Il pensiero di Nicolò Giraldi sulla tragedia Germanwings

Un’altra occasione buona per star zitti. Questo il mio pensiero sulla tragedia Germanwings e su come sia stata trattata da molti giornali italiani, Il Giornale di Sallusti su tutti. Non credo sia bigotto, o addirittura di sinistra dover dire per una buona volta che prime pagine come quella pubblicata oggi con un titolo che richiamava al disastro della Concordia siano frutto di un giornalismo che necessita di una cura. Penso sia doveroso prender posizione e dire le cose come stanno. Un certo giornalismo in Italia ormai fa letteralmente schifo.

Andiamo con ordine: l’aereo della Germanwings si schianta sulle Alpi francesi, 150 morti, una tragedia di immane proporzioni. Dopo giorni e giorni di indagini,  il ritrovamento di entrambe le scatole nere, recupero delle vittime, dichiarazioni politiche e analisi dei fatti, si giunge all’amara conclusione. Dopo l’ascolto della scatola che registra il voice recorder data, cioè le voci, si capisce che il copilota Andreas Lubitz avrebbe intenzionalmente fatto schiantare il velivolo perché voleva suicidarsi e che al momento della tragedia l’altro pilota era bloccato fuori dalla cabina di pilotaggio.

Partendo dal fatto che forse Lubitz non avrebbe dovuto coinvolgere 150 persone che nulla c’entravano, nel giornalismo italiano si toccano punte disarmanti di gossip, di rincorsa del sangue, della notizia a tutti i costi, lanciando locandine senza senso, cercando in tutti i modi di agganciare il lettore online con pratiche di clickbait che rasentano il canto del cigno di editori sempre più sommersi da contratti di solidarietà, dalla crisi e dai pochi introiti.

E penso sia giunto il momento di rivedere la pratica giornalistica. Non se ne può più di trucchi e trucchetti per fare in modo che il mio pezzo venga letto prima degli altri. Per un attimo mi sento di dire: ma chissene. Che senso ha pubblicare, dopo la tragedia della Germanwings, un titolo “Schettinen”? Quale il senso di far la guerra allo Spiegel? Secondo Il Giornale l’articolo sarebbe solamente la risposta italiana a come Der Spiegel aveva trattato la notizia della Concordia riuscendo a dire, all’epoca del disastro dell’Isola del Giglio, “vi sorprendete che fosse un italiano?”. Solamente per una volta, Sallusti potrebbe mettersela da parte, dimostrare una superiorità intellettuale e professionale senza incorrere in una nemesi che dà più il senso di un giornalismo senza argomenti e vendicativo piuttosto che quello basato sul raccontare i fatti.

Un’ultima cosa: per chi non lo sapesse sette quotidiani europei ( tra l’Italia c’è Repubblica ) qualche settimana fa hanno fondato la Leading European Newspaper Alliance. Magari rappresenta un primo piccolo passo per migliorare il nostro caro giornalismo.

Foto tratta dal web