.

Il popolo dà certamente risposte di pancia e in internet si trova di tutto. Però è anche capace di scelte razionali. Se esaminiamo per esempio come la gente reagisce alla crisi economica e quali tagli faccia ai consumi, ci accorgiamo che procede in modo razionale. Deve essere la politica a trovare la sintesi davanti al “magma” comunicativo, una buona politica, altrimenti rimarrà un magma.

Si dice che la politica deve avere radici nel territorio, in contatto con i cittadini. La nuova comunicazione favorisce questo?

La nuova comunicazione è globale e locale insieme. Non semplifica le cose, le complica. Opera sul piano universale e su quello locale contemporaneamente. Paradossalmente, con le nuove tecnologie c’è sembra meno bisogno di muoversi. Da qui l’importanza nuova dell’ambiente, dove io respiro, dove mangio, dove apro la finestra.

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