I maestri dell’architettura contemporanea a confronto con la moda

Moda e Architettura a confronto, un binomio che è difficile da pensare se all’architettura si pensa in un’accezione tradizionale e conservativa, ma che in diverse interessanti occasioni ha dato frutto a collaborazioni divenute eccezionali esempi di interdisciplinarità e coerenza di risultati avuti dal rapporto tra committenza illuminata e gli architetti.

Uno dei capisaldi su cui si fonda l’architettura occidentale, quella che trae le sue origini negli elementi compositivi e teorici tipici dell’architettura classica romana, è la triade vitruviana. I tre principi descritti nel “de Architectura” come i valori basilari che fondano l’architettura sono: “Firmitas Utilitas e Venustas”, Solidità, Funzionalità e la Bellezza. La moda è in apparente contrasto paradossale con il valore della Firmitas, ossia della durabilità nel tempo, ed è chiaramente legata al momento, quindi effimera e temporanea. In questo contrasto però si trova, nel paradosso del mondo contemporaneo, un rapporto d’equilibrio, dove la moda può trovare nell’architettura un punto solido su cui potersi aggrappare e dove porre delle radici e degli importanti riferimenti. Nelle collaborazioni tra gli architetti e gli stilisti, i tratti caratterizzanti dell’espressione formale dell’architettura ed i segni della moda, possono fondersi in un gusto coerente e riconoscibile. In diverse occasioni questo gusto ha accumunato il genio di architetti e stilisti.

Nella collaborazione tra l’architetto giapponese Tadao Aando e lo stilista Giorgio Armani, ad esempio nell’“Armani Teatro” a Milano, troviamo un’affinità estetica tra architetto e stilista. Una sintesi formale chiarissima: un’architettura che rispecchia il gusto del suo committente attraverso il disegno dell’idea dell’architetto. Come afferma Armani “nella volontà di creare qualcosa di assolutamente semplice, ma abbastanza prezioso da durare nel tempo”. Altro esempio d’architettura del maestro giapponese è la Fabbrica Benetton Research Center, un complesso nato dalla ristrutturazione della villa veneta del XVII secolo che ha dato vita ad un’architettura estremamente complessa. Sempre Tadao Aando è il protagonista del progetto per l’atelier e villa a Biarritz di Karl Lagherfeld il quale dice: «In quanto artista sono più abile a creare l’effimero. La moda, quella di qualità si crea distruggendo incessantemente ciò che esiste. Per contro, il lavoro dell’architetto è creare degli spazi eterni». In queste parole forse possiamo trovare quel rapporto che può in sintesi legare le due discipline. Il gusto raffinato e moderno di Renzo Piano incontra la moda confrontandosi nell’elegante e sofisticata Maison Hermès a Tokio. Questa architettura ricorda una lanterna magica ed è caratterizzata dalla pelle dell’edificio continua, realizzata in blocchi vitrei modulati nelle misure dell’iconico foulard di Hermès. Altro esempio da menzionare è l’intervento di Renzo Piano per Prada: gli Headquarters di Luna Rossa. Sempre per Prada il genio creativo del maestro olandese Rem Khoolas, ha suscitato stupore e fascino per la boutique Epicenter di New York, divenuta famosa per la scenograficità, flessibilità e trasformabilità dei suoi spazi. A metà degli anni ’90 il minimalista inglese John Pawson, sempre a New York, progettava il flagship store di Calvin Klein.

In Giappone nei quartieri tra Ginza e Omotesando a Tokyo oggi si sta svolgendo una sfida tra le grandi griffe, il cui obiettivo è quello di essere rappresentati dall’archistar più in voga. Herzog e de Meuron per Prada qui nell’Omotesando hanno progettato un grattacielo intero, come anche Kengo Kuma per Louis Vuitton, Toyo Ito per Tods e SANAA per Dior. L’Omotessando è divenuto dunque il luogo dove trovare il maggior numero di esempi a confronto: su una stessa strada troviamo i casi studio dove stilisti e archistar si mettono in mostra attraverso edifici firmati da importanti collaborazioni che testimoniano il presente; una mostra d’architettura contemporanea a cielo aperto. In questo caso forse l’esasperata ripetizione di troppi esempi vanifica l’intimo rapporto di affinità di gusto tra moda e architettura e tra stilisti ed architetti. Indubbio dunque che tra i mecenati dell’architettura del XXI secolo anche gli stilisti stiano vestendo un importante ruolo.

Autore OLIVER FABI