Il presepio che non ti aspetti

In questi giorni ci si sta accapigliando moltissimo sul tema del Presepio: presepio respinto dagli uni, presepio portato in trionfo dagli altri.

Su questo argomento si è espresso chiaramente l’Arcivescovo di Trieste, mons. Giampaolo Crepaldi: ” Il presepe, come ogni altra manifestazione pubblica delle fede cristiana, ha diritto ad essere mantenuto non solo perché lì ci sono le nostre origini, ma perché è vero. E’ solo la verità della religione cristiana a valere come titolo ultimo del suo diritto ad una presenza nella pubblica piazza ed è solo perché questa religione, più di ogni altra, contribuisce al bene comune che il potere pubblico dovrebbe esso stesso difendere il presepe o qualsiasi altro simbolo di quella fede. Senza il Bambinello siamo tutti più poveri, anche i potenti di questa terra, che gestiscono la cosa pubblica senza sapere perché né come e che non sono in grado di valutare la verità delle diverse religioni preoccupandosi invece, con un gesto falsamente liberatorio, di eliminarle in blocco dalla pubblica piazza: fuori tutti da qui! Ma il senso di quel “qui”, di cosa significhi la comunità politica, a quel potere sfugge. Altrimenti utilizzerebbe quei criteri per valutare le religioni e per vedere che la fede cristiana è “dal volto umano” . (leggi il testo completo su Genius Online)

Cosa significa il termine presepe?

Il termine deriva dal latino praesaepe, cioè greppia, mangiatoia, ma anche recinto chiuso dove venivano custoditi ovini e caprini; il termine è composto da prae (innanzi) e saepes (recinto), ovvero luogo che ha davanti un recinto. Un’altra ipotesi fa nascere il termine da praesepire cioè recingere. Nel latino tardo delle prime vulgate evangeliche viene chiamato cripia, che divenne poi greppia in italiano

Raffigurazioni pittoriche e scultoree della Natività

La più antica raffigurazione della Vergine con Gesù Bambino è raffigurata nelle Catacombe di Priscilla sulla Via Salaria a Roma, dipinta da un ignoto artista del III secolo all’interno di un arcosolio del II secolo.

Dal quattordicesimo secolo alcuni grandi maestri della pittura italiana raffigurarono scene della natività, dette anch’esse “presepe”: Botticelli nell’Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi) raffigurò personaggi della famiglia Medici; Giotto con la Natività della Cappella degli Scrovegni a Padova. Filippino Lippi compose la Natività che si trova al Museo Diocesano di Milano, Piero della Francesca la Natività della National Gallery di Londra, il Correggio la Natività della Pinacoteca di Brera.

Anche Luca e Andrea Della Robbia hanno rappresentato scene della Natività, in bassorilievo: per tutte valga quella del convento della Verna. Un’altra terracotta robbiana, con sfondo affrescato da Benozzo Gozzoli, si trova nel duomo di Volterra e rappresenta i pastori e il corteo dei Magi.

Origine del presepe

Ad un certo punto della storia  però non solo si “dipinse” il presepe, ma si rappresentò in maniera plastica.

Questa usanza, all’inizio prevalentemente italiana, ebbe origine all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione della Natività, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da papa Onorio III.

Francesco era tornato da poco (nel 1220) dalla Palestina e, colpito dalla visita a Betlemme, intendeva rievocare la scena della Natività in un luogo, Greccio, che trovava tanto simile alla città palestinese. Tommaso da Celano, cronista della vita di San Francesco descrive così la scena nella Legenda secunda:

« Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme »

Il presepio di Greccio ha come antefatto le “sacre rappresentazioni” delle varie liturgie celebrate nel periodo medievale. Nella rappresentazione preparata da San Francesco, al contrario di quelle successive, non erano presenti la Vergine Maria, San Giuseppe e Gesù Bambino; nella grotta dove era stata allestita la rappresentazione erano presenti una mangiatoia sulla quale era stata deposta della paglia e i due animali ricordati dalla tradizione. Nella Legenda prima, Tommaso da Celano ci dà una descrizione più dettagliata della notte in cui fu allestito il primo presepio a Greccio; il racconto di Tommaso è poi ripreso da Bonaventura da Bagnoregio nella Leggenda maggiore:

« I frati si radunano, la popolazione accorre; il bosco risuona di voci, e quella venerabile notte diventa splendente di luci, solenne e sonora di laudi armoniose. L’uomo di Dio [Francesco] stava davanti alla mangiatoia, pieno di pietà, bagnato di lacrime, traboccante di gioia, Il rito solenne della messa viene celebrato sopra alla mangiatoia e Francesco canta il Santo Vangelo. Poi predica al popolo che lo circonda e parla della nascita del re povero che egli […] chiama “il bimbo di Betlemme”. Un cavaliere virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia e si era legato di grande familiarità all’uomo di Dio, messer Giovanni di Greccio, affermò di avere veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo bimbo addormentato che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno. »
(Bonaventura, Legenda maior, XX.)

Cosa c’è del presepe nel vangelo e cosa invece non si trova in esso…

Dopo la parte storica ora occorre cercare di analizzare alcuni elementi che ritengo fondamentali. Per evitare equivoci.

Innanzitutto il presepio di Greccio narra qualcosa di ciò che avvenne a Betlemme nel 6-7 avanti Cristo. Ma il presepio così come lo rappresentiamo non è la nascita di Gesù come ce la raccontano i due evangeli di Luca e Matteo.

Non si parla di bue e di asino nei Vangeli, non si parla di grotta… ma di un posto dove c’era una mangiatoia. E’ molto verosimile che Gesù sia nato in una casa: ma non nell’unica stanza dove si viveva e si dormiva in una casa, ma nel luogo più protetto, dove si tenevano gli animali e le provviste. Questo è necessario dirlo se non vogliamo continuare a far dire ai vangeli quello che è stato invece applicato da altre fonti.

Da dove viene allora la tradizione del bue e dell’asino? Deriva da elementi dei vangeli apocrifi… che noi abbiamo tranquillamente accettato, ma che è bene ribadire, non sono elementi dei vangeli canonici.

Il primo presepe di Greccio fu una messa!

Ma vorrei farvi riflettere sull’altro elemento dirompente del Presepe di Greccio: viene detto che San Francesco non prese delle statue che rappresentassero Maria, Giuseppe e il Bambino e neppure si mise a fare una cosa simile a quella che oggi noi chiamiamo “presepe vivente”, con personaggi in carne ed ossa che fanno il “teatrino” sulla nascita di Gesù.

San Francesco, la notte di quel Natale del 1223, prese una mangiatoia, il bue e l’asino e fece celebrare l’Eucarestia, la messa, su quella mangiatoia. E lui, Francesco, che era Diacono, perché non si era mai ritenuto degno di diventare prete, cantò il Vangelo della nascita, come è compito anche oggi dei diaconi nella messa: intronizzare la Parola e cantare l’Evangelo.

Non so se ci stiamo rendendo conto che noi abbiamo completamente perso questo significato nel nostro presepio contemporaneo. San Francesco è un teologo finissimo: non prende un finto bambino di gesso o di carne per rappresentare Gesù, ma mette nella mangiatoia l’Eucarestia, portandoci così al vero significato che già gli evangeli ci mettono nel Natale.

Nei vangeli il Natale è la Pasqua

L’evangelo di Luca ci rappresenta la natività collegandola strettamente alla Pasqua: Gesù nasce “deposto” nella mangiatoia, come sarà “deposto” nel sepolcro. L’Evangelista usa lo stesso verbo!

Inoltre l’Evagelista racconta che Gesù viene “avvolto in fasce” esattamente come quando sarà “avvolto nel sudario” dopo la tortura della croce. E viene messo in una “mangiatoia”, che è il luogo dove gli animali si nutrono… infatti Lui diventerà il pane che nell’Eucarestia si farà mangiare da noi. E nasce a Betlemme, che significa “casa del pane”, chiaro rimando all’Eucarestia.

Ci bastano questi elementi per capire che l’Evangelista Luca (che ha già visto la morte e la risurrezione di Gesù quando redige l’Evangelo) vuole raccontarci già nella Natività il mistero della morte e risurrezione di Gesù?

Gesù non in una statuina di gesso, ma nell’Eucarestia

San Francesco a Greccio non ha fatto altro che dirci il cuore del mistero dell’incarnazione cristiano, narratoci proprio in modo mirabile dall’Evangelista Luca.

Il vero presepe non è una capanna di plastica o di gesso, ma è la Messa! E’ lì che incontriamo veramente Cristo!

Ecco perché il 25 dicembre la Chiesa, che è madre e maestra, non si limita a dirci di visitare un presepio di gesso o a farlo nelle nostre case, ma ci invita a vivere l’Eucarestia di Cristo morto e risorto. Perché la verità del presepio è la messa, perché l’unico Cristo che si dà veramente presente a noi, nella sua presenza reale è il pane dell’Eucarestia.

Ecco perché riscoprire il presepio: perché occorre tornare a riscoprire la verità dell’Eucarestia come presenza reale di Cristo in mezzo a noi.

Foto: FLB