Il Piccolo Festival diventa sempre più grande

Anche quest’anno si terrà il Piccolo Festival FVG che continua a cresce ad ogni edizione e questa volta ci porterà ad assistere a due interessanti riproposizione del Don Giovanni di Mozart e dei Carmina Burana di Orff che saranno molto affascinanti dal punti di vista scenografico: si terranno infatti rispettivamente a Villa Manin e al Castello di San Giusto e presso l’Abbazia di Sesto al Reghena. Abbiamo chiesto al Presidente e Direttore Artistico del festival, Gabriele Ribis di raccontarci un po’ meglio cosa ci dovremo aspettare nella prossima edizione.

Come è nata e come si è sviluppata l’idea di questo festival?

Questa idea si è sviluppata nel tempo. Essendo nata con la crisi, infatti, abbiamo affrontato fin da subito la necessità di trovare nuovo pubblico e nuovi professionisti da coinvolgere. Ormai c’è sempre meno pubblico per la classica e, sull’esempio di alcuni festival stranieri, ma anche seguendo l’esempio dell’Arena di Verona, ho pensato di uscire dai santuari dei teatri per incuriosire gli spettatori e promuovere in maniera vincente al nostro territorio.

Si torna al melodramma, dunque?

L’opera è il tipo di spettacolo più completo che esiste. In esso, infatti, si trovano musica, recitazione, pittura e attorno ad essa ruotano numerose realtà satelliti, come ad esempio l’artigianato che, grazie allo spettacolo, possono essere messe in vetrina e portare così non solo la forma alta di cultura ma anche aumentare la visibilità del loro business. L’idea di questo Festival è infatti quella di superare il solo concetto di spettacolo, e di vivere l’intrattenimento inteso proprio come “portare la gente intorno”, per far conoscere alla gente tutta la realtà che coesiste insieme a quella sul palco.

Cosa ci dobbiamo aspettare da questi Don Giovanni?

Il Don Giovanni è di per sé un’opera dalle molteplici interpretazioni e noi abbiamo pensato di creare uno spettacolo neutrale che si possa inserire in maniera perfetta anche nei differenti luoghi dove viene realizzato. L’allestimento prevede inoltre una fusione di spazi dove cantanti e pubblico sono vicini e, pur non interagendo direttamente, si può vivere una vera e propria esperienza dal vivo.

E per quanto riguarda i Carmina Burana?

L’Abbazia di Sesto al Reghena è costruita da un ordine di benedettini nello stesso secolo di quella dove sono stati creati i Carmina Burana, per questo pensiamo che possa creare un giusto ambiente e la giusta sensazione da poter creare un’esperienza importante per gli spettatori e magari contribuire a riavvicinare il pubblico all’esperienza teatrale.

Un obiettivo impegnativo ma importante che si fa forte di proposte artistiche decisamente insolite ma interessanti, la suggestione però è assicurata.

Foto: Gabriele Ribis