Il disegno di Ugo Guarino diventa la home page dell’ATP.

Per i triestini è un’immagine nota. In pieno centro ma allo stesso tempo un po’ nascosta, defilata. A volte nemmeno ci si accorge di “lei”. Esattamente come Trieste, al centro dell’Europa ma contemporaneamente isolata, troppe volte dimenticata.

Una grande nave portacontainer. Una grafica essenziale, semplice, lineare. Un comignolo fumante su una tavolozza azzurra. Il simbolo del mare, il simbolo di una città portuale, il simbolo di Trieste.

Il murale dell’artista triestino Ugo Guarino in via Tor Bandena risale al 1991. Sono passati vent’anni e a dir il vero, i colori vivaci, spiccanti, quasi accecanti di una volta stanno pian piano sbiadendo, ma il messaggio rimane intatto.

Il porto è la linfa vitale della città. Lo è sempre stato, e speriamo che lo rimanga ancora. La città è cresciuta, si è sviluppata attorno ad esso. E la volontà è quella di non farla morire attorno ad esso.

Una sola immagine sintetizza tutto ciò. In una sola immagine Guarino esprime il suo amore, il suo omaggio al porto e alla sua città. Un biglietto da visita straordinario.

Ora, proprio questa immagine diventa il punto di partenza, il nuovo spunto artistico per il nuovissimo sito internet dell’Autorità Portuale di Trieste.

La nuova estetica del sito, ideata dal punto di vista artistico da  Francesco La Bella, oltre ad essere utile per rinfrescare e ringiovanire l’immagine un po’ vecchia e stantia di quest’ente, è un omaggio diretto ad un grande artista, purtroppo dimenticato.

Parlare attraverso l’arte. Questa è la volontà. Comunicare attraverso la cultura. “La nave portacontainer” diventa così il modo dell’Autorità per ripresentarsi ai propri cittadini e per promuoversi diversamente all’esterno.

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Di necessità virtù. Il contratto del vecchio sito era scaduto. I contenuti interni non si potevano cambiare e allora si è presa la palla al balzo per cambiare radicalmente. Il nuovo sito diventa in questo modo altamente fruibile, capibile anche dalla maggioranza media della popolazione. Il Porto di Trieste ha bisogno di visibilità e attraverso questo nuovo portale diventa semplice per chiunque minimamente informatizzato capire e accedere ai dati, tecnici e non. Il Porto diventa aperto? La speranza è quella. Il primo passo sembra fatto proprio in questa direzione. Un work in progress che si apre alla community, dove le informazioni non sono più date in modo verticale ma orizzontale.

L’idea diventa immagine. Il container diventa contenitore di “contenuti”. L’uso del messaggio visivo è vincente. Semplice ma allo stesso tempo rischioso. Ancora una volta il Presidente Marina Monassi sta rischiando in prima persona su un un’idea nuova. È lei che ci mette la faccia in effetti. Ha puntato su un gruppo giovane e dinamico che ha saputo rinnovare e rinnovarsi.

La nave di Guarino diventa così l’inizio di un nuovo input. Nuova fiducia insomma. Nuovo inizio. Nuovo punto di partenza. Speriamo non sia solo un approdo.

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Biografia Ugo Guarino: Fonte sito APT 

 

 Caro glorioso leggendario molo VII
che ne è di te oggi?
che ne è della tua vita?
del tuo futuro?”
(Ugo Guarino, Molo VII panguingue online poker)

 

Ugo Guarino, illustrazione per “La Domenica del Corriere”, n. 32, 5 agosto 1956
I Testimoni, 1975 c.

 

I resti della nave portacontainer di Ugo Guarino affiorano sulla parete grigia di un palazzo triestino lungo via di Tor Bandena: con la prua diretta al molo, il bastimento regge dal 1991 un carico a destinazione planetaria, da spartire tra Oslo, Sydney, Londra, New York, San Francisco, Hong Kong, Mombasa e Tokyo. Perdute le accese cromie del progetto iniziale, il dipinto murale ancora resiste, a testimonianza del legame tra Guarino e la città che, il 27 febbraio del 1927, lo ha visto nascere.

A Trieste Guarino esordisce come vignettista sulle pagine del periodico “La Cittadella”, inaugurando nel 1953 la prima mostra personale presso la Galleria Casanuova: i suoi disegni mostrano visioni notturne di una città lunare popolata da marinai, sorridenti prostitute e sparuti gatti. Dal 1952 le sue vignette vengono pubblicate sulle pagine de “La Domenica del Corriere” e di altre testate legate al “Corriere della Sera”, grazie all’incontro con Dino Buzzati al quale Guarino si era presentato in cerca di lavoro. Sarà Buzzati a commentare le opere esposte nel 1954 presso la Galleria Montenapoleone a Milano: “uccelli, gatti, baffi, mostri, draghi, i suoi «capricci» che stanno fra il surrealismo, la satira e la favola.” (“Guarino”, catalogo della mostra, Milano – Galleria Montenapoleone, 2-13 ottobre 1954).

Il rientro in Italia alla fine degli anni sessanta, dopo un lungo periodo di studio e lavoro negli Stati Uniti, coincide con l’intensificarsi della ricerca artistica in ambito scultoreo. Con scocche di motocicletta reperite presso le Officine meccaniche Tebaldi di Monza, Guarino realizza imponenti automi che saranno esposti nel 1972 presso la Galleria Schubert di Milano. Nel corso dello stesso anno inizia a collaborare con Franco Basaglia presso l’ospedale psichiatrico di Trieste, al cui interno dà vita ai Collettivi Arcobaleno, laboratori di arti applicate: i quadri realizzati dai ricoverati vengono affiancati alle opere di artisti triestini nella mostra “Insieme” presso l’osteria “Le cinque porte”. Il “modulo arcobaleno” sarà esportato nelle scuole e nelle fabbriche attraverso corsi di “libere espressioni” rivolti a studenti e lavoratori.

In questi anni si rende ancor più esplicita nell’opera di Guarino l’indissolubilità del legame tra dimensione dell’impegno e ricerca artistica: è del 1974 la realizzazione del monumento al generale Bava-Beccaris, ironicamente dedicato “ai vecchi e nuovi repressori”, in collaborazione con il collettivo teatrale di Dario Fo e Franca Rame. Nel 1975 sono esposti a Trieste “I Testimoni”, sculture in legno realizzate con i vecchi mobili e gli infissi non più in uso dell’ospedale psichiatrico, a denuncia della condizione degli internati nell’istituzione manicomiale.

Nella seconda metà degli anni settanta ricomincia a collaborare con il “Corriere della Sera”, realizzando vignette e collage per diversi inserti del giornale. Dopo aver illustrato per anni “La Stanza di Montanelli”, continua ogni giorno a disegnare con il suo inconfondibile tratto per la rubrica delle “Lettere al Corriere”.

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