Il comfort per i nostri “amici”? È quello di Brandodesign

L’architetto Pierangelo Brandolisio e il fantastico arredamento di lusso per animali

L’amico del migliore amico dell’uomo: lo si potrebbe definire in questa maniera Pierangelo Brandolisio; l’architetto “amico di cani e gatti” è colui che rende più confortevole l’esperienza domestica dei nostri amici animali. Cucce, supporti, lettini pensati con un gusto tutto particolare, che si traducono nel marchio Brando. Uno sguardo tecnico che, come tante idee vincenti, è stato associato ad una passione, quella per gli animali.

Da dove comincia la tua strada e quali sono i tuoi principi d’ispirazione?
Il mio grande riferimento è stato Carlo Scarpa, per la capacità di trovare i particolari nel costruire. Pensate che io mi sono laureato a Venezia con Arrigo Rudi, che ha lavorato con Scarpa per trent’anni: da loro ho cercato di capire come venivano ricercate le finiture dei materiali. Ho finito l’università nel 1998, ma già a 21 anni ho fatto il mio primo lavoro, per un privato. Da lì, ho aperto lo studio di architetto ed ho sviluppato l’attività: il lavoro più significativo è stata la scala di Castello Cecconi, che peraltro è una delle sette scale più fotografate al mondo; ne ho ridisegnato ogni parte, raccontando la commistione fra storia e modernità.

Dallo studio di architettura alla produzione di cucce per animali: spiegaci questa tua inclinazione.

Dopo vent’anni di lavoro, ho preso atto che ero in grado di dare un mio contributo agli animali, avendo sperimentato molte cose nel mio campo professionale. Chi conosce gli animali e li ama, apprezza molto queste scelte perché comprende che qualcuno ha fatto qualcosa in più a livello di innovazione: queste persone sono dotate di grandissima sensibilità e mi hanno fatto vedere il mondo in una maniera differente. Parlando con esse, possono venir fuori nuove idee ed ispirazioni: questo si traduce poi nel mio lavoro ed è una grande soddisfazione vedere che un gatto si mette a dormire all’interno di una cuccia ideata da me e che non è la sua personale.

Come nasce il marchio “Brando”?

Questa start-up nasce da un’emozione e una sensazione, quella dell’animale come presenza. L’animale viene con me, in vacanza, da qualsiasi parte: quando sono con il mio cane, mi sento in compagnia di qualcuno. Questo tipo di emozione mi ha portato a voler immaginare e pensare a degli oggetti che potessero rendere più confortevole l’esperienza dei nostri “compagni di viaggio” anche negli spazi normalmente dedicati agli umani. Mi sono interrogato sul quesito: “che cosa posso fare per gli animali?” A quel punto, ho trovato la risposta nel mio studio e, da lì, ci siamo messi a disegnare i primi prodotti: oggi, la start-up ha poco più di un anno e, quando bisognava decidere il brand da utilizzare, ho ripensato al nomignolo che gli amici di mio padre usavano con lui, quindi la scelta è andata su “Brando”. Ci sembrava un marchio adatto per tutte le lingue e, oggi, viene riportato in tutti i miei prodotti anche per la semplicità nel riconoscerlo e nell’inciderlo.

Poco più di un anno di “vita”, ma ci sono già risvolti interessanti: quali sono i prossimi sviluppi di Brandodesign?

Io, per abitudine, ho sempre fatto un passo alla volta: la mia è una start-up giovanissima, in un anno ho registrato il brand e creato una decina di prodotti unici. Vedo con positività questo percorso, ho alcuni nuovi progetti che verranno a breve resi noti e, da sognatore cauto quale sono, desidererei diventare un riferimento per questo campo.

Si dice spesso che la qualità italiana sia di un altro livello: quali sono le scelte aziendali in merito alla produzione?

Noi siamo friulani, facciamo tutto interamente “Made In Italy”, dal cucito alla scelta del materiale più particolare. Sono prodotti fatti a mano con i quali vogliamo rendere note le maestranze del mondo: ciò che è bello è l’espressione del costruito, ogni singolo pezzo ha una sfumatura dove è possibile riconoscere la mano che l’ha composto, questo è il grande valore che noi italiani riusciamo a dare ai nostri prodotti.

Ci sono mai state delle richieste particolari fatte dai vostri clienti che suonano come delle nuove sfide per l’azienda?
Costruire la cuccia attorno all’animale è una bellissima sfida: abbiamo ricevuto diverse richieste di prodotti su misura e siamo anche in grado
di adempiere alle richieste di coloro che desiderano materiali differenti da quelli che offriamo. Inoltre, abbiamo iniziato a studiare un design per ciotole, che fosse coordinato ai prodotti che facciamo: un progetto che voglio tenere da conto, magari non lo faremo nell’immediato ma ci piacerebbe toccare questo tipo di tematiche. Io credo che, quando disegno un prodotto nuovo, ognuno rappresenti una parte di me: dò un nome diverso ad ogni mio prodotto e ritengo che quello che maggiormente rappresenti il mio lavoro sia la linea Baco. Ho scelto questo nome perché secondo me il baco è l’espressione più elevata della natura: l’animale entra nella cuccia ed è come se si trovasse in una culla.

Ma se tu potessi disegnare un ambiente domestico partendo dalle esigenze dell’animale e non da quelle dell’uomo?
Questa è una bellissima domanda: io immagino i miei prodotti come delle abitazioni in scala ridotta. Potrebbe essere un sogno studiare una casa partendo dall’animale: pensate che, in una delle case che ho progettato, mi è stato richiesto di trovare una soluzione per il gatto, in maniera che potesse entrare ed uscire senza problemi. Anche l’animale necessita di un luogo sano, dove può adagiarsi senza necessariamente stare sul pavimento: sempre meno, oggi, l’animale vive nelle cucce esterne all’abitazione domestica. La gente non vuole pensare il cane fuori nel giardino, da solo, ma è abituata a vivere con l’animale nel proprio ambiente. Cani e gatti hanno cambiato gli stili di vita, sono diventati dei riferimenti per persone sole.

Questa start up potrebbe, in futuro, diventare il tuo impiego a tempo pieno?
L’architettura è l’arte nella quale sono cresciuto, mi verrebbe difficile abbandonare completamente il volume, perché per me è uno stimolo che oltretutto mi ha dato la possibilità di occuparmi di questo nuovo progetto, per cui mi sentirei un po’ di tradire le mie origini.

Quanto è importante “fare squadra” in un’azienda?
Ho uno spazio di circa 250 metri quadri, dove c’è la sede amministrativa di Brandodesign e la sede dello studio di architettura: qui, insieme ai miei collaboratori, condivido ogni cosa. È giusto, ogni parte del lavoro deve essere condivisa perché solo in questa maniera una persona riesce a sentirsi parte del progetto e può darti di più. L’obiettivo, ora, è quello di collocare i miei prodotti nei negozi di design, sia in regione che fuori regione, occupando le vetrine più belle d’Europa: oggi come oggi, il mio progetto non nasce con lo spirito di vendita a ogni costo; vorrei capire fino a dove è possibile arrivare con gli articoli Brando, sarei disposto anche a nuove collaborazioni per fare un prodotto in sinergia con qualcuno, richiamando sempre il concetto di squadra.

Ci sono eventi o fiere a cui volete partecipare o che organizzerete?
Ora ho in cantiere una presentazione privata, che verrà fatta al Ferrari Club a Castello Cecconi. Poi, a Longarone, in agosto, saremo presenti presso una fiera dedicata al gatto ed ai bonsai, dove è stata richiesta la nostra presenza. Ma devo dire che un evento che ricordo con piacere è stato a Vicenza, dove sono stato chiamato perché, esponendo a Cortina, il responsabile della fiera ha visto i miei prodotti e mi ha invitato: proprio lì ho visto un animale addormentarsi in una delle nostre cucce; è stata la risposta più gratificante al lavoro che facciamo. Chi vuol dare una riconoscibilità al proprio animale, all’intero dello spazio domestico, da noi trova la risposta.