Il Polo, tra lusso, alta moda e location esclusive

Alvise Zuliani ci ha accompagnato in un breve viaggio per raccontarvi il magico mondo del Polo, visto dagli occhi di una persona che spende tantissime energie per organizzare degli eventi che sappiano coniugare la grinta tipica degli sport con la classica eleganza di questa disciplina.Lei e sua sorella siete rispettivamente organizzatore di grandi eventi nel mondo del Polo ed amante dell’ippica. Ci racconti com’è nata la vostra passione per questo sport.
Purtroppo non ho mai imparato a montare a cavallo. Il circuito Polo che organizziamo nasce dalla passione di mia sorella Erica per i cavalli. Lei ha praticato per anni equitazione, tanto che mio padre ha iniziato a metà degli anni ’90 a collaborare con la F.I.S.E (Federazione Italiana Sport Equestri). Da lì, nel 2001 ha ripreso in mano il Torneo di Polo di Cortina che si svolgeva sin dal 1989 ed era stato interrotto. Dopo i primi anni abbiamo deciso di “ampliare gli orizzonti” e creare un vero e proprio circuito che ha toccato diverse località tra cui la Costa Smeralda, Forte dei Marmi, Roma, Milano e ovviamente Cortina.

Il mondo equestre in genere è sempre affiancato al mondo del lusso, una realtà in qualche modo elitaria che forse tiene lontana una fetta di utenza che vi trovate quindi a dover convincere con una forte azione di marketing. Quanto c’è di vero in questa equazione e quali sono invece dei miti da sfatare?
Se si parla di mondo equestre in generale questo non corrisponde alla realtà delle cose in quanto per esempio la disciplina del salto ostacoli è molto sentita in Italia sia come numero di partecipanti che come indotto, il quale produce un moltiplicatore 3 su circa 2000 circoli ippici aggregati alla federazione ognuno dei quali vanta un numero di soci diverso.
Per quanto concerne il Polo è una disciplina che effettivamente non ha ancora raggiunto in Italia quegli apici di audience di cui gode in altri paesi (Argentina, UK, ecc.) e questo è in gran parte dovuto al fatto che gli impianti di Polo necessitano di aree molto estese e che per il momento nel nostro Paese non si sono ancora sufficientemente sviluppate. Ciò non di meno, dal 2002 si nota un notevole sviluppo derivante dall’organizzazione del nostro Circuito e di altri tornei individuali nel nostro Paese. È comunque vero che il Polo è una disciplina destinata ad un target socio-economico elevato che è quello che gli sponsor si aspettano venga coinvolto e pertanto non c’è una necessità specifica di allargare questa platea, anche se è auspicabile che ciò avvenga.

In Italia il Polo si lega tradizionalmente alle perle del turismo nazionale come Cortina d’Ampezzo, Porto Cervo, Roma e da qualche tempo anche Milano. Quali di queste preferisce e perché?
Roma e Milano in quanto grandi città dispongono di impianti adeguati a sviluppare questo sport; Cortina d’Ampezzo e Porto Cervo pur costituendo una sfida sotto diversi punti di vista organizzativi, suscitano un fascino derivante sia dall’emozione di assistere ad una partita giocata sulla neve, nel primo caso, che la suggestione dei panorami e dell’atmosfera della Costa Smeralda a Porto Cervo.

Per quanto riguarda l’estero invece? C’è qualche luogo dove ha gareggiato o lavorato che le è rimasto particolarmente impresso?
Nel tempo abbiamo organizzato un Torneo a Saint Tropez, località altrettanto affascinante della Costa Smeralda, che dispone di due Polo Club molto esclusivi.

I cavalli sono animali dall’eleganza difficilmente raggiungibile ma rischiano di essere anche molto pericolosi in uno sport come il Polo. Come ha vissuto questa dicotomia nella sua esperienza personale e nel suo rapporto con l’animale?
Non è l’animale che è pericoloso ma, come in tutto, è l’uomo che lo gestisce.

Il Polo è un insieme variegato di tendenze che racchiude al suo interno anche la moda ed il lusso in genere. Ci spieghi come se e come vive questo aspetto…
Lo vivo attivamente in quanto essendo organizzatore di tornei di Polo, gli sponsor preferenziali di questo sport vanno ricercati nel contesto del mondo del lusso a 360 gradi.

In Italia generalmente si parla poco di tutti gli sport che non siano il calcio, come riuscite ad emergere ugualmente nonostante il gigante nazionale? All’estero è più semplice farsi notare?
Nel nostro circuito attraverso ottime partnership con le testate dell’etere e della carta stampata abbiamo ricavato la giusta visibilità necessaria. All’estero, contrariamente all’Italia che è “monomaniaca” nel calcio, ci sono nazioni come gli stati anglosassoni dove il Polo non è ritenuto una disciplina inferiore rispetto ad altre.

Ci racconti come si è avvicinato a questo sport e perché ne ha fatto la sua passione prima ed il suo lavoro oggi.
Da un punto di vista lavorativo alla fine degli anni ’90 è emersa una potenzialità notevole di sviluppo di una disciplina quale il Polo che potesse supplire alle necessità degli sponsor del settore lusso in un momento in cui il golf si era eccessivamente generalizzato e pertanto non garantiva più alle aziende una visibilità esclusiva.

Un consiglio per chi non conosce il Polo ma vuole avvicinarsi a questo mondo…
Gli consiglierei vivamente di venire a vedere uno dei nostri tornei, i quali ormai hanno raggiunto davvero tantissime location di grande interesse turistico oltre che sportivo.