Impara l’arte e mettila da parte – Riccarda de Eccher

Lo scopo della rubrica Impara l’arte e mettila da parte è cercare di “spiegare” il senso dell’arte contemporanea,  un mondo complesso e affascinante che per la sua ontologia e vicinanza al presente ha una difficoltà estrema di definizione e…comprensione. Impara l’arte e mettila da parte è un  veccchio proverbio che sottolinea la necessità di conoscere un’attività, per poi sfruttarla vantaggiosamente. Così il significato della parola arte torna alla sua etimologia prima, la radice comune all’artigianato, ossia la capacità di produrre un qualsiasi oggetto, come nel Medioevo c’erano le corporazioni delle Arti e dei Mestieri. “Metterla da parte” non significa dimenticarla, ma creare un piccolo bagaglio di nozioni utili per il futuro.

E al significato di arte come “attività umana” rimanda anche il senso dell’opera di Riccarda de Eccher, alpinista e pittrice, che nella mostra Il fuoco della natura espone alcuni dei suoi acquerelli e pastelli dedicati alla montagna.

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Riccarda, che cos’è per te l’arte contemporanea?

Se e’ vero che l’ arte catalizza lo spirito del tempo e ne anticipa quello del futuro, qual è lo spirito del periodo che stiamo vivendo?  In che direzione stiamo andando?  Non credo che in questo momento si possano individuare dei movimenti significativi,  qualcosa che unifichi, un sentire comune. Questo crea un clima di grande liberta’ che penso sia quanto di meglio un artista possa desiderare. Non ci sono dettami stilistici,  ognuno si esprime come crede e di conseguenza i lavori che nascono possono essere molto diversi l’ uno dall’ altro ed uniformati a principi ed idee diverse. Basta visitare la mostra “Il fuoco della natura” per rendersene conto.

I tuoi acquerelli presenti nella mostra Il fuoco della natura sono dedicati alla montagna, più nello specifico per gli amanti di questo mondo, al Sorapiss, all’Antelao, al Pelmo e al Sass da Putja. Come mai questo grande amore per la montagna?

Cosa sia il mio amore per la montagna? E’ una domanda che mi sono posta molte volte e alla quale posso dare delle risposte, ma non “la” risposta. Sono nata a Bolzano e ho passato la mia infanzia in Alto Adige. La montagna in Val d’ Adige, è una grande presenza che non può essere ignorata. Poi la mia famiglia si è trasferita in Friuli e a me e’ molto mancato quel riferimento. Non la frequentazione della montagna, ma la sua sola, rassicurante presenza. Per ritrovare la via dei monti a diciott’ anni mi sono iscritta a un corso di roccia e lì si è aperto un nuovo capitolo della mia vita. In un momento in cui avevo bisogno di rafforzare la fiducia in me stessa proextender system la montagna ha avuto un ruolo fondamentale. Ho fatto molte salite su roccia, alcune anche considerate, all’ epoca, difficili. Ho partecipato a due spedizioni Himalayane. Ho avuto molte soddisfazioni. Ho dimostrato a me stessa che me la cavavo in un’ attività basata solo su se stessi e sulle proprio energie fisiche e psicologiche.  Ma queste sono risposte, o meglio, descrizioni di percorso, che  non toccano il nocciolo della domanda. Di fatto, si può mai spiegare perché si ami qualche cosa?

Di recente è scomparso il grande alpinista Walter Bonatti, che aveva educato e introdotto all’amore per la montagna intere generazioni. Che cos’è per te la montagna?

Walter Bonatti era un uomo straordinario. Ha dedicato la vita alla montagna raggiungendo risultati sportivi importanti e  mantenendo sempre un’ etica rigorosa. Penso sia un personaggio da indicare alle giovani generazioni, un esempio da seguire.  Per me la montagna  ? E’ in mio paesaggio naturale, il luogo fisico in cui mi sento più a mio agio.

Arte e montagna. Trovi dei comuni denominatori in queste due passioni della tua vita?

Sono entrambe terreno di esplorazione. Non si bara, né nell’ uno né nell’ altro.

Sono ricordi, perché tu vivi in America da più di qualche anno. Ci sono anche lì belle montagne da scalare?

 Vivo in America, ma vengo spesso in Italia. Della montagna ho bisogno e in famiglia tutti lo sanno e lo accettano. Ne ho bisogno per stare bene. Certo che anche in America ci sono delle belle montagne, ma per me “montagna” vuol dire “Dolomiti”. Quei solidi, quelle forme, quei colori.

La tecnica che usi è soprattutto l’acquerello che, a dispetto di ciò che molti pensano, è molto difficile. Bisogna infatti essere molto precisi e soprattutto avere pazienza, poiché i risultati si vedono solo una volta che il colore è asciutto. Come mai hai scelto questa tecnica per dipingere i tuoi paesaggi dell’anima?

L’ acquerello è soprattutto una tecnica che non perdona errori. Si deve partire con un’ idea abbastanza precisa su come realizzare tutto il dipinto. La trasparenza del colore non concede ripensamenti. Difficile, ma anche di grande soddisfazione. La dimensione naturale dell’  aquerello è quella medio/piccola. Io ho da sempre cercato di lavorare in dimensioni piu’ grandi anche perche’ la maestosità della montagna lo richiede. All’ inizio ho scelto l’ acquerello perchè è leggero e trasportabile, si infila facilmente in uno zaino. Poi mi ci sono appassionata.  E’ una tecnica che richiede pazienza, ma anche velocità e prontezza.

Ancora una domanda, consuetudine della rubrica, che cosa consiglieresti a un giovane artista?

Disegnare, disegnare, disegnare.

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Courtesy foto dal web. Riccarda de Eccher