Impara l’arte e mettila da parte – Matteo Attruia

La prima mostra personale di Matteo Attruia si intitolava Io odio Napoli. Era il 2006 e la galleria che ospitava questa raccolta di opere era la Pica Gallery di… Napoli. Certo questo esprime bene lo spirito di questo artista, un po’ polemico, un po’ serio e sicuramente….ironico.

Mentre di solito nelle introduzioni delle mie interviste c’è un breve e (sicuramente riduttivo) sommario biografico, in questo caso vi racconto come si è svolta la “contrattazione” dell’intervista. Conosco Matteo da un po’ di tempo e, visto lo speciale della mia rubrica Impara l’arte e mettila da parte su Il fuoco della natura, ci tenevo a domandare a curiosare anche nella sua arte. E così è partita una lunga corrispondenza di contrattazione, lanci e rilanci sulle domande, sulla qualità delle risposte, sulla “normalità” dell’intervista. Sapevo fin da subito che lo spirito ribelle di Matteo non sarebbe stato facile da addomesticare.

Questo è il risultato.

(ma sappiate che mi sono divertita tanto. E l’artista mi aveva avvisata:
“cara martina
dobbiamo usare ogni momento e occasione per divertirci. Senza paura. Non c’è nulla di male nel divertimento!”)

Matteo, usuale domanda per la rubrica, che cos’è secondo te l’arte contemporanea?

In modo molto banale, considero l’arte contemporanea quella prodotta nel nostro frattempo, ma che parla di un altro tempo. Non necessariamente futuro. Anche presente, ma parallelo.

” L’interesse per l’arte è nato da piccolo. Si è trasformato nel tempo. Mi dà poche gioie e molti malesseri. Ma non ne posso fare a meno. E’ un’urgenza (che ha più senso quando è condivisa con altri), piuttosto che un’esigenza”. Così raccontavi di te stesso nel catalogo della mostra Interlocutori dell’imperfetto, che si è svolta l’anno scorso negli spazi di Villa Toppo Florio a Buttrio (UD). Perché ti sei dedicato all’arte?

“Linteresse per l’arte è nato da piccolo. Si è trasformato nel tempo. Mi dà poche gioie e molti malesseri. Ma non ne posso fare a meno. E’ un’urgenza (che ha più senso se condivisa con altri), piuttosto che un’esigenza”….(ritornello cantato).

Da qualche parte ho letto che hai iniziato a lavorare nello studio di tuo padre fin da piccolo, dedicandoti alla pittura. Ma poi è arrivata l’urgenza del Concettuale. Posso chiederti di spiegare ai nostri lettori che cos’è l’arte Generic Cialis concettuale e spiegarci perché hai sentito questa necessità?

Non sono davvero in grado di dare una spiegazione sull’origine e lo sviluppo dell’arte concettuale. Rimando al lettore lo sforzo di svolgere un’indagine personale (internet, testi critici, ect…). Per quel che mi riguarda non ho mai dato troppa importanza alle definizioni. Spero di essere e di rimanere un po’ clandestino in ogni mia attività

In questo modo, parte fondamentale delle tue opere è il titolo. Non è un semplice modo per  distinguere le tue opere, non è tassonomico: il titolo è centrale nella comprensione dell’opera. A proposito di questo, molte persone si sono chieste che cosa ci facesse un guard-rail a una mostra dedicata alla natura (Il fuoco della Natura)…. Ce lo spieghi?

Parte fondamentale di ogni lavoro (artistico e non) è quello di stimolare la nascita di un pensiero. Di un interrogativo. Considero l’opera d’arte uno straordinario mezzo espressivo che ne crea un altro. E un altro ancora. Una partenza. Un disordine. Il fatto che Natura Morta abbia spinto i fruitori verso questa direzione assegna all’opera un merito (non mio).

Nelle tue opere c’è sempre una sorta di sottile gioco ironico che contiene una critica feroce a molti mondi. Mi viene in mente in particolare la serie delle Lettere minatorie, in cui si parla del mondo dell’arte, visto come entità metafisica a cui inviare frasi del tipo “Le faremo sapere” oppure “Non puoi permetterti un’opera di Matteo Attruia”. Che cosa ne pensi del mestiere dell’artista oggi?

Francamente, non so cosa pensare del mestiere dell’artista. So solo che siamo il risultato delle decisioni che prendiamo. In ogni campo della vita. Dovremmo accettare di assecondare le nostre urgenze, liberandoci. O accettando altre catene. Ma sempre in movimento.  Quanto a me, sono sempre stato attratto dalla cicala e ho nutrito grossi dubbi e qualche antipatia nei confronti della formica. L’unica grande responsabilità che abbiamo è nei confronti di noi stessi, indipendentemente dal mestiere che decidiamo.

Ancora un’ultima domanda: che cosa consiglieresti a un giovane artista?

Esattamente quello che consiglio a chiunque: “acquistate un’opera dell’artista Matteo Attruia! altrimenti prima o poi morirete…..” (testo di una lettera minatoria). E soprattutto di mangiare molta frutta.

Courtesy foto Matteo Attruia

website: www.matteoattruia.com