I PUNTI VENDITA DI EATALY NEL MONDO OVVERO LE AMBASCIATE ENOGASTRONOMICHE D’ITALIA

Nata in Piemonte su idea di Oscar Farinetti, ora in tutto il mondo, Eataly si è imposta negli anni come uno dei brand che rappresentano l’eccellenza enogastronomica ‘Made in Italy’ nel mondo. Quasi quaranta i punti vendita in Italia e nel mondo, e nuovi progetti per il futuro. 

L’amore per il buon cibo italiano 

Esportare un po’ d’Italia all’estero si può. Non solo attraverso le note liriche di “O sole mio” o le pennellate di Leonardo da Vinci e la sua misteriosa “Gioconda”, ma anche attraverso un codice universale capace di parlare a tutti indistintamente e di rappresentare l’italianità: la nostra cucina.  

Il nostro patrimonio culinario viene da secoli considerato tra i più validi, salutari e ricchi nel mondo. Invidiato, imitato e proposto in variazioni bizzarre nei ristoranti “italiani”, eppure indiscutibilmente amato da tutti. Con le sue innumerevoli sfumature è l’etichetta migliore del Belpaese, della sua qualità e delle sue eccellenze.  

Proprio partendo da queste premesse e dalla motivante considerazione che “L’Italia è il Paese più bello del mondo”, che Oscar Farinetti fonda partendo da Alba una catena di punti vendita per la commercializzazione dei migliori prodotti dell’enogastronomia italiana, a prezzi accessibili a tutti. Un equilibrio tra costi e qualità dei prodotti, che Eataly ha potuto mantenere grazie alla mancanza di intermediari tra la sua rete di vendita e il produttore.  Ogni singola scatola di Krumiri Rossi, di pasta trafilata al bronzo o di Grappa di Barbaresco che riempie gli scaffali di Eataly viene infatti direttamente selezionata e approvvigionata dall’azienda albese.  

La filosofia del “Mangiare bene aiuta a vivere meglio” guida la prima apertura di Eataly nel 2007 quando nella zona industriale di Torino Lingotto sorge il primo punto vendita nella ex fabbrica di vermouth fondata da Antonio Benedetto Carpano. La stessa filosofia impregna anche le iniziative all’estero, dove, uno dietro l’altro, vengono inaugurati numerosi store di successo, vere e proprie Ambasciate dell’eccellenza enogastronomica ‘Made in Italy’. Il negozio sulla 5th Avenue a New York in sette anni è entrato nella lista dei luoghi più visitati della Grande Mela: dal businessman per un veloce ‘lunch break’ dal turista di provincia impaziente di vivere un’esperienza che rappresenti la cucina italiana negli States, ma anche dal cittadino che vuole per una volta sperimentare i prodotti italiani.  

Lo stesso vale per l’Italia.  Basta capitare alla Stazione Ostiense di Roma per ritrovarsi immersi in uno dei più grandi centri enogastronomici al mondo, ed essere letteralmente catapultati in un viaggio culinario lungo lo Stivale. Eataly Roma Ostiense è un colosso che sorge nel vecchio Air Terminal, disposto su quattro piani e su una superficie di 17mila mq dove sono ospitati 23 ristoranti per un totale di 6.000 posti a sedere, 8 aule o aree destinate ai corsi e alla didattica. 

Non è solo un tempio del gusto, ma anche una formazione sul campo per portare al cliente conoscenza del prodotto dalle sue origini alla sua storia, e anche dei volti di chi lo produce.  Infatti spesso sono i piccoli produttori o il panettiere stesso a tenere i corsi di cucina trasmettendo amore per il cibo italiano “buono, pulito e giusto”, rispetto per la biodiversità e i principi di Slow Food, condivisi e promossi da Eataly.   

Dalle origini ad oggi 

Dal 2007, l’inaugurazione di Torino Lingotto fa da apripista di successo per l’apertura di ben 38 store che oggi punteggiano l’Europa, gli Stati Uniti e l’Asia, Medio ed Estremo Oriente e l’America del Sud. Eataly è infatti una società in piena espansione che solo in Italia conta 21 punti vendita distribuiti su tutto il territorio nazionale, molti nelle grandi città come Torino (3), Milano, Firenze (2), Genova, Piacenza, Bologna (2), Roma (2), Bari e Trieste.   

Italia e Stati Uniti sono i due principali mercati e, come spiegato da Andrea Guerra, Presidente Esecutivo del Gruppo dal 2015, incidono per il 75% sul fatturato globale di Eataly che nel 2016 si attesta su circa 400 milioni di euro. Risultati che Eataly punta ad incrementare nei prossimi anni attraverso altre aperture dirette o in franchising nelle maggiori città del mondo tra cui Las Vegas, Londra, Parigi, Stoccolma e il primo store canadese, a Toronto. 

Solo nel 2017, dopo le aperture di Trieste e Mosca, dove sorge il secondo più grande punto vendita del gruppo, Eataly è sbarcata a Los Angeles con uno store di 6.000 metri quadri su tre piani, sull’onda del successo di New York, Boston e Chicago. Il negozio di Chicago in particolare dispone di quattro ristoranti tematici (immancabili il “Pizza e Pasta” e il ristornate che propone piatti con il pescato del giorno), di due caffè (Vergnano e Lavazza), di un ampio mercato che espone oltre 2mila prodotti, di 9 angoli dedicati allo street food e al cibo take away molto cari alla cultura gastronomica di oltreoceano. Tra le proposte per gli appassionati di cucina italiana anche le lezioni in aula dove il cliente potrà cimentarsi nella preparazione di piatti italiani sotto la supervisione di Lidia Bastianich, nata a Pola, cuoca, scrittrice e personaggio televisivo, oltre che madre del famoso ristoratore Joe, oggi star televisiva. 

Ma l’avventura più significativa del 2017 è sicuramente l’apertura di FICO Eataly World: un’immensa fattoria della biodiversità inaugurata a novembre, dove oltre ai prodotti, gli animali, i campi di contadini, i laboratori e gli ampi mercati che vi si trovano, le esperienze legate al mondo del cibo regnano incontrastate, contribuendo a ricreare un viaggio enogastronomico italiano a contatto con le differenti realtà agricole o produttive. 

Già nel biennio 2015-2016 Eataly aveva spinto sull’acceleratore inaugurando il primo store brasiliano di San Paolo e quello a Monaco di Baviera, e 6 nuove aperture a Riyad, Dubai, Doha, Copenaghen e quelle statunitensi di Ground Zero, a New York Downtown, e infine Boston. Tuttavia, nel 2015, sarà la fiera universale Expo Milano 2015 a fare la parte del leone nel successo del colosso dell’enogastronomia. Una vetrina universale dove milioni di visitatori hanno assaggiato le specialità regionali di 84 osterie attentamente selezionate, che oltre a confermare il successo di Eataly tra gli stranieri, ha spianato la strada a nuove inaugurazioni estere.  

Welfare aziendale, successo per il modello Eataly 

La storia di Eataly è connotata da una grande originalità espressa attraverso i suoi valori fondanti, attraverso la missione aziendale e anche attraverso l’attenzione con la quale Oscar Farinetti e il suo staff hanno provveduto a far conoscere le intenzioni e le peculiarità del progetto. L’obiettivo non è solo quello di attrarre gli edonisti del gusto italiano, ma anche quello di aumentare la consapevolezza e l’informazione sulla qualità del cibo di ogni giorno, per stimolare ed educare le scelte dei compratori ricordandosi sempre che “Mangiare è un atto agricolo” come insegna Slow Food. 

La novità e la forza del messaggio da veicolare ha creato tra i lavoratori di Eataly un forte senso di appartenenza e di fedeltà, che non sfugge a chi attraversa un momento cruciale della vita: il passaggio dalla scuola al mondo del lavoro. Infatti attraverso una ricerca effettuata nel 2017 da Universum Global, si scopre che Eataly si posiziona tra i primi posti nella classifica delle 100 aziende italiane più desiderate dagli universitari (100 Most Attractive Employers). Così lo scorso 19 ottobre Eataly è stata incoronata vincitrice nella categoria “Rocket 2017”.  

Veloce come un razzo, dunque, la società nata ad Alba ha raggiunto la prima posizione tra le new entry del 2017 entrando nella Top 30 già dal primo anno. Ma c’è di più perché Eataly è la favorita anche nella categoria retail mentre guadagna la seconda posizione, subito dietro alla Ferrero, nella categoria food. Gli studenti di Ingegneria e Business la posizionano invece al 19° posto nella classifica generale.  

Un successo decretato anche dalle politiche di welfare aziendale che Eataly ha messo in piedi e che, grazie a diversi incentivi professionali, incrementano il benessere dei dipendenti e migliorano il clima lavorativo. Le preferenze degli universitari hanno quindi indubbiamente tenuto conto anche dell’ambiente di lavoro amichevole e dinamico, della cultura aziendale condivisa e rispettosa, e della lunga permanenza dei dipendenti in azienda.  

La ricerca è stata effettuata su un campione molto ampio: quasi 39mila studenti appartenenti ai corsi di laurea in Business, Ingegneria e Scienze Naturali, Studi Umanistici, Giurisprudenza e Medicina, e provenienti da 44 università italiane. Si tratta quindi, in conseguenza a questo contesto di valutazione, di un importante riconoscimento “per l’azienda che è anche la più giovane in classifica. – spiega Andrea Guerra – ragione in più per gioire di un traguardo raggiunto grazie anche ai nostri valori fondanti racchiusi in un progetto originale che ci contraddistingue dal primo giorno e dalla nostra voglia di promuoverlo e condividerlo con i nostri clienti ma anche con i nostri collaboratori”.  

Valori fondanti che si rifanno all’Italia e al suo prezioso patrimonio enogastronomico e che il padre di Eataly, Oscar Farinetti, auspica restino il fil rouge della filosofia aziendale. Nelle recenti dichiarazioni sulla futura quotazione in borsa dell’azienda, approvata dal CdA e che probabilmente verrà portata a termine tra il 2018 e il 2019, lo stesso Farinetti ha infatti affermato di sperare che almeno un terzo delle azioni resti in mano “a famiglie italiane”. Un progetto quindi che nasce con il cuore italiano e che anche in vista della futura espansione vuole mantenere la sua anima italiana.   

GLI STUDENTI UNIVERSITARI: “EATALY TRA LE AZIENDE PIÙ DESIDERATE DOVE LAVORARE DOPO LA LAUREA”  

La scalata della classifica del “Datore di lavoro ideale” da parte di Eataly, che si attesta come prima new entry del 2017, stimola considerazioni e valutazioni. La ricerca rivela i datori di lavoro più attrattivi per gli studenti italiani ed è resa nota da Universum Global, società svedese specializzata nell’employer branding. Alla base delle valutazioni degli studenti intervistati ci sono considerazioni di carattere economico, ma queste non sono sufficienti a rendere le aziende davvero attrattive per i giovani. Nel caso di Eataly hanno avuto parte importante anche valori immateriali considerati emozionanti da chi progetta il proprio futuro. Siccome la novità è molto stimolante e richiede approfondimenti e valutazioni autentiche e di alto livello, in occasione della cerimonia di premiazione al Palazzo delle Stelline (Milano) dello scorso 19 ottobre, Claudia Tattanelli, Chairwoman dello Strategic Advisory Board di Universum, ha intervistato Andrea Guerra. 

Secondo voi perché gli studenti vi eleggono come top employer? Cosa è che vi rende speciali e diversi rispetto ai vostri competitors nell’attrazione del talento (quindi non necessariamente concorrenti lato business)? 

Credo nel fatto che le aziende di successo si basino su degli ideali, e cioè obiettivi di lungo periodo che rappresentano i capisaldi dell’esistenza di un’azienda. Eataly nasce su due manifesti: 1. Il manifesto di Eataly, contenente 10 articoli che rappresentano i motivi per i quali Eataly esiste e ai quali risponde; 2. Il manifesto dell’armonia, sul quale si fonda l’esistenza dell’azienda stessa. Un documento forte focalizza l’attenzione sul mondo del lavoro, sui suoi ritmi, sull’etica, e sulle relazioni interne. Un manifesto che fa sentire tutti i lavoratori a casa. In Italia e nel mondo ci sono tante belle aziende per cui lavorare, ma ciò che realmente le distingue e le rende attrattive è la capacità di far sentire i propri lavoratori parte integrante di una famiglia, di una comunità di persone che cammina nella stessa direzione. 

Sappiamo che i neo laureati vi associano moltissimo con l’avere una cultura aperta, ambiente amichevole ma sfidante allo stesso tempo. Ci può parlare della vostra cultura lavorativa? E come siete riusciti in così poco tempo a creare così tanto interesse nei giovani? 

Eataly è un vero e proprio mercato, una piazza nella quale più competitor si incontrano e questo vale anche per gli equilibri interni all’azienda. È un ambiente molto giovane, e quando tanti giovani lavorano insieme vien da sé che le persone sorridano, ridano, portando il loro essere giovani, aperti e dinamici dentro l’azienda e facendo in modo naturale del proprio meglio per il consumatore, a partire dai livelli gestionali più alti. Anche la consapevolezza di far parte di un progetto aperto in piena evoluzione stimola i giovani che non si vedono soffocanti da una realtà di lavoro routinaria, senza prospettive di cambiamento, anzi…. 

Quali sono le qualità che cercate in un leader? Esistono dei programmi per identificarli? 

Esiste la capacità di ascoltare le persone e quindi un lavoro giornaliero che mira a scovare quelle giuste. Quello che sento di consigliare ai neo laureati che si affacciano al mondo del lavoro per la prima volta è di scegliere il capo, non il brand. Sapere di essere affiancati da leader pronti a supportarti, aperti al confronto e in grado di motivarti è la chiave per costruire e mantenere un certo tipo di cultura all’interno di un’azienda. 

Alla fine dei conti, che significato ha questo premio? 

Ci riempie di orgoglio e ci emoziona perché dimostra che i valori fondamentali di Eataly sono attrattivi e ben percepiti dalle nuove generazioni. Mi riferisco al buono, pulito e giusto delle nostre scelte e alla capacità di delegare ai giovani dando loro fiducia. È un traguardo che raggiungiamo grazie ad un progetto originale che ci contraddistingue dal primo giorno. Ambiente di lavoro amichevole e cultura aziendale rispettosa concorrono anche a portare all’azienda un altro importante traguardo: dopo quasi 11 anni, il 68% dei dipendenti che ha vissuto l’apertura del primo punto vendita di Eataly, quello di Torino Lingotto nel gennaio del 2007, lavora ancora in azienda.