Intervista a Elisabetta Cividin. Leader dei giovani industriali di Trieste.

in foto: Elisabetta Cividin, Presidente dei Giovani Industriali di Trieste.

Le borse sono in calo nonostante la pioggia di soldi che la BCE ha riversato sulle banche, è l’ennesima prova in negativo della leadership franco tedesca?

Non lo considero come una prova in negativo, è una volontà contraria. La ragione di questa crisi è che i mercati hanno perso fiducia in alcuni paesi a causa dei loro deficit di bilancio e allo stesso tempo sperimentano una doppia asimmetria: politiche fiscali e politica monetaria, anche qui c’è asimmetria quindi la Banca Centrale Europea può assumere il ruolo di prestatore di ultima istanza rispetto alle esigenze dei mercati, ma questo ruolo è vietato nei confronti dei bilanci degli Stati (secondo lo statuto della BCE). Anche se nel 2010 la BCE ha trovato le modalità di agire come prestatore di istanza sul mercato dei titoli di Stato  questo frenò la speculazione, ed ecco perché il nuovo presidente BCE, Mario Draghi è stato consigliato a salvare l’euro contro la volontà degli Stati europei. L’opinione tedesca sostiene che coloro che hanno contratto debiti, vengano puniti imponendo politiche fiscali restrittive.

Le misure di austerità hanno dimostrato chiaramente la loro natura fallimentare, ma come se nulla fosse si continua su questa strada, quale visione hai del futuro italiano ed europeo?

Negli ultimi mesi l’Europa è stata messa a dura prova da un nuovo equilibro mondiale. Le risorse incominciano a non essere più sufficienti, quindi bisogna sapere investire nel futuro senza guardare il passato. Ora siamo nel presente e dobbiamo guardare avanti con ottimismo, concretezza, e capacità. L’Europa deve rispondere alla sfida delle potenze emergenti, quali Brasile, Russia, India, Cina e si aggiunge anche Sud Africa e Corea. Non si fa altro che parlare di innovazione per poter emergere da questo pantano, quindi i Giovani devono guardare ai paesi emergenti per costruire un futuro prospero. La strada è in salita, il panorama non è positivo ma voglio pensare all’ attrattività del nostro paese come clima e come stile di vita dove molti professionisti potrebbero scegliere l’Italia come terra emergente per poter investire e sta proprio nell’ Italia armarsi di buona volontà, mettersi in gioco e voler cambiare per migliorare.

E’ ancora vivo il ricordo dell’imprenditore padovano che si è suicidato a causa dell’impossibilità di riscuotere i pagamenti che l’amministrazione pubblica gli doveva: si parla di strapotere degli imprenditori, ma invece sembra che non abbiate alcun potere nei confronti dello Stato, siamo condannati ad avere un futuro misero?

Morire d’impresa. Gestirne le sorti è un mestiere impegnativo, gestire l’impresa significa avere a cuore un proseguire meritevole, che possa dare benessere a chi lavora. Se vogliamo chiederci quale sia l’ ostacolo principale al rilancio della crescita, dobbiamo indirizzare la nostra attenzione sul peso morto rappresentato da una macchina amministrativa incompatibile con le esigenze di un Paese Moderno. Non avremo un futuro misero e nemmeno un futuro brillante ma semplicemente un futuro che ci offra la possibilità di una progressiva crescita economica per valorizzare l’impegno nel nostro lavoro.

Le liberalizzazioni attuate dal governo Monti non sembrano essere sufficienti, in più sembra che il potere della classe imprenditoriale verrà ancora più frastagliato: sei d’accordo?

Una volta rimessi in ordine i conti degli Stati Europei, e attuate le politiche di liberalizzazione, le economie automaticamente riprenderanno la crescita, la liberalizzazione porterà ad una spinta di consumi, questo è il momento giusto per innovarsi. La sfida è la stessa della globalizzazione.

L’allungamento dell’età pensionabile non ci porterà ad avere un aumento della disoccupazione giovanile?

Un paese che incita al progresso, dovrebbe porre l’attenzione sulle nuove generazioni, sulla formazione e sull’ occupazione, che sono i fattori che garantiscono una crescita che va di pari passo con l’innovazione. Mandare in pensione le persone sempre più tardi significa non lasciare posti ai Giovani in attesa di occupazione.

La possibilità di licenziare per ragioni economiche sembra la pietra dello scandalo che può rompere i fragili equilibri su cui poggia questo governo, quali sono i vantaggi e gli scenari di un mercato del lavoro senza art.18?

La riforma del lavoro è una delle priorità del Governo Monti il quale obiettivo è la discussa modifica dell’ articolo 18 che vuole essere un motivo vantaggioso per garantire un mercato del lavoro flessibile, per favorire occupazione, ed efficiente. Con la riforma del lavoro assieme alle liberalizzazioni, l’Italia potrebbe puntare ad una maggiore  evoluzione della crescita economica.

Salari più alti e produttività maggiore: perchè esiste una grande resistenza culturale a lavorare di più e guadagnare di più? In Italial’operaio è considerato un ruolo per chi non vuole aspirare a nulla?

In questo periodo in cui aumentano i disoccupati ci sono molte professioni che permettono di trovare uno sbocco lavorativo e molte aziende cercano addetti in mestieri tradizionali. Quindi chi sceglie una formazione più tradizionale non svaluta se stesso anzi, guarda con consapevolezza e responsabilità la realtà in questo momento economicamente problematico.In qualsiasi mestiere maggiore è il salario, maggiore è lo stimolo di maggiore produttività con incremento di energie e promozioni più rapide.

Il futuro italiano è legato alle esportazioni: non rischiamo di fallire sul mercato se non abbiamo abbastanza operai specializzati?

Le imprese italiane hanno contribuito alla crescita del Paese creando sviluppo, diffondendo professionalità e benessere, facendo conoscere il prodotto italiano in tutto il mondo. Innovare non significa “andarsene all’estero” si esprime anche attraverso la formazione di risorse umane addette ai lavori.

Quali critiche porgi alla categoria degli imprenditori italiani?

Più che critiche darei dei suggerimenti agli imprenditori: vedere i Giovani che vogliono “fare” e non solo “dire” e di chiedersi, di chi sono questi Giovani? Non è per nulla facile essere genitori, insegnanti, imprenditori… Ma ancora più difficile, in questo momento, è “essere” Giovani. Sono le sfide della crescita che il tempo presente rilancia e tutti gli adulti devono sintonizzarsi sulle domande dei ragazzi e la loro evoluzione attraverso una progettualità. Accogliere le loro idee (accuratamente selezionate) per rendere effettivamente protagonisti gli stessi Giovani e una sfera lavorativa che li sta attendendo, e noi imprenditori possiamo aiutarli a costruire un loro futuro possibile.

Quali sono le difficoltà che una donna imprenditrice affronta in un mondo di uomini?

Le donne si presentano oggi, articolate, dinamiche, e protagoniste del cambiamento; le donne sono state capaci di cogliere nuove opportunità di lavoro e sono riuscite a proporsi in posizioni di alta e diretta responsabilità e non dimentichiamo l’alta percentuale di scolarizzazione da parte delle donne che ne hanno tratto grande vantaggio ma la difficoltà culturale più grande è che siamo in un paese dove la parità fra i sessi non è stata ancora raggiunta, ma resto dell’opinione che le donne hanno la capacità di conciliare la gestione di imprese e aziende  senza dimenticare il loro ruolo famigliare e la cura dei figli.

Ritieni che per una donna sia importante per lo sviluppo lavorativo e la realizzazione sul lavoro avere vicino un uomo?

Ritengo che una donna riesca da sola ad intraprendere un percorso lavorativo ed a portare a compimento la realizzazione dei proprio obiettivi con coraggio, tenacia e determinazione; ciò non toglie che tenere in considerazione un suggerimento o un diverso punto di vista, da parte del proprio partner, può essere un sostegno positivo.

Quali sono le strade da seguire per ottenere un rilancio del nord est italiano?

Per un nuovo rilancio del Nord-Est dovrebbero nascere nuove industrie creative ad alto contenuto tecnologico e una migliore offerta turistica in previsione del “Nord-Est capitale di cultura” e può diventarlo perché ha una ricchezza di tradizioni e di vita culturale che non ha pari al mondo; lo può fare perché ha un tessuto di imprese che sono leader mondiali nelle creazioni di stili e tendenze e lo deve fare perché le nostre imprese, per competere con i mercati internazionali, devono creare un territorio attrattivo per i talenti e con servizi di eccellenza.

Quali sono gli ostacoli che impediscono al FVG di essere attrattivo per gli investimenti?

Potremmo essere più attrattivi per gli investimenti attraverso il miglioramento delle infrastrutture, la nostra regione è di grande qualità con un sistema variegato di natura, di clima, di popolazione e di imprenditorialità già affermata e  le nuove generazioni stanno nascendo attraverso processi innovativi. Non dimentichiamo che, proprio sul nostro territorio, area di confine, gli ostacoli da superare in termini di fiscalità, di prezzi del carburante e di portualità non sono da sottovalutare. Stiamo ancora attendendo di essere al centro dell’ Europa.

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intervento e contributo alle domande di Arnon Debernardi