Intervista a Paolo Gianiolo: “Trib

Paolo Gianolio in breve.. dal 1974 al 1977, frequenta corsi professionali, tra questi l’importantissima “Scuola Jazz di Parma” condotta magistralmente dal grande Filippo Daccò a cui deve buona parte della sua formazione professionale. Poi venne l’armonia di Nino Donzelli che, con metodo Barkley, aprì un’universo armonico/melodico/ritmico e contrappuntistico usato nelle big-band, facendogli conoscere le varie geometrie e tessiture musicali costruite con strumenti a fiato. Da allora ha sempre vissuto e studiato nell’attesa che la chitarra lo trovasse, dopo di chè cercò  di affinarne il suono e la tecnica, sincronizzando le dita alle corde e alla tastiera. Suonando in vari club ha poi sviluppato e messo a punto un linguaggio che, dopo tante mutazioni, si è evoluto come sua espressione di vita. Parallelamente è nato un progetto di musica strumentale Chill-out con il gruppo “Ante Rem” apprezzato per i brani “Sacra Samba” , “Calumet” e “Color of Nature”. Dopo una importante esperienza discografica negli anni 80, in veste di arrangiatore-compositore di alcuni brani del disco “Glow of Love” del gruppo “Change”, ( disco d’oro in America ), seguono le collaborazioni con grandi artisti italiani che hanno segnato la storia musicale del nostro paese: Mina, Morandi, Celentano, Rossi, Vanoni, Bosè, Ramazzotti, Giorgia, Mannoia, Battiato, Oxa, Togni, Pausini, Zucchero e tanti altri. Poi l’incontro con Claudio Baglioni che ha segnato profondamente la sua ispirazione musicale. Insieme hanno raggiunto una grande intesa costituita da idee reciproche che convergono in una simbiosi musicale e ne diffondono l’essenza nella ricerca di rispondere alle domande della creatività. Nasce infine l’idea di “Pane e Nuvole”, un disco che racchiude queste esperienze che si liberano al suo interno, esprimendone l’energia. In occasione del suo ultimo lavoro discografico andiamo a conoscere piu da vicino il maestro Paolo Gianolio.

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Buongiorno Maestro…. Dopo tanti anni di musica, dopo aver suonato con i più grandi in Italia ed all’ estero….. Ci sa dire cos e’ la musica? 

PG – Intanto ringrazio per l’opportunità che mi viene data in questa occasione di esprimere il mio pensiero. Posso provare a rispondere a questa “domandina” semplice semplice con molta umiltà e in punta di piedi anche perché sarebbe come chiedere “cos’è la vita?” La musica può essere misteriosa, intima, oscura, segreta, delicata, maledetta, triste, dannata e dolorosa ma anche lieta, ridente, felice, allegra, terapeutica e propedeutica, un inno alla gioia insomma. Nata come arte delle Muse, figure della mitologia greca e romana, la musica ha accompagnato e si è sviluppata parallelamente all’evoluzione dell’umanità. Uno dei primi linguaggi usati per comunicare, tramite suoni tribali, una situazione, uno stato d’animo, un pericolo. La musica fa parte dell’animo umano perché esprime sentimenti come in ogni altra arte che si possa definire tale, d’altro canto la sua grandezza è espressa da altrettanta grandezza del genio e dell’intelletto umano.La sua storia ci ha tramandato il genio e la sensibilità dei compositori che hanno avuto il merito di approfondirla e rinnovarla, dall’antica Grecia alla musica sacra, dal canto gregoriano alla scrittura neumatica, il rinascimento, il barocco, il sistema tonale, il classicismo, fino alla musica contemporanea, al jazz, al blues fino al pop e al rock. La mia esperienza avuta con musicisti di tutto il mondo, mi ha fatto capire che la musica deve essere vissuta come è vissuta la vita cioè bisogna respirarla, goderla, odiarla, amarla e lei sarà specchio della memoria e del futuro. Io amo spesso dire che “è la musica che chiama e chiama chi ama” immaginando un’entità che, dall’alto, ci segue e si insinua nella nostra anima fino a fondersi e a far parte del nostro ciclo vitale, ci entra in circolo insomma, è il pulsare del nostro cuore che le fa prendere vita forgiandola con la nostra personalità e i nostri sentimenti. La musica è tutto questo ma è soprattutto suono, suono selvaggio che, imbrigliato e domato, fonde insieme ritmo, armonia e melodia.

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La emoziona ancora ? E se si di più quando la esegue o quando l’ascolta? E cosa ascolta ?

PG – La musica è emozione, ascoltarla e suonarla è emozione, chi suona trasmette e interpreta il suo stato d’animo in quel momento, chi ascolta lo percepisce e lo interpreta a sua volta in una sorta di interattività che è vitale per la musica.Si, mi emoziona sempre, mi piace ascoltarla in relax da solo e concentrato per poter godere della sua personalità. Possono variare i generi di musica ma l’attenzione di chi ascolta dovrebbe essere sempre rivolta alla passione di chi l’ha concepita e che viene trasmessa. Io ascolto in base al mio stato d’animo che mi da le indicazioni per la scelta, amo la musica sinfonica che esprime tutta l’energia e la potenza strumentale da Beethoven a Mahler, da Mozart a Stravinsky, da Bach a Tchaikovsky, da Shostakovich a Rachmaninov. In altri momenti mi piace ascoltare i grandi compositori odierni da Sakamoto a Morricone, ma mi garba anche ascoltare la passione dei grandi musicisti jazz come Charlie Parker, John Coltrane, Charlie Crhistian, Louis Armstrong, per citarne solo alcuni, ma anche i grandi arrangiatori come Duke Ellington, Charlie Mingus, Count Basie. All’ascolto si aggiunge anche lo studio: oggi, per me, vale di più un ascolto approfondito della musica che lo studio tecnico vero e proprio perché la musica ha il potere di arricchire il tuo bagaglio attirando l’attenzione su una sonorità o un passaggio armonico, una melodia, e lo spessore man mano aumenta. Essendo chitarrista è ovvio che mi piacciono molti musicisti di questo strumento da alcuni dei quali ho imparato molto: Django Reinhard, Jim Hall fino a Pat Metheny, costruendo piano piano la mia personalità. La musica è vita.

 Cosa pensa della musica italiana di oggi in particolare?

PG – La mia età, metà della quale vissuta nel secolo scorso, mi ha permesso di vivere nell’epoca più attiva della musica pop/rock in genere, quindi la mia cultura si fonda proprio sugli sviluppi importanti che sono avvenuti in quegli anni.Sono convinto che si possa dire ancora molto nonostante oggi sia un periodo storico poco creativo (come avviene ciclicamente). Per quello che riguarda la musica italiana, sono predisposto in prevalenza all’ascolto delle canzoni pop di cantanti quali Mina, Dalla, Baglioni, Battisti etc. ma anche Giorgia, che ritengo la più brava in assoluto insieme a Elisa. Per lavoro e per tenermi aggiornato, ascolto le novità che vengono proposte e credo che la qualità ci sia, tenendo conto che molto è già stato fatto, credo nelle potenzialità dei giovani, forse bisognerebbe saperli indirizzare meglio non pensando solo al lucro ma aiutarli a crescere e a crederci. La musica è per sempre.

Da anni collabora in qualità di musicista ed arrangiatore, con uno dei miti della musica italiana , Claudio Baglioni, ha mai fatto il conto di quanti concerti ha fatto? E l’emozione prima e durante un concerto e’ sempre la stessa o cambia di volta in volta?

PG – Non tengo il conto dei concerti ma posso dire che ognuno mi ha lasciato qualcosa di indelebile che riaffiora ogni volta che suono in un concerto e l’emozione, col tempo, si impara a conoscere ma non a comandare. La voglia di cambiare e di proporre cose nuove, mantiene l’emozione sempre a un livello alto e credo sia giusto concepirla così. La musica è emozione.

Lei e’ anche un grandissimo compositore di musica…. Soprattutto strumentale…. Ci vuole parlare della differenza tra musica strumentale e la classica canzone ?

PG – Ringrazio per no 7 electronic cigarette il “grandissimo” ma mi ritengo solo un musicista che ama divertirsi costruendo sulla propria personalità la propria musica che è strumentale per scelta perché permette di essere libera concettualmente, senza obblighi e costrizioni che possano affiorare seguendo un testo. Credo anche che l’abbinamento “musica e parole” non sia stato sempre così lucido, (ovviamente vale anche per la musica strumentale) e solo pochi autori hanno avuto la fortuna e la capacità di creare perle di canzoni fondendo in un’unica opera, indissolubile nel tempo, sia il testo che la melodia. Quindi sono per la musica strumentale che mi permette la concentrazione sulle sonorità e sugli strumenti da usare e sono convinto che, anche senza testo, possa nascere una canzone che potrebbe essere poi cantata.

Parlando di musica strumentale, lei suona diversi strumenti ma tra i tanti strumenti ha scelto la chitarra riscontrando u successo internazionale.. Perché? Quanto tempo le ha dedicato e le dedica?

PG – Io suono la chitarra da tanto tempo e sto cercando tuttora di imparare. Come tutti gli strumenti richiede molta pratica e studio con una particolarità in più rispetto agli strumenti a tasto: l’intonazione, dovuta al tipo di impostazione che si usa per suonarla, è un po’ precaria quindi richiede molto lavoro per “imbrigliarla” e diventarne padroni. (il pianoforte ad esempio, una volta intonato suonerà intonato, la chitarra intonata avrà sicuramente qualche sbavatura qua e la mentre la si suona) ma credo che questo alla fine sia un valore aggiunto nel senso che ogni performance non sarà mai eguagliabile rendendola umana e unica. La chitarra è stata una scelta casuale per un regalo fatto da uno zio, (se mi avesse regalato un seghetto a quest’ora sarei falegname) gli altri strumenti che suono sono venuti dopo, un po’ per curiosità un po’ per necessità (conoscere la tastiera del pianoforte ti permette di avere sott’occhio tutto lo spettro sonoro degli strumenti con tutte le loro estensioni) quindi è di molto aiuto in fase di arrangiamento di un brano. Insomma la chitarra è un magnifico strumento che regala momenti entusiasmanti ma anche tristezza, bisogna tenerla sempre sotto mano, pena la perdita della sua complicità.

Parliamo ora del suo ultimo lavoro discografico. ” Tribù di note” edito da Rai Trade. Io ho avuto la fortuna di ascoltarlo in anteprima 8 tracce ricche di sonorità nuove, di armonie particolari e a volte sorprendenti ( Archimede ad es che fa un tuffo nei cartoon) ma con un’ ambientazione acustica ” morbida ed accattivante” che ti lascia la voglia di riascoltarlo più volte…… La trovata delle tribù e/o etnie che sono i titoli delle diverse tracce del suo lavoro e’ un modo per legare le varie tracce? Possiamo definirlo un concept album strumentale ?cosa raccontano?

PG – Direi che “questo mio parto è stato indolore”, nel senso che la composizione è venuta senza fatica, spontanea perché ispirata dall’idea-concept del disco: otto brani dedicati a etnie differenti come a voler dar loro la parola per potersi difendere e poter continuare a esistere. Inseguendo il genio di personaggi che hanno dato lustro al mondo intero come Archimede con le sue invenzioni, la matematica, la fisica diventandone discendenti, oppure la banda di Archimede di Walt Disney. Aura come energia per lo sviluppo armonico/melodico di un brano, Manusinti dedicato a un grande chitarrista nato e vissuto in una tribù zingara: Django Reinhard che con la volontà ha trasformato la sua sofferenza in genialità, poi Abraxas come mediazione tra dei e umanità, tra il bene e il male o come alternativa a tutto ciò che esiste, segue Kalypso dedicato a tutte le tribù che usano la danza come comunicazione, poi il brano che da il titolo all’album: Tribù di Note che cerca di rendere universale il linguaggio di tutte le tracce con un travolgente susseguirsi di melodie e ritmi che si alternano a imprevedibili cambi di tempo, tutto con le sole chitarre acustiche. Segue Ochethi Sakowin che prende il nome da una vera tribù di indiani d’America che ha dato vita ai “sette fuochi del consiglio tribù” cioè la  saggezza nelle riunioni per le scelte importanti, poi spazzata via da quegli allora “ossibuchi” degli americani. Non poteva mancare Pangea, la primordiale terra, madre di tutti i continenti in continuo movimento fino alle attuali posizioni che conosciamo, l’universo mondo che si espande e la conoscenza si apre davanti a noi: passato, presente e futuro, noto e ignoto come attrazione per l’umanità.

Cos’e per lei l’anima? E la sua anima da musicista coincide con quella dell’ uomo Paolo Gianolio ?

PG – L’anima è un soffio di vento che trasmette i codici per accedere ai sentimenti, l’anima è la madre di tutti i sentimenti che permette di esprimerli con la propria personalità, in tempi di sfrenato consumismo l’anima è l’unica cosa che non puoi comprare, nasce con te e quindi è la tua persona e il tuo sentimento insieme. L’anima è il principio che da vita all’evoluzione generale influenzando ogni individuo nella sua completezza.

Oltre ad essere un musicista e” anche un uomo molto impegnato nel sociale, sappiamo  infatti che insieme a sua moglie Donella Serafini , lei si occupa di un associazione ” Dona Speranza” …. Ce ne vuole parlare?

PG – Questa associazione l’ha voluta fortemente Donella che sta facendo molte cose per poter favorire chi sta peggio di noi, io mi sono lasciato coinvolgere, devo dire senza fatica, perché la trovo un’ottima idea. Credo che la solitudine faccia paura a tutti e contribuire a ottenere un sorriso anche piccolo, da persone ammalate e disagiate, sia di grande aiuto anche per noi stessi, rammentandoci che tutto ciò di cui godiamo può finire in un lampo. Io partecipo attivamente a questa attività cercando di contribuire con le cose che so fare come accompagnare un canto per un bambino malato, oppure dando una mano a iniziative come distribuire doni negli ospedali nei reparti di oncologia. Mi occupo poi della grafica e della realizzazione dei volantini distribuiti per gli eventi, comunque è Donella che fa da traino e ci coinvolge tutti con grande tenacia.

Torniamo alla musica, Maestro pensa di aver suonato tutti gli accordi possibili ? Come si immagina la musica di domani?E facendo un parallelismo tra pentagramma e vita vissuta….pensa di averle viste tutte? Come si immagina il mondo di domani?

PG – No assolutamente, nell’armonia credo ci sia ancora tanto da scoprire come c’è tanto da scoprire nell’universo. Quello che ti fa andare avanti è la ricerca del non conosciuto, dello sperimentare nuove strade e non fermarsi davanti a facili illusioni che crea il finito. La musica chiama e trasmette all’anima l’aria per uscire a pieni polmoni e incantare i mondo, la musica chiama chi ama tramite l’esternazione del sentimento e questo credo non potrà mai cambiare.Potrà cambiare il tramite (saranno diversi i modi, gli strumenti, le composizioni) ma mai potrà cambiare ciò che è essenza della musica: il sentimento. Voglio essere ottimista e credere che il mondo di domani sarà pieno di nuove energie con nuove scoperte che aiuteranno a vivere meglio soprattutto gli ammalati.il mondo di domani sarà più consapevole dei suoi limiti e lavorerà per sfruttare senza degrado le sue potenzialità, credo che la strada maestra sia la comprensione della natura.Ringrazio per aver formulato interessanti domande che mi hanno stimolato e concludo con la mia massima preferita: viva l’infinito…

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ph. di Noemi Commendatore

info web: www.paologianolio.com